giovedì, 19 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Fiducia governo Renzi. L’intervento di Riccardo Nencini
Pubblicato il 24-02-2014


Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, non ho buone notizie da aggiungere alla sua relazione: il Governo che prenderà vita tra oggi e domani ha l’obiettivo di giungere al porto di fine legislatura al 2018. Aggiungo alle considerazioni che lei fa fatto in questi giorni e soprattutto in Aula una banalità, quella di una navigazione in anni decisamente difficili. Alle difficoltà di cui lei ha parlato aggiungo una considerazione oggettiva che riguarda tutti i Paesi europei e l’Italia più di altri: vacuità della sovranità, debolezza economica, fragilità sociale. E questo è il paniere dei nodi quotidiani.

So anche che da qui al 2015 si terranno tre importanti appuntamenti elettorali; immediatamente le elezioni amministrative ed europee, l’anno prossimo un turno importante che riguarda le regionali in Italia. Lo ricordo perché ai nodi della matassa da sciogliere si aggiungono anche appuntamenti elettorali e se le maggioranze che nascono non sono coese e non hanno un obiettivo e una meta immediatamente verificabili, non sempre gli appuntamenti elettorali portano bene. Per sciogliere la matassa non vedo tre strade, ma soltanto due; o il Governo che lei presiede diventa a tutti gli effetti un esecutivo con un incisivo taglio politico oppure stringe un patto di legislatura di fronte agli italiani e diventa un esecutivo di servizio. Come sosteneva un maestro a lei caro, tertium non datur: o un Governo politico, come lei ha ricordato, o altrimenti un Governo che per chiudere la legislatura stringe un patto con gli italiani e diventa un esecutivo di servizio. Non sono naturalmente la stessa cosa.

So anche che con le opposizioni si discutono le regole del gioco, ma non si concordano i decreti‑legge. Quanto alle regole del gioco, immagino che la revisione della Carta sarà decisamente più ampia di quanto appaia. Lei ha incardinato questo percorso in una cornice che io condivido, quando ha sostenuto di fronte al Senato della Repubblica che la legge elettorale è riformabile e va collegata ed inserita in una cornice politico istituzionale che ricomprenda il lavoro sulla Carta.

Aggiungo che la trasformazione del Senato, oltre a rompere l’armonia ed una certa lentezza procedurale, che è quella legale al bicameralismo perfetto previsto dai costituenti, temo che obbligherà anche al restauro di altre norme costituzionali. Ne cito tre; chi nomina e come si nomina il Consiglio superiore della magistratura? Chi nomina e come si nomina la Corte costituzionale? Come si elegge il Capo dello Stato? Se si cambiano le carte, bisogna rispondere anche a queste domande.

Concordo interamente con lei su un punto che trovo invece decisivo; se dobbiamo impiantare e condividere questo percorso, predisponendo una forma di bipolarismo che abbia caratteristiche europee anche in Italia, la prima cosa da fare è chiudere il ventennio dei veleni e delle fazioni. La democrazia è sana solo se fuoriesce dalla logica delle consorterie da Italia medievale, diversamente, l’antagonista politico rimane un nemico e non è un avversario. Se l’antagonista rimane un nemico, non c’è certezza di una frontiera, c’è la certezza di un confine e i confini, in quanto tali, si difendono, mentre le frontiere sono fatte per essere valicate. Solo così io penso che cresca un sistema bipolare; In Francia la destra non usa Le Pen contro Hollande. Quando smetteremo di cercare la copertura dei «grillini» per attaccare il Colle, quello sarà un bel giorno che vedrà la nascita e la trasformazione del confine in frontiera.

Oggi daremo la fiducia ad un Governo europeista. Intanto è un bene che sia il leader del maggior Partito a guidarlo; è il ritorno alla regola aurea della politica e ciò non guasta. Io appartengo a questa categoria. Ieri lei, signor Presidente, ha ricordato su un quotidiano importante la lezione di Bobbio; uguaglianza e non egualitarismo. È la linea di confine che ha diviso, per oltre un secolo, il socialismo liberale e democratico dalla storia comunista.

Destra e sinistra esistono ancora oggi, eccome se esistono; nonostante il Passera pensiero, esistono eccome.

Di rado ho scoperto e ho visto andare d’accordo tecnici e politica; ne è una prova Karl Marx, che perse i pochi soldi che il suo amico Engels gli dava, e naturalmente li perse giocando in borsa. Ma dentro le frontiere della sinistra, dentro le frontiere del riformismo della sinistra italiana ed europea vanno alloggiati merito, sicurezza e libertà accanto all’innovazione che lei spesso richiama. Valori che stanno alla sinistra come gerarchia, chiusura, rendita, conservazione stanno alla destra. Tocca, dunque, alla politica, Presidente, – ne sono felice e concludo – sporcarsi le mani.

Al Governo che lei presiede, anche se non nasce dal voto, non è vietato adottare provvedimenti di radicale riformismo. Se ci sono 4 milioni di poveri, lì bisogna intervenire; se il ceto medio arranca nell’ultima settimana, lì bisogna intervenire; se l’evasione fiscale dal mancato scontrino è il cinque per cento e quella delle grandi società è il 35 per cento, lì bisogna intervenire; se il 10 per cento delle famiglie italiane ha in mano il 48 per cento della ricchezza, e molta di questa ricchezza è figlia della rendita, lì c’è il dovere di intervenire. Sono la lotta alle diseguaglianze, la creazione di ricchezza e nuove regole per la finanza i punti sui quali questo Governo è impegnato a decidere.

Spero che il ministro Alfano per un giorno voglia vestire i panni di Cameron. Non basta citare: le parole sono pietre; dalle nostre parti si dice che sono sassi. Se Alfano un giorno vestisse i panni di Cameron allora potremmo discutere liberamente anche di diritti civili in maniera aperta e serena.

I diritti civili sono padre, madre e figlio dei diritti sociali. Senza i diritti civili fondamentali i diritti sociali non marciano; le società sono più diseguali se non c’è la somma dei diritti sociali e di quelli civili. Il caro amico – stavo per dire compagno, e mi scuso del pensiero – Alfano potrebbe per un giorno vestire i panni del primo Ministro inglese.

Un’ultima questione: semestre di Presidenza europeo. Non è mio mestiere – lei ha accanto a sé un ottimo Ministro dell’economia e non mi permetto di suggerire – però, tra le pagine che ogni tanto sfoglio ho ritrovato anche una notizia che spesso dimentichiamo: quante volte la Germania ha sforato i punti chiave dei parametri fissati a Maastricht.

Un’enormità. Dal 2002 al 2008 soltanto il Belgio ha rispettato il parametro di bilancio.

Rispetto all’altro parametro scopro che soltanto la Finlandia ha rispettato quel parametro di Maastricht.

Le faccio gli auguri da laico peccatore che ha fatto un caro amico comune, il professor Cardini: che la Madonna dell’Impruneta la assista. Viene da un peccatore e se ne può fidare.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento