martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Esodati’, in pensione
33 mila su 162 mila complessivi
Pubblicato il 11-02-2014


Gli ‘esodati’ che hanno effettivamente ottenuto la liquidazione della pensione sono 33.147 a fronte di 162.147 posizioni salvaguardate con 5 differenti provvedimenti. E’ quanto emerge – secondo quanto riferito dall’Adnkronos – da un rapporto dell’Inps sulle operazioni di salvaguardia che fa il punto della situazione al 20 gennaio scorso. Le posizioni certificate dall’Istituto di previdenza alla predetta data del 20 gennaio sono nel complesso 82.458 di cui 62.383 relative alla prima salvaguardia che prevede la copertura di 65.000 posizioni, 14.450 alla seconda salvaguardia, che ipotizza 55.000 coperture e 5.625 alla terza che postula 10.130 coperture. Quanto alle ultime due salvaguardie per 32.000 coperture in totale il rapporto precisa che per la quarta relativa a 9.000 coperture è in corso la presentazione delle domande alle direzioni territoriali del lavoro delle istanze degli interessati con termini di scadenza fissati al 26 e 27 febbraio a seconda della categoria di appartenenza. Le attività di certificazione -si legge nel rapporto- saranno concluse entro giugno 2014. Per la quinta salvaguardia relativa a 23.000 posizioni deve ancora essere pubblicato il decreto interministeriale di attuazione. Si prevede comunque che le attività di certificazione saranno concluse entro il 2014. Il documento dell’Ente assicuratore analizza nel dettaglio la tipologia dei lavoratori salvaguardati e il relativo anno di decorrenza della pensione limitatamente alle 82.458 posizioni certificate, di cui 33.147 già definite. Nel dettaglio quanto all’anno di decorrenza nel 2013 sono stati certificati 35.594 esodati, nel 2014 sono prefigurati 23.294, nel 2015 altri 13.488. A seguire 5.902 andranno in pensione nel 2016, mentre 2.474 nel 2017. Tra i già certificati ve ne sono 76 che andranno in quiescenza nel 2020, 7 nel 2021 e 1 addirittura nel 2022. Quanto alla provenienza degli esodati già certificati la gran parte (35.139) vengono dalla mobilità ordinaria, seguono i lavoratori dei fondi di solidarietà con 18.795 esodati, i prosecutori volontari con 16.741 esodati, i lavoratori cessati con 7.180 esodati, la mobilità lunga con 3.202 esodati, gli esonerati con 1.226 esonerati, i congedati per assistenza figli con 98 esodati e i prosecutori volontari dopo la mobilità con 77 esodati. Il tema degli esodati rimane ancora all’attenzione del Parlamento. Al di là del lavoro di ricognizione fatto dall’Inps restano delle posizioni che la riforma Fornero ha lasciato senza lavoro e senza trattamento pensionistico. La commissione lavoro della Camera ha formulato una ipotesi di soluzione condivisa da tutti i partiti e la presidente della Camera Laura Boldrini ha annunciato che il testo proposto dalla commissione sarà esaminato dall’aula entro il mese di marzo.
”Rispetto ai primi tre contingenti salvaguardati che ammontano a 130.000 esodati – ha affermato il presidente della commissione lavoro Cesare Damiano all’Adnkronos sono state liquidate 33.000 pensioni. C’è una sproporzione evidente. Perciò abbiamo chiesto all’Istituto di via Ciro il grande un monitoraggio costante con una relazione trimestrale. Intanto la commissione ha formulato una proposta che affronta in modo risolutivo il problema eliminando alcuni paletti della riforma e aggiustando alcune date. Viene così consentito a chi ha maturato i requisiti di andare a riposo con le regole precedenti alla riforma Fornero. A questo punto – ha concluso – l’auspicio è che il governo ci metta le risorse necessarie e che tutto il Parlamento faccia propria la proposta della commissione che non riguarda nuove famiglie di esodati da salvare ma interviene con criteri generali e omogenei per risolvere una volta per tutte la questione”.

PIU’ DIRITTI E MIGLIORI CONDIZIONI PER LAVORATORI EXTRACOMUNITARI

I lavoratori stagionali provenienti da Paesi terzi potranno beneficiare di migliori condizioni di vita e di lavoro – incluso un alloggio adeguato e un limite all’orario lavorativo – grazie alla legge approvata di recente dal Parlamento europeo. La nuova normativa, la prima a livello Ue per questa categoria di lavoratori, mira a porre fine allo sfruttamento e a impedire che i permessi di soggiorno temporanei diventino permanenti. La Commissione europea stima in oltre 100.000 i lavoratori stagionali di paesi terzi che ogni anno entrano nell’Ue. Le nuove regole, approvate con 498 voti favorevoli, 56 voti contrari e 68 astensioni, non pregiudicano il diritto degli Stati membri di decidere quanti lavoratori stagionali ammettere sul loro territorio. Ogni Stato membro dovrà, infatti, fissare una durata massima di permanenza per i lavoratori stagionali, compresa tra i 5 e i 9 mesi su un periodo di 12 mesi. Nel rispetto di detto limite temporale, i lavoratori stagionali potranno estendere i loro contratti o cambiare datore di lavoro. Con queste rinnovate modalità “abbiamo cercato di inviare un messaggio ai datori di lavoro diligenti di continuare a fare quello che stanno facendo, ma abbiamo detto ai datori di lavoro cattivi che è necessario disporre di norme minime a tutela dei lavoratori stagionali: non si tratta di diritti solo sulla carta, essi permettono effettivamente una certa flessibilità, essenziale perché i lavoratori non siano trattati alla stregua di merce, ma come esseri umani”, ha dichiarato il relatore Claude Moraes (S&D, Uk), nel dibattito che ha preceduto il voto. “Questo è il primo dossier sull’immigrazione legale dopo il Trattato di Lisbona e dovremmo esserne orgogliosi, perché, anche se non può ovviare a tutti i problemi dei lavoratori stagionali vulnerabili e allo sfruttamento cui assistiamo in continuazione nell’intera Ue, siamo riusciti a infrangere una barriera e con grande consenso”, ha aggiunto. Sulla base dell’accordo tra Pe e Consiglio, qualsiasi richiesta di soggiornare sul territorio comunitario come lavoratore stagionale dovrà includere un contratto di lavoro o un’offerta vincolante di lavoro, che specifichi, tra l’altro, la retribuzione e l’orario di lavoro. Su richiesta dei deputati, la domanda dovrà inoltre essere accompagnata dalla prova che il lavoratore stagionale disporrà di un alloggio adeguato. Qualora fosse il datore di lavoro a fornire l’alloggio, l’affitto non potrà essere eccessivo o automaticamente detratto dallo stipendio del lavoratore. Il provvedimento sancisce che i lavoratori stagionali extracomunitari avranno gli stessi diritti dei cittadini dell’Ue per quanto concerne l’età minima lavorativa, la retribuzione, il licenziamento, l’orario di lavoro, le ferie, la copertura sanitaria e i requisiti di sicurezza. Godranno inoltre del diritto di iscriversi a un sindacato, all’accesso alla sicurezza sociale, alla pensione, alla formazione, alla consulenza sul lavoro stagionale offerto dagli uffici di collocamento e da altri servizi pubblici, ma non all’edilizia residenziale pubblica. Le nuove disposizioni agevoleranno, inoltre, il reingresso dei cittadini di paesi terzi nello Stato membro interessato. Nell’eventualità i datori di lavoro non assolvessero ai loro obblighi, incorrerebbero in sanzioni “effettive, proporzionate e dissuasive”, compreso un obbligo di risarcimento al lavoratore stagionale in questione. Anche i subappaltatori possono incorrere nelle stesse sanzioni. Ai datori di lavoro, infine, potrebbe essere imposto il divieto nel futuro di impiegare lavoratori stagionali. Le nuove regole semplificheranno e accelereranno le procedure che consentono ai lavoratori stagionali extracomunitari di tornare nuovamente nell’Ue per soggiorni temporanei e di lavoro. Ciò può essere fatto accelerando le pratiche burocratiche per il ritorno dei candidati, dando loro la priorità per l’ammissione o con il rilascio di diversi permessi di lavoro stagionali in un unico atto amministrativo.

Carlo Pareto

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