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Opinioni e commenti
 

Europee. Le convergenze parallele della sinistra italiana
Pubblicato il 27-02-2014


EuroparlamentoTanto per fare una cosa che gli riesce bene, la sinistra italiana si presenta divisa all’appuntamento delle elezioni europee del 25 maggio. Lo farà infatti con due candidati alla presidenza della Commissione, Martin Schulz, socialdemocratico tedesco già presidente del Parlamento europeo, e Alexis Tsipras, con un passato comunista e oggi leader del movimento della sinistra radicale Syriza.

A sostenere Tsipras in Italia, SEL e i movimenti della sinistra radicale; con Schulz, il PSI e, da domani ufficialmente, il PD. Le ragioni della divisione sono molte e non sempre esplicite, ma sostanzialmente quelle dichiarate sono legate alla crisi economica, finanziaria, sociale e politica dell’Europa e alle ricette per venirne a capo. Per le altre, quelle non sempre confessate, c’è da riferirsi alla storia della sinistra italiana, all’evoluzione del PD e ai rapporti con SEL anche in ragione del governo in carica e di quello appena uscito di scena e un po’ perfino anche all’essere Schulz un tedesco, ovvero cittadino dello Stato oggi considerato egemone, almeno economicamente, in Europa e dunque responsabile, o corresponsabile, a torto o a ragione, di molte delle nostre difficoltà.

A parlarne sono stati ieri pomeriggio (giovedì 27) nel corso di una conferenza stampa alla Camera, in occasione dell’uscita dell’inserto settimanale de “il manifesto” con uno speciale dedicato al tema, “Sbilanciamo l’Europa”, che si apre proprio con un’intervista a Martin Schulz e le sue proposte per uscire dalla crisi, i deputati di SEL Giorgio Airaudo e Giulio Marcon, l’ex viceministro dell’Economia e deputato PD, Stefano Fassina, Pia Locatelli, parlamentare socialista e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne e Thomas Fazi, autore dell’intervista al leader tedesco.
Come al solito, si diceva, alla sinistra non difetta la tentazione di dividersi, ma non manca neppure la passione civile e la voglia di confrontarsi sulle questioni cruciali dei nostri giorni. Se ne avuta conferma anche da questo breve dibattito che inevitabilmente si è focalizzato più che su Tsipras, su Martin Schulz, il candidato sicuramente più forte che la sinistra europea può mettere in campo.

Lo stesso Fazi ha concesso a Schulz di essere un portavoce di tante buone qualità di sinistra, a cominciare dalla sua “critica del deficit democratico dell’Europa”, dall’aver riconosciuto che “nella Commissione ci sono oggi molti fanatici neoliberisti” e che “bisogna far piazza pulita del neoliberismo”, che “occorre migliorare e non indebolire il modello sociale europeo”, che “bisogna avere un maggior controllo della finanza, che bisogna separare le attività finanziarie delle banche da quelle proprie del credito” e perfino “che seppur timidamente, ha ammesso che a certe condizioni occorre rivedere il Fiscal compact”. Schulz insomma, per la sinistra-sinistra, non è poi così malaccio anche se ha “difeso i governi di Monti e Letta che hanno consentito all’Italia di uscire dalla procedura di deficit eccessivo”.

Sostegno al socialdemocratico tedesco dunque e non al radicale greco? Airaudo pone la questione in un altro modo, spiegando che la candidatura di Tsipras è utile per approfondire nella sinistra la discussione sulle politiche neoliberiste, per chiarire quale deve essere l’intervento pubblico nell’economia e, anche, per pesare i rapporti di forza tra le due sinistre.

A sostenere Schulz, ci sono oggi anche gli uomini del PD. Così Fassina, che come Tsipras ha un passato nella ‘Sinistra giovanile’ (DS) di matrice comunista, non tradisce le sue antiche passioni e osserva che certamente si possono trovare nelle posizioni del candidato del PSE anche delle contraddizioni, certe tracce di una “subalternità dei partiti socialisti europei alle politiche liberiste”. Aggiunge anche che se questi partiti restassero su queste posizioni non “ce la faremmo a uscire dalla crisi” con un debito pubblico che in media nell’euro zona è passato in dieci anni dal 65% al 95% del PIL e che “oggi ci sono le condizioni oggettive per imporre delle correzioni di rotta” e che Schulz, lo ammette volentieri, “è il punto più avanzato, almeno in Germania, per una svolta”.

Tocca a Pia Locatelli spiegarlo, anche ricostruendo con poche ed efficaci pennellate il quadro completo delle vicende che sono alla base dell’Unione europea con tutti i suoi difetti, che Schulz è il candidato giusto per la sinistra europea. Locatelli, che lo conosce da moltissimi anni, ha spiegato che certa sinistra italiana non si deve meravigliare di scoprire in Schulz un socialdemocratico molto impegnato sul fronte della lotta al neoliberismo e nella difesa dello stato sociale. Un conto – osserva – sono le opinioni che espresse da chi, fino a ieri, era presidente del parlamento europeo e dunque aveva un ruolo istituzionale, un conto quelle più schiette di chi oggi si candida a rappresentare il socialismo europeo.

Piuttosto, ricorda che in questo momento nella Ue ci sono nei governi di 28 Paesi, 10 maggioranze di centrodestra, 8 di centrosinistra e 10 coalizioni divise esattamente a metà tra leader dei due schieramenti, che la situazione è migliorata negli ultimi anni a vantaggio del centrosinistra, ma che “è con questi rapporti di forza alla fine bisogna fare i conti”.

Domani dunque – sottolinea Fassina – all’apertura delle urne, il dato di cui si terrà politicamente conto, sarà prima di tutto numerico: ics parlamentari conquistati dal PPE e ics dal PSE. “Un appello al voto utile?”, osserva qualcuno in sala. L’esponente del PD si schernisce, forse memore anche del veltroniano appello che portò alla disfatta del 2008, mentre Giulio Marcon conclude osservando che alla fine anche la “candidatura di Tsipras e utile a intercettare i voti di un’area della sinistra”.

Insomma le sinistre marciano divise per colpire unite, o forse sarebbe meglio ricordare le morotee ‘convergenze’ parallele, mai così attuali come oggi col PD a guida Renzi.

Carlo Correr

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