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Opinioni e commenti
 

Di Lello: No ai partiti senza Europa
Pubblicato il 10-02-2014


L’intervento di lunedì 10 febbraio 2014 di Marco Di Lello a Montecitorio per illustrare la mozione PSE che invita ad adottare in tempi brevissimi la Raccomandazione della Commissione Europea per l’affiliazione ai gruppi dell’Europarlamento e l’indicazione del candidato a presidente della Commissione.

“Presidente, Onorevoli colleghi,

discutiamo di una mozione che sembra parlare di partiti ed Europa, ma in realtà riguarda, in profondità, il futuro dell’Italia.

Il 25 marzo 1957 vennero firmati proprio qui a Roma i due trattati che avrebbero dato vita alla Comunità Economica Europea e alla Comunità Europea dell’Energia Atomica. Fu l’inizio di una bellissima storia che avrebbe garantito un futuro di pace e sviluppo per il vecchio Continente.

Ancora oggi non dobbiamo dimenticare che l’idea primigenia dell’Unità europea, nacque durante il confino da due grandi personalità dell’antifascismo, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, che negli anni ’40, col Manifesto di Ventotene, disegnarono un futuro politico per l’Italia e l’Europa che doveva creare le condizioni per lo sviluppo della democrazia e scongiurare il ritorno di della dittatura sotto qualunque forma.

L’intuizione di Spinelli e Rossi e di Eugenio Colorni fu di comprendere che il futuro doveva avere nuove basi e che la politica doveva assumere una nuova consapevolezza. “La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari”, scrissero, non doveva più passare unicamente “lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia” quanto attraverso una visione nazionale o internazionale della politica e dello Stato.

Il Manifesto di Ventotene ha scavalcato agevolmente i confini nazionali.

Jean Monnet, Robert Schuman, Helmut Kohl, Willy Brandt, François Mitterrand e tanti altri, hanno costruito un continente di pace e di sviluppo economico e sociale, ma anche nutrito le radici delle due grandi famiglie politiche, quella del Partito Popolare Europeo e del Partito Socialista Europeo.

L’aver ritenuto che la costruzione dell’Unione europea potesse procedere su binari separati, quello economico e quello politico, si è rivelato un errore di cui oggi paghiamo le conseguenze.

La politica ha lasciato un vuoto che è stato riempito dalle logiche dei mercati ed è davvero sorprendente sentire oggi da alcune parti politiche, e non è un caso che siano soprattutto di destra – o di destra inconsapevole come accade qui in Italia con il Movimento 5 Stelle – reclamare dei passi indietro nel processo di integrazione economico e politico.

Ci serve più Europa e non meno Europa.

Ecco dunque che proprio qui, dopo sessant’anni, a Roma il mese prossimo si terrà il congresso di una di delle grandi famiglie politiche europee, quella del PSE, di cui il mio partito, il Partito Socialista Italiano, è membro fondatore.

E sarà l’Italia, dal 1 luglio prossimo a guidare il semestre di presidenza europeo.

È da quest’aula perciò che mi auguro parta chiaramente la richiesta di un’Europa più politica.

È da quest’aula possiamo dimostrare che gli Stati Uniti d’Europa sono possibili.

A distanza di 60 anni da quel giorno di marzo a Roma, abbiamo la moneta unica, tanti altri trattati firmati, 28 Paesi membri, la libera circolazione interna, una banca comune, finanche un parlamento eletto … manca però una vera politica europea. E’trascorso quasi un anno, da quando il 12 marzo la Commissione europea ha adottato una Raccomandazione affinché le ormai prossime elezioni europee si svolgano in maniera democratica, informando tutti i cittadini  sui collegamenti tra le liste nazionali e i partiti politici europei, rendendo noti i rispettivi candidati alla carica di presidente della commissione. La raccomandazione potrebbe sembrare una ovvietà, eppure ancor oggi, dopo 60 anni dalla nascita della Comunità economica europea e dopo 35 anni dalle prime elezioni europee, questa raccomandazione appare addirittura di difficile recepimento da parte degli stati membri.

Le elezioni che ci accingiamo a vivere saranno prima di tutto uno scontro tra europeisti e antieuropeisti. In Francia, in Grecia, in Italia, i partiti anti-euro quelli a  estrema destra si attestano oltre il 20%. Forze presenti anche in questo Parlamento fanno dell’antieuropeismo il loro cavallo di battaglia e, quando il paese affoga in una crisi economica così drammatica, il rischio che tali indirizzi prendano il sopravvento è molto, troppo forte!

Nel 2002, anno di entrata in vigore della moneta unica, il 70% degli italiani giudicava positivamente l’ingresso nella UE; oggi sono solo il 19%, mentre la percentuale di cittadini che vedevano negativamente la presenza dell’Italia in Europa è passata dal 15% di 12 anni fa, al 47% di oggi. Il 37% degli italiani pensa che i poteri dell’UE andrebbero ridotti anziché ampliati, il 32% che sarebbe meglio uscire dall’Euro. Essere europeisti nel nostro Paese ormai è quasi una caratteristica elitaria.

Come rispondere a tutto ciò?

È chiaro a tutti ormai che la sola Unione monetaria non abbia portato quel sentimento di cittadinanza comune, di appartenenza capace di superare i confini dei vecchi stati-nazione. Austerity, rigidi paletti economici, grigi indici finanziari non favoriscono l’affermarsi di quel sentimento. Allora tocca alla politica rispondere! Tocca a noi dire che tipo di Europa vogliamo! Se ci basta l’Europa che ha una banca BCE che non batte moneta o L’Europa che non tassa le transazioni finanziarie o L’Europa che impedisce a tante nostre amministrazioni virtuose di spendere risorse a causa dei vincoli del Patto di stabilità, l’Europa che non ha un proprio esercito, l’Europa dei numeri e non delle persone.

Tocca a noi impegnarci per avere un’Europa per il lavoro che ne faciliti la mobilità, che investa nelle nuove generazioni; che separi banche di raccolta e banche d’affari. Che abbia una comune politica d’immigrazione, affinché gli sbarchi dei migranti non siano solo un problema di Lampedusa; un’efficace democrazia congiunta, che possa portare magari alla liberazione dei nostri marò in India …

Non si può pensare però di dare risposte a simili domande o necessità se non c’è un indirizzo politico sovranazionale, se i partiti nazionali non sono parte attiva delle famiglie europee. Un’Europa senza politica è un’Europa delle velleità. E sia chiaro: non c’è una sola visione dell’Europa, ce ne sono molteplici e diverse. Portare a Strasburgo e Bruxelles le nostre idee è il modo per dar forza alla propria visione.

Dei 28 Paesi che compongono l’UE 14 di questi hanno oggi un governo conservatore, 10 socialista e 4 (Belgio, Germania, Austria e, ahimè, l’Italia) larghe intese. Queste ultime però non posso essere la soluzione, devono rimanere un’eccezione per far fronte alle gravi difficoltà che questi paesi attraversano. Sostenere un partito affiliato al PSE piuttosto che al PPE può rafforzare questa linea di demarcazione, anche nazionale, che in taluni casi si è affievolita. Rafforzare i legami con gli altri gruppi,ALDE, GUE …, può comunque dare più forza al nostro Paese.

Il presidente Napolitano qualche giorno fa in visita a Strasburgo ha sottolineato la necessità di un “rafforzamento della legittimità democratica nel processo decisionale, causata dalla grave carenza politica sul piano dell’informazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle scelte”.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la mozione presentata dai deputati socialisti ed autorevolmente sottoscritta da deputati democratici e di Sel, con un emendamento che condivido anche da Scelta Civica per l’Italia, vuole impegnare il Governo e tutto questo Parlamento ad adottare in tempi brevissimi la Raccomandazione della Commissione Europea. Ciascuno di noi deve avere la responsabilità di scegliere quale candidato presidente sostenere e a quale grande famiglia europea affiliarsi alle prossime elezioni. L’Italia per una volta può arrivare prima nel farlo.

Si chiede al governo di impegnarsi affinché quella raccomandazione venga accolta dalle forze politiche italiane: il voto di questa Camera sarà un atto di trasparenza verso gli elettori che hanno il sacrosanto diritto di sapere per quale candidato presidente voterà il partito scelto sulla scheda e a quale partito europeo, e dunque a quale visione di Europa, daranno forza con il loro consenso.

È un diritto dei cittadini, è un dovere dei partiti, è interesse dell’Italia. Negli ultimi anni la nostra scarsa rilevanza in Europa è figlia anche della leggerezza dei partiti italiani nelle grandi famiglie Europee.

Ciononostante, questa raccomandazione incontra ancora resistenze e qui in Italia, ci sono partiti che sembrano voler ancora ignorare la proiezione internazionale ed europea del voto.

Raccontano ai loro simpatizzanti di essere giganti in Italia e invece sono pigmei in Europa.

Lillipuziani, ininfluenti, fuori dalle due grandi famiglie europee. Più deboli sono i nostri partiti in Europa, più debole è l’Italia.

E questa raccomandazione risulta ancor più urgente in quanto per la prima volta, a maggio prossimo, il Presidente della Commissione Europea verrà eletto dal Parlamento europeo risultante dal voto a suffragio universale.

Non sarà più indicato dai governi, ma espressione della volontà popolare.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la mozione presentata ha questa ambizione. Se vogliamo contare di più, ciascuno di noi qui ha la responsabilità di sceglierlo. Per cambiare l’Europa …. e cambiare l’Italia, e con essa il destino di milioni di cittadini “PER UN’ EUROPA LIBERA e UNITA”, scrivevano Rossi e Spinelli.

L’Italia, per una volta può essere d’esempio”.

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