martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Buddhismo in Italia, una realtà viva e in crescita
Pubblicato il 21-02-2014


buddismo-ItaliaPoco più di un anno fa il nostro Paese è stato testimone di un evento di portata storica: lo Stato italiano ha infatti riconosciuto in via istituzionale le prime due confessioni non provenienti dall’ambito giudaico-cristiano, il Buddhismo e l’Induismo, mettendo in atto i dettami e i principi dell’articolo 8 della Costituzione. L’ufficializzazione dell’Intesa ha rappresentato un passo importante verso il processo di modernizzazione della società all’insegna del pluralismo religioso e dell’integrazione culturale.

 La legge 31 dicembre 2012 n.245 ( GU n.14 del 17 gennaio 2013) – Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione Buddhista italiana –  ha sancito definitivamente le libertà di culto e i diritti civili dei credenti e dei praticanti garantendo ad esempio l’assistenza spirituale negli ospedali, nelle case di cura o negli istituti penitenziari; l’insegnamento religioso nelle scuole, il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado, la tutela dei beni culturali, il rispetto delle regole della propria tradizione sul trattamento delle salme e dei cimiteri e la possibilità di accedere ai fondi dell’ otto per mille del gettito fiscale Irpef.  Una tappa fondamentale questa, indice di una presenza in costante crescita come testimoniato dai dati che segnalano il Buddhismo al terzo posto fra le religioni più diffuse in Italia: oltre centomila i praticanti, di cui circa trentamila di provenienza asiatica e altri ventimila “simpatizzanti” che frequentano saltuariamente i centri e partecipano agli insegnamenti in occasione della venuta del Dalai Lama o di altri grandi Maestri buddhisti; un’ampia ramificazione sul territorio dove si concentrano le sedi dell’UBI (Unione Buddhista italiana), fondata nel 1985 e riconosciuta con DPR nel 1991 come Ente religioso, e della Soka Gakkai, fondata nel 1998 sulle ceneri dell’Associazione Italiana Nichiren Shoshu  e riconosciuta come Istituto con DPR nel 2000. In particolare l’UBI accoglie oggi quarantaquattro centri che rappresentano le tre grandi tradizioni buddhiste: la Theravada, la Mahayana Zen e la Mahayana Vajrayana  ed è associata all’Unione Buddhista Europea . Tra le sue finalità c’è il dialogo interculturale e interreligioso portato avanti da tutti i centri e dalla Fondazione Maitreya che opera nei settori della cultura e dell’impegno sociale attraverso l’organizzazione di convegni, incontri a tema, conferenze, tavole rotonde e pubblicazioni. Le recenti iniziative che hanno caratterizzato la Settimana dell’Armonia Interreligiosa, evento promosso dalle Nazioni Unite a partire dal 2012,  si collocano senza soluzione di continuità nell’ottica del progetto civile disegnato dalla Fondazione Maitreya.

LA SETTIMANA DELL’ARMONIA INTERRELIGIOSA – Roma e Livorno hanno risposto alle sfide lanciate dalla nuova società multiculturale con due momenti di riflessione sul nostro presente, sulle grandi difficoltà del momento storico attuale e sulle potenzialità di ripresa da parte di coloro che credono “nel capitale invisibile” rappresentato dall’etica e dai principi di solidarietà e condivisione, antidoto contro l’individualismo.  La Tavola Rotonda di Roma  “Nuove architetture tra sacro e quotidiano nell’Italia interculturale” e la Conferenza di Livorno “Una nuova stagione per la riqualificazione di spazi urbani tra culture e fedi” si sono date il compito di agire da volano per la nascita di una rete che avvolga cittadini, movimenti civici, istituzioni e associazioni uniti da obbiettivi comuni. Una rete “leggera” senza infrastrutture né costi  che affondi le sue radici nel tessuto urbano perché come afferma Paolo Palomba, presidente dell’Atelier Paema – Spazio Urbano Protetto: “La città nei quartieri, nella vita partecipata dei cittadini, è un laboratorio storico formidabile ed ha i massimi pregi e difetti della società contemporanea”. L’ambizione del Seed City  (Spazio Esperienza Etica di Dialogo per la Città, questa la sigla del neonato movimento) è quella di giungere alla Settimana dell’Armonia Religiosa 2015 con un ampio bacino di adesioni ramificate in tutta la Penisola superando l’isolamento e gli antagonismi spesso imperanti per favorire la creazione di programmi e progetti condivisi da presentare alle istituzioni. Il terreno privilegiato su cui sperimentare la sinergia di nuove proposte è lo spazio urbano racchiuso nei confini della città: una città che vede nella riqualificazione degli spazi l’occasione per favorire il dialogo, l’aggregazione, l’inclusione sociale.

L’IMPEGNO CIVILE DELLA FONDAZIONE MAITREYA – Ma i luoghi cui si fa riferimento non appartengono unicamente alla sfera del sacro perché è nella quotidianità che si esprimono i valori dell’alterità. Maria Angela Falà, Presidente della Fondazione Maitreya, sottolinea al riguardo: “E’ nella quotidianità che c’è l’incontro: la festa, la condivisione di cibo e di arte, lo scambio. Dobbiamo creare dei luoghi di dialogo quotidiano in cui la conoscenza reciproca è l’unica base per poter poi lavorare sull’inclusione di tutte le comunità”. Se l’arte è il medium d’eccezione per trasmettere esperienze e conoscenza, la casa che la ospita è il regno del dialogo interculturale e interreligioso. E così la realizzazione di un Museo delle culture e delle religioni rappresenta l’utopia concreta del Comitato Promotore nato dal Convegno di Roma per l’individuazione della sede più idonea. Riflettere sull’oggi e guardare in prospettiva al futuro delle nostre città e di tutta la società sembra la linea guida principale di queste realtà impegnate sul territorio per costruire una cultura del dialogo su cui poter investire al fine di avvantaggiare i processi di integrazione e di potenziare il valore etico dell’arricchimento reciproco

Nicola Cordone

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