martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DISCORSI FINITI
Pubblicato il 25-02-2014


Montecitorio_in_filaDopo la fiducia incassata a Palazzo Madama che lo ha promosso con 169 voti (4 meno di Letta), il Presidente del Consiglio vuole andare veloce, come un cinguettio. Forse per questo Matteo Renzi, nel suo discorso alla Camera, sintetizza «in tre tweet» il «contesto politico in cui ci ritroviamo»: e se è vero che la forma è la sostanza non c’è da stupirsi del risultato. «Il mondo corre il doppio rispetto all’Europa» dice il Presidente del Consiglio e l’Italia, all’interno dell’Europa sconta «un grado di difficoltà maggiore rispetto agli altri Paesi» che, precisa, «non nasce negli ultimi 3 anni, non è colpa degli ultimi 2 governi, ma viene dalle difficoltà degli ultimi 15 anni». Come risolvere lo stallo? Facile, per Renzi si deve «cambiare la Pubblica Amministrazione, il sistema della giustizia, il fisco, la vita dei lavoratori e degli imprenditori». Facile, come un tweet, appunto.

Una facilità che sembra non rassicurare troppo qualcuno nelle fila del PD visto che l’esponente democratico Stefano Fassina, nel suo intervento in aula alla Camera sulla fiducia al governo Renzi, ci tiene a sottolineare che il suo voto «non è  il conferimento di una delega in bianco. Sul piano programmatico – aggiunge Fassina – vi è la più ampia disponibilità possibile ma valuterò esclusivamente il merito dei provvedimenti». E se Fassina può essere sospettato di avere buone regioni personali per fare le pulci a Renzi, da alcuni elementi interni alla maggioranza arrivano dubbi circa le aspettative sollevate dall’ex sindaco di Firenze rispetto alle reali capacità di tenere fede alle promesse. Lo stesso Bersani che, come lui stesso significativamente dice, è ritornato in Aula «per abbracciare Enrico(Letta)», ha detto che «da domani si misurerà lo spread fra parole e fatti»: l’ex segretario democratico ha anche sottolineato che «questo governo non ha tra le sue qualità migliori l’umiltà» e, soprattutto, che «avrà bisogno di aiuto» che il partito dovrà dare «una vota chiariti gli obiettivi». Inutile la traduzione.

Valutazioni a parte, dunque, dopo la nomina dei sottosegretari, comincia la prova vera di governo, quella di cui tutti sono in attesa. I nodi verranno subito al pettine, per primo quello della legge elettorale rispetto alla quale Alfano (per ovvi motivi) continua ad adottare una strategia dilatoria, mentre Berlusconi vorrebbe accelerare i tempi.

Nel suo discorso pre-fiducia, Matteo Renzi ha citato per due volte la deputata socialista Pia Locatelli sottolineando il suo impegno rispetto alla questione della parità di genere. Un intervento di apprezzamento per la presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del PSI. Ma, proprio in merito alla parità di genere da inserire nella legge elettorale, Renzi vuole mantenersi cauto: «non credo che ci possa essere un diktat se non c’è accordo di tutti» ha detto.

Ora i discorsi sono proprio finiti.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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