sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

I poteri del presidente
Pubblicato il 12-02-2014


Le polemiche insorte, a seguito delle anticipazioni del libro di Alain Friedman, circa il ruolo svolto dal Presidente della Repubblica nella convulsa fase della vita politica italiana che va dalle dimissioni di Berlusconi all’avvento del Governo Monti sono il frutto se non di malafede quantomeno di maldigerite letture di diritto costituzionale. Eppure basta fare una rapida rassegna della più avvertita dottrina in argomento per rendersi conto di una certa inevitabile “ necessaria ambivalenza” (G.U. Rescigno) o, se si preferisce, ”pervasività” propria del ruolo del Capo dello Stato che dipende dal fatto che “il Presidente della Repubblica non è vertice di nessun potere specifico, epperò è parte, spesso determinante, di tutti i poteri nello stesso tempo”(G.U. Rescigno) . Si tratta di una delicata attività di intermediazione che si esalta naturalmente nei momenti di crisi del sistema essendo inversamente proporzionale alla chiarezza , omogeneità e stabilità del quadro politico e delle sue dinamiche (Baldassare e Mezzanotte). Metaforicamente parlando si può dire che il Capo dello Stato è come un medico che, utilizzando lo stetoscopio delle sue prerogative, ha il dovere di auscultare quotidianamente il corpo del Paese e delle sue istituzioni per verificarne la tenuta ed il tono complessivo. In questo suo difficile e delicatissimo compito, che richiede grande equilibrio ed assoluto riserbo, è fondamentale saper cogliere gli impercettibili sintomi di malessere, talora profondi, che in esso si annidano al fine di poterne prevenire, mediante una corretta diagnosi, gli effetti, somministrando una terapia che consenta di ricondurre il paziente nell’alveo della regolarità costituzionale e del superiore interesse nazionale.

Questo e non altro ha fatto il Presidente Napolitano evitando al malato Italia ben altre sofferenze.

Andrea Pinto

 

 

 

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