mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

CACCIA AL TESORO
Pubblicato il 18-02-2014


Governo-RenziI socialisti incontrano Matteo Renzi per consegnare un documento con 15 punti programmatici, il cuore della proposta politica del PSI per il nuovo esecutivo. «Un incontro positivo in cui abbiamo offerto al Presidente incaricato i 15 punti programmatici elaborati dai socialisti» ha commentato il segretario Nencini accompagnato in delegazione dal presidente dei parlamentari PSI, Marco Di Lello.

Atto unico per l’occupazione, decreto PREU (prelievo erariale unico) sui giochi d’azzardo, reclutamento dei docenti di scuola e università, Ius Soli, unioni civili e divorzio breve sono solo alcune delle proposte consegnate a Renzi dalla delegazione socialista. Al termine dell’incontro, Nencini ha spiegato che i socialisti chiedono a Renzi «la certezza della maggioranza». Una precisazione che il Segretario del PSI ha voluto sottolineare perché «c’è bisogno di marcare la coesione di chi sosterrà il governo» affinché si imprima «una velocità ponderata nel presentare il governo alla Camera e al Senato».

Nencini ha riferito anche che «il Presidente incaricato ha confermato la scaletta già annunciata con una partenza immediata con la legge elettorale e le riforme istituzionali»: un’impostazione apprezzata dai socialisti che hanno chiesto a Renzi di «fissare un crono-programma, nella tradizione delle democrazie nordiche e anglosassoni, in modo da sapere, visto che si parla di governo di legislatura, una tempistica corretta di ciò che potrebbe avvenire nel tempo».

Insomma, si va avanti. Certo la strada per Matteo Renzi è ora tutta in salita. Per quanto riguarda la composizione dell’esecutivo che dovrebbe guidare il Paese, il nodo centrale è e resta la sostituzione di Saccomanni al Tesoro. Non un problema di poco conto, soprattutto dopo le “esternazioni” di lunedì di Fabrizio Barca alla “Zanzara” nel corso della telefonata del “finto” Vendola.

Proprio in quella telefonata sono emersi elementi di valutazione estremamente negativi da parte di Barca nei confronti sia dello spessore politico di Renzi, che del suo metodo. Una valutazione che acquista un riflesso sinistro alla luce delle tante “rinunce” che i candidati ai dicasteri hanno, volutamente, reso pubbliche: da Baricco ad Andrea Guerra, dalla Lucrezia Reichlin fino a Renzo Rossa, da Oscar Farinetti fino alle voci su Prodi, Letta e Montezemolo. La lista dei niet è lunga tanto che, si dice, sarà lo stesso Napolitano alla fine a suggerirgli il nome giusto.

Anche sul piano tanto pubblicizzato dall’ormai ex sindaco di Firenze della parità di genere, uno dei tanti punti cardine che avrebbero dovuto marcare il segno del nuovo che avanza, la “corsa” renziana sembra aver subito perso la spinta propulsiva: «Nell’ambizioso ruolino di marcia di Renzi, manca tutta una parte dedicata alle pari opportunità e ai diritti civili» ha detto Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi. L’intervento della deputata socialista arriva dopo la decisione del Presidente del consiglio incaricato di tralasciare il dicastero delle Pari Opportunità. Locatelli, infatti, ha ricordato come «con il governo Letta si sono raggiunti alcuni risultati come l’approvazione della convenzione di Istanbul e della legge contro il femminicidio e la violenza sulle donne, ora questo cammino deve proseguire attraverso il rafforzamento delle azioni positive, il riequilibrio di genere nella riforma elettorale in discussione, e azioni per promuovere l’occupazione femminile, il cui tasso ci rende fanalino di coda in Europa. Le esperienze precedenti hanno dimostrato che senza un dicastero dedicato viene inevitabilmente a mancare quell’attenzione necessaria a portare avanti continuative e efficaci politiche di genere».

«Da qui», sottolinea Locatelli, «la richiesta a Renzi di istituire il ministero delle Pari Opportunità, dimostrando che la sensibilità dichiarata verso le tematiche di genere non è solo un’operazione di facciata». E poi aggiunge: «Di premier che fanno marketing ne abbiamo avuti abbastanza».

Intanto, sul fronte delle elezioni europee del prossimo maggio, banco di prova del possibile esecutivo e cartina al tornasole di possibili fratture e alleanze all’interno del centrosinistra, il deputato di Sel Gianni Melilla riapre la ferita della divisione registratasi al congresso di SEL in merito all’appoggio a Schulz. Incontrando il presidente dell’Europarlamento e candidato del Pse alla commissione Ue, Martin Schulz, Melilla ha dichiarato che il 25 maggio voterà Schulz e, con lui, «molti altri di Sel».

Una posizione alla quale ha prontamente replicato Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Sinistra Ecologia Libertà: «Considero vincolante per SEL la decisione congressuale di appoggiare il candidato Alexis Tsipras a presidente della commissione europea, candidatura che appoggeremo con lealtà e impegno».

Un ulteriore segnale di frattura all’interno di SEL? Forse. Anche se, Migliore aggiunge: «Non condivido le posizioni di Gianni Melilla poiché considero l’interlocuzione con il campo socialista europeo necessaria, ma il nostro impegno è e sarà rivolto a rafforzare la lista civica a sostegno della candidatura del leader della sinistra greca». La parola chiave è “interlocuzione”, dunque.

Orazio Ressa

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