venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

COMINCIA LA SALITA
Pubblicato il 17-02-2014


Matteo Renzi-governo

«L’eredità del governo Letta può essere un buon punto da dove ripartire a patto di avere le idee chiare e una solida maggioranza politica». Traccia un percorso politico chiaro il segretario socialista, Riccardo Nencini, in previsione «dell’incontro con il presidente del consiglio incaricato»: «Porteremo alcune proposte per ridare fiato al sistema-Paese perché avvertiamo ormai tutti, dal sindacato alla Confindustria, che il limite della sopportazione può essere superato da un momento all’altro. Legge elettorale e riforme istituzionali sono passaggi ineludibili, ma da qui al 2018 prima c’è il rilancio dell’economia». Un cammino non facile come, entusiasmi a parte, lo stesso Renzi a mezza bocca ammette durante l’incontro con i giornalisti.

A cominciare dal rapporto con Alfano che, nelle ultime ore, non ha risparmiato gli interventi volti a riaffermare il proprio ruolo centrale per il futuro di un eventuale esecutivo Renzi, alzando la posta rispetto al proprio appoggio. Ma non solo: come ricordava in un editoriale il fondatore di La Repubblica, Eugenio Scalfari, Renzi ha una sola alternativa dal punto di vista delle risorse finanziarie per imprimere una reale accelerazione sul piano degli interventi economici e cioè passare il limite del 3 per cento imposto dal Patto di Stabilità. Sarà forse per questo che il commissario agli affari economici, Olli Rehn, si è affrettato a mettere le cose in chiaro sbollentando sul nascere idee troppo audaci: rispondendo a una domanda sulla formazione del nuovo governo italiano e sulla possibile messa in discussione della soglia del 3 per cento, Rehn ha sottolineato di confidare che l’Italia «continuerà a rispettare i trattati che comprendono anche quello di stabilità e crescita». Un avvertimento o, meglio, un consiglio che non si può rifiutare. Rhen ha, poi, reso omaggio a Saccomanni: «Ringrazio Saccomanni per l’eccellente cooperazione che ha avuto con noi come ministro», ha aggiunto Rehn.

Anche sul fronte dei mercati finanziari, dopo gli entusiasmi delle prime ore che avevano registrato un abbassamento dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, è arrivata la frenata: l’agenzia Fitch, commentando il cambio a Palazzo Chigi, ha detto che le dimissioni di Letta evidenziano «la volatilità della politica italiana». Secondo l’agenzia di rating, infatti, Matteo Renzi è «il quarto primo ministro italiano» che si succede dal novembre 2011: declassamento dunque per l’Italia a “BBB+” data « l’incertezza sulla durata dei governi e la loro capacità di attuare riforme strutturali» per non parlare della possibilità di portare avanti il consolidamento fiscale.

Anche sul fronte interno del PD non mancano le grane per il Presidente del Consiglio incaricato il cui “piè veloce” sembra essersi già impantanato alla prima pozzanghera: «Con senso di responsabilità abbiamo riconosciuto al leader PD il compito di avanzare la proposta» per uscire dalla «crisi. Ora, alla luce dell’incarico ricevuto, spetta a lui illustrare basi, obiettivi, traguardi». Così Gianni Cuperlo, leader della minoranza PD, che pochi giorni fa aveva dato pieno appoggio a Renzi lasciandosi scavalcare “a sinistra” da Pippo Civati. «Presenteremo il nostro contributo programmatico giudicando l’impianto del premier incaricato nel merito », con «la responsabilità di chi» non vuole «rinunciare a una autonomia di pensiero e giudizio».

Secondo Cuperlo, infatti, «c’è in tanti un sentimento di preoccupazione per come si è arrivati al passaggio di questi giorni». Strano che Cuperlo si accorga di questo problema solo ora dopo aver appoggiato il documento Renzi in direzione, lo scorso giovedì.

Insomma, come ha ricordato Riccardo Nencini, è chiaro che, dopo gli squilli di tromba e sciolto il nodo del peso politico di Alfano, Renzi dovrà affrontare sul serio il problema della ripresa economica e della crescita. A meno che non si vogliano prendere in considerazione colpi di testa, il recinto è quello delle regole dettate dalla scelta europea: è lì che si gioca la partita vera, perché se su questioni come legge elettorale e riforme istituzionali il compito spetta soprattutto al Parlamento, sul piano degli interventi economici Matteo Renzi sarà in prima linea, senza parafulmini dietro i quali nascondersi.

Quando gli italiani fra qualche mese si chiederanno cosa è cambiato lo faranno guardando alla disoccupazione, al potere d’acquisto, alla condizione delle famiglie e alla crescita. Lì il giudizio sarà implacabile, e nessun tweet potrà offuscarlo.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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