martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Foibe, una tragedia
da non dimenticare
Pubblicato il 10-02-2014


Foiba di BasovizzaÈ stato il Presidente del Senato Pietro Grasso a deporre, nella ricorrenza del Giorno del Ricordo, una corona al monumento nazionale della Foiba di Basovizza alle porte di Trieste, luogo simbolo della tragedia che colpì gli italiani di queste terre dopo la liberazione dai tedeschi e l’instaurazione del potere comunista di Tito. Sono passati dieci anni dal giorno in cui il Parlamento italiano istituì questa ricorrenza che inevitabilmente è legata all’esodo di centinaia di migliaia di istriani, fiumani e giuliano dalmati in fuga dalla dittatura titina.

Una storia volutamente dimenticata per troppo tempo, a causa anche della volontà degli americani e dei vincitori della guerra di non mettere in cattiva luce la nascente Jugoslavia. Ma una storia ben scolpita nelle menti dei triestini e degli abitanti di questi territori e non solamente di coloro che subirono le tragiche conseguenza di quegli avvenimenti. L’odio etnico verso gli italiani fu una delle conseguenze della vittoria delle truppe titine e si insinuò nelle stesse file della Resistenza comunista.

Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, nella solenne cerimonia del 26 ottobre 1894, in Piazza Unità, in occasione della celebrazione del XXX anniversario del ritorno all’Italia di Trieste, in un discorso memorabile e per certi versi ancora attuale, seppe descrivere bene quei momenti che accompagnarono la tragedia degli infoibati, “Simbolo del dramma che incombeva su Trieste fu la morte del partigiano Vinicio Lago, colpito da una pattuglia jugoslava mentre su un carro armato catturato ai tedeschi, e che egli aveva pavesato con la bandiera tricolore, stava rientrando a Trieste, nella città dove era nato a che egli credeva ormai libera come tutte le altre città italiane. Era il 1° maggio del ‘45; il giorno prima ventisei patrioti erano caduti a Trieste sotto il piombo nazista per l’insurrerzione della città. “Ma il significato più profondo della Giornata del ricordo, oltre a ristabilire una verità storica ormai inutilmente negata da sparuti storici negazionisti, è quello che è rivolto alle giovani generazioni che attraverso la celebrazione di questa ricorrenza possono ritrovare lo spirito per chiudere le ferite ancora aperte e guardare con speranza al futuro. Un futuro che vedrà gli esuli e gli italiani rimasti nei territori dell’ex Jugoslavia e i cittadini delle nuove repubbliche di Slovenia e Croazia vivere e cooperare insieme in Europa per raggiungere nuove opportunità economiche e sociali.

Sandro Perelli

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