venerdì, 18 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Previdenza e assistenza, la differenza c’è
Pubblicato il 10-02-2014


La vicenda degli incarichi e delle inchieste a carico dell’ormai ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha evidenziato l’esigenza di una nuova governance per gli enti previdenziali, basata sullo schema duale, che dia effettività alla partecipazione e al controllo delle parti sociali.

Allo stesso tempo si impone una revisione dei criteri di gestione del nostro istituto di previdenza pubblica, il più grande d’Europa dopo l’inglobamento dell’Inpdap.

In particolare torna di attualità la questione della separazione effettiva tra previdenza ed assistenza, un principio di correttezza contabile sempre ignorato, che ha gravato i conti delle pensioni degli italiani delle prestazioni sociali, che dovrebbero, invece, essere a carico della fiscalità generale, con una palese violazione dei principi della contabilità di Stato.

La differenza tra previdenza ed assistenza nasce dall’art. 38 della Costituzione, il quale sancisce che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha il diritto al mantenimento ed all’ assistenza sociale; continua al secondo comma sancendo che i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Dunque, l’assistenza sociale nelle sue varie articolazioni, connesse consiste in prestazioni di vario genere indirizzate al sostegno di ogni persona, che si trovi in uno stato di bisogno. Essa viene attuata direttamente dagli organi di pubblica amministrazione ed attinge i propri mezzi dal finanziamento pubblico con le imposte, in ciò differenziandosi da tutte le altre istituzioni private di assistenza e di beneficenza, con le quali condivide lo spirito di solidarietà umana e dalla previdenza sociale, alimentata in buona parte dai contributi dei lavoratori: ad esempio la pensione sociale per gli ultrasessantacinquenni o l’indennità di accompagnamento per gli invalidi civili. L’assistenza di tipo previdenziale poi, rappresenta uno strumento di politica sociale destinato a prevenire condizioni di bisogno di soggetti esposti ed economicamente indifesi in quanto totalmente dipendenti dal lavoro quotidiano ed è riservato alle classi lavoratrici, le quali fruiscono di determinate prestazioni al fine di riparare le conseguenze dannose derivate da alcuni eventi previsti ed individuati dal legislatore, quali infortuni, malattie, vecchiaia, disoccupazione involontaria con le indennità di cassa integrazione e mobilità.

Così, già dal 1989 con la legge n. 88/1989 i bilanci delle gestioni Inps furono predisposti secondo le nuove direttive, che prevedevano una ricomposizione funzionale delle attività con riferimento alla loro natura pensionistica o meno. Sulla via della separazione tra previdenza ed assistenza vanno segnalati inoltre, due interventi molto importanti: il primo contenuto nella legge n. 449/1997 (la Finanziaria 1998); il secondo nella legge n. 448/1998 (la Finanziaria 1999). Furono rivisti i confini tra due settori, spostando nel campo dell’assistenza (e quindi del finanziamento di natura fiscale a carico dello Stato) oltre ad ulteriori trasferimenti e all’adeguamento degli oneri di cui all’articolo 37 legge n. 88/89, la copertura degli oneri delle pensioni d’invalidità ante 1984.

La legge n.448 dell’anno successivo fece il resto, nel senso che stabilì il superamento della pratica delle anticipazioni di tesoreria, usate al posto dei trasferimenti dovuti e sancì la cancellazione (articolo 35) del debito pregresso accumulato a tale titolo dall’Inps. Si trattò di un’operazione da ben 160mila miliardi di lire.

Come è facile notare la questione della separazione tra previdenza ed assistenza ha alle spalle un’attività legislativa complessa ed implica un robusto apporto della fiscalità generale, a tal punto che ormai sembra essersi smarrito il significato originario dei concetti di assistenza e di previdenza, in quanto è considerato classificabile nel primo settore tutto quanto è stato posto dalla legge a carico dello Stato e dei trasferimenti dal suo bilancio, anche quando tali operazioni dipendono essenzialmente da scelte di opportunità politica e da motivi di riequilibrio dei conti del più importante ente previdenziale pubblico del nostro Paese.

E, quindi, c’è da giurare che l’assistenza continuerà a figurare nei conti dell’Inps, consentendo periodicamente ai liberisti “alle vongole”, parafrasando una feroce battuta dell’economista e giornalista esponente del liberalismo radicale di sinistra, Ernesto Rossi, di lanciare messaggi terroristici sul futuro delle pensioni, sotto la dettatura della “Troika” (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Angela Merkel), in nome della quale l’ex ministro del Lavoro del Governo di Mario Monti, Elsa Fornero, ha ulteriormente penalizzato i lavoratori italiani, che andranno in pensione più tardi e con assegni più leggeri, anche a fronte del mancato sviluppo dei fondi pensione integrativi.

Maurizio Ballistreri

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento