martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La crisi del turismo italiano: rinnovarsi o perire
Pubblicato il 12-02-2014


Turismo-crisiUn collasso sempre più profondo quello che sta sconvolgendo il settore turistico nazionale e che sta assottigliando sempre di più le capacità produttive del nostro Paese. Ritenendo forse che il forte appeal della risorsa Italia fosse inesauribile, non si è riusciti a collocare il suo modello di produzione in una dimensione di sistema. Oltre a ciò non ha aiutato la fragilità e la conseguente frammentazione, sopratutto finanziaria, sia delle aziende di intermediazione sia di quelle di ricezione.

Aziende medio – piccole, spesso di carattere familiare, vengono poste in posizioni di grande debolezza all’interno dei processi in atto di integrazione dell’offerta e di globalizzazione del mercato, proprio a causa del loro specifico modello gestionale. Da ciò conviene uno svilupparsi di imprese caratterizzate da: un rapporto squilibrato tra qualità e prezzo, ritardi nella formazione e nell’aggiornamento professionale, cultura d’impresa con caratteristiche troppo spesso pre-industriali, inefficienze gestionali e organizzative e inadeguatezza qualitativa e quantitativa dei servizi offerti.

Caratterizzate dall’incapacità di adattarsi a tutte le pieghe di una domanda sempre più dinamica e dalla fatica di sviluppare le proprie funzioni sulle innovazioni emergenti del mercato, sia il comparto istituzionale che quello aziendale sono imputabili di un’estrema immobilità di gestione. Avviluppata da una lunga e prolungata riflessione manieristica, la politica italiana si interroga sull’assetto nazionale e territoriale dell’Organizzazione turistica pubblica, non riuscendo però a produrre tempestivamente alcuna seria ipotesi di nuova organizzazione, nessun miglioramento nella ricerca scientifica del settore e nessuno strumento operativo attendibile. Ad aggravare ulteriormente il quadro complessivo è intervenuta una generalizzata carenza di cultura imprenditoriale che pervade profondamente le articolazioni pubbliche del settore, la quale ha prodotto questa particolare forma di deregulation.

La stessa sfera aziendale ha collezionato una lunga serie di insuccessi rimanendo impantanata in un modus operandi il cui unico mezzo di risoluzione era uno sperimentalismo talvolta esasperato teso a procedere per tentativi senza un reale politica di marketing. In ultima analisi il settore turistico italiano si presenta all’appuntamento del mercato europeo unificato in un quadro nel quale, agli elementi di debolezza già citati, si aggiunge non soltanto l’incapacità di costruire un modello organizzativo nazionale unico e moderno ma anche di governare uno dei settori più avanzati del terziario con modalità competitive e profittevoli.

Si rende quindi necessario un totale rinnovamento sia del comparto del turismo sia della mentalità di gestione delle sue aziende. Meccanismi di controllo permanente della qualità, riforma delle A.P.T., assistenza e consulenza di marketing all’impresa debbono divenire i tre pilasti sui quali erigere un nuovo modello di attività produttiva a forte carattere competitivo. Da sempre considerata una delle mete più pregevoli dai turisti stranieri, il nostro bel Paese deve riuscire ad uniformarsi agli standard produttivi ed operativi dell’Europa per poter così mantenere ed implementare la sua grande capacità di attrazione all’interno del panorama turistico globale.

Alessandro Munelli

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