lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La lezione di Obama
La vittoria elettorale
a portata di web
Pubblicato il 26-02-2014


NOI GIUOVANI-web surfersL’importanza crescente del web a fini elettorali, questo il tema dibattuto al convegno che si è svolto al Centro Studi Americani, con la partecipazione dell’Ambasciatore statunitense in Italia John Phillips. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro “La lezione di Obama” di Stefano Lucchini e Raffaello Matarazzo, ovvero come vincere le elezioni nell’era della Politica versione 2.0.

INTERNET PER RACCOGLIERE FONDIInternet ed i social network hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione e propagarsi della Primavera araba. Ma, anche in Occidente, in particolare negli Stati Uniti, la Rete rappresenta sempre più una variabile fondamentale del processo democratico. Il web, ad esempio, sembra sia stato un elemento determinante nella vittoria di Obama alle recenti elezioni del 2012. In Italia gli esponenti politici per ora si limitano ad utilizzare Internet per restare collegati con la base elettorale, aggiornando la propria pagina di Facebook, o ancora per commentare un evento, magari con l’aiuto di un breve messaggio da lanciare con Twitter. Siamo, per così dire, ancora alla Politica versione 1.0. Negli Stati Uniti, complice anche il livello più elevato di penetrazione di Internet nelle case e sui telefoni, hanno invece già capito che il web è uno strumento fondamentale per la raccolta di fondi nonché per la profilatura e segmentazione degli elettori. Da un lato, infatti, con Internet è possibile raggiungere e chiedere agli elettori contributi economici che pur singolarmente modesti, nel complesso possono poi costituire un valido sostegno economico al candidato o al Partito.

IL WEB PER VEICOLARE MESSAGGI SU MISURADall’altro tramite specifici software è sempre più facile profilare gli utenti, sapere insomma quali sono le materie interessanti per determinati segmenti di elettori e così far arrivare il messaggio giusto al target elettorale prescelto. Dove la televisione generalista impone ai candidati di lanciare un messaggio generico rivolto ad una universalità di utenti, Internet consente di far arrivare all’elettore la risposta alle problematiche a cui questi tiene di più. Se le elezioni si vincono innanzitutto portando a votare il proprio popolo, cioè mobilitando gli elettori più vicini, e poi conquistando i voti degli avversari, allora il web è utilissimo per poter differenziare e tarare opportunamente il messaggio politico. A maggior ragione in un Paese come gli Stati Uniti, dove circa la metà della popolazione ha un account Facebook ed un terzo dell’elettorato utilizza i social media per informarsi.

LA STRATEGIA CORRE SUL WEBTanto è fondamentale il web che uno dei maggiori artefici della vittoria del 2012 di Obama, è stato Jeremy Bird, un giovane esperto di informatica e social network, semisconosciuto ai più. Il giovane stratega è stato capace di costruire un database di potenziali elettori democratici così raffinato da consentire ad Obama di indirizzare messaggi mirati e risalire la china nei sondaggi fino a vincere nuovamente le elezioni presidenziali. Dopo la tornata elettorale, anche il Partito Repubblicano è corso ai ripari ed ha assunto un ingegnere che in precedenza lavorava per Facebook, il suo nome è Andy Barkett, dandogli il compito di segmentare gli elettori incrociando vari database. Anche in Italia, il  web sta assumendo un ruolo sempre più rilevante, si pensi appunto all’importanza crescente dell’informazione politica online, ai blog, all’utilizzo del tweet, cioè del cinguettio, da parte dei nostri politici per comunicare il proprio pensiero. Ma, se escludiamo il blog del Movimento 5 Stelle, siamo ancora agli esordi. Nel centro-sinistra le recenti primarie hanno rappresentato una prima occasione per profilare i propri elettori tramite la raccolta di dati personali. Tuttavia nessun Partito in Italia è ancora arrivato ad utilizzare ingegneri informatici come strateghi politici o ad utilizzare internet a fini politico-elettorali con modalità così sofisticate come negli Stati Uniti. Questo è dovuto all’influenza che nel nostro Paese ha ancora la televisione, dove la Rai ad esempio può raggiungere share del 40%, a differenza degli Stati Uniti dove l’offerta televisiva è molto più frammentata.  Ma è probabile che anche nel nostro Paese, parallelamente alla diffusione e penetrazione di Internet nelle case e sugli smart-phones, il messaggio politico divenga sempre più su misura. Se così, meglio essere i primi a muovere che gli ultimi ad adeguarsi.

Alfonso Siano

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