lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

In Grecia e in Italia
si lavora 300 ore in più
della Germania…
Pubblicato il 05-02-2014


Da Il Sole 24 Ore del 5 febbraio 2014

In Grecia e in Italia si lavora 300 ore in più della Germania, ma si guadagna la metà.
Ecco perché

Ore lavorate: 2.034
Salario medio 2012: 20.100 euro

Altro che “lazy southern”, i cugini pigri del sud Europa. Numeri Ocse alla mano, la Grecia è il paese Ue dove si lavora di più: nel solo 2012 si sono registrate 2.034 ore per dipendente. Quasi 300 in più di una media europea di 1.756. Il dato è in lievissimo calo rispetto alle 2.039 del 2011, ma ha visto un’escalation continua dall’implosione della crisi in poi: 1.950 ore nel 2008, 1.997 ore nel 2009, 2.016 ore nel 2010. I salari medi, in compenso, marciano al ribasso: 20.100 euro nel 2012, contro una media Ocse di 30.200 euro. Instabilità a parte, cosa non quadra? Secondo la ricerca, la forbice tra quantità e qualità si scava in un’organizzazione “irrazionale” del lavoro. La Grecia adotta misure minime, o inconsistenti, per qualsiasi forma di part time e work-life balance, l’elasticità vita-lavoro che fa impennare la produttività a nord delle Alpi. Con il risultato che un’ora di lavoro, sempre nel 2012, oscillava poco sopra un valore di 34 dollari Usa: 20 in meno rispetto ai 59,5 di Francia e Danimarca.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Ascoltiamo i consigli di studiosi, a partire da De Masi,che parlano della necessità di ridurre il numero di ore lavorative.
    Se ciò sarà fatto e se si investirà per far crescere il bisogno di arte e cultura, le ore risparmiate non si trasformeranno in ozio, ma in consumo di cultura e, quindi, in aumento dell’occupazione e del PIL. Luigi mainolfi

Lascia un commento