sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le promesse e le risorse
Pubblicato il 27-02-2014


Non c’è dubbio che quello di Renzi sia un inizio sfolgorante. Per Bersani il nuovo governo manca di umiltà. E si tratta di un eufemismo. Resta il fatto che tra bagni di folla e programmi ambiziosi, il nuovo presidente del Consiglio dovrà tra poco affrontare il tema delle compatibilità economiche dei suoi giusti obiettivi. E poiché non penso che i suoi predecessori abbiano nascosto in soffitta le risorse che avrebbero potuto spendere, siamo ancora in attesa di conoscere con quali soldi il nostro Matteo riuscirà a finanziare il suo programma.

I problemi mi paiono di triplice valenza. La prima attiene al rapporto coi vincoli europei. È evidente che gli intendimenti del nuovo governo presuppongono una rincontrattazione dei parametri di Maastricht, e la conseguente possibilità di sfondare il tetto del 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil. Almeno per ciò che riguarda gli investimenti, senza dei quali peraltro il Pil non aumenta e il rapporto col deficit non diminuisce. Il secondo problema è come affrontare il fiscal compact, che scatta dal 1 gennaio del 2015, e che impone a tutti i paesi fortemente indebitati una riduzione al 60 per cento del rapporto debito-Pil in vent’anni. I più estremisti scambiano questo come una riduzione del semplice debito e conteggiano una contrazione del debito italiano dal 130 al 60 per cento, con un taglio del 70 per cento e dunque di circa 1000 miliardi (50 miliardi l’anno). Così sarebbe un suicidio. La verità è meno drammatica, ma non meno impegnativa. E cioè si tratta di ridurre il rapporto tra debito e Pil. Dunque aumentando la percentuale di Pil il taglio del debito sarebbe conseguente. Certo se fossimo senza sviluppo o con un tasso di crescita impercettibile, tutto diventerebbe insopportabile.

Poi ci sono i tagli di spesa e le alienazioni di patrimonio pubblico. Su questo il governo dovrà lavorare. Lasciamo perdere i populismi, ai quali lo stesso Renzi a volte si presta, sul taglio alla spesa per la politica, che è stato fatto e che dovrà essere completato, ma che non sposta nulla. Il piano delle alienazioni del patrimonio pubblico andrebbe presto illustrato e sottratto al caso, come com’è avvenuto nella vicenda Telecom, perché si possono creare margini per svendite sottocosto e per ingiustificati affari privati. Il taglio alla spesa pubblica dovrà per forza di cose essere anche impopolare e interessare la sanità e forse anche la previdenza, che sono i due settori più costosi. Per questo servirebbe forse una guida un po’ meno piaciona e di stile berlusconiano. Più seriosa e inflessibile. Se non vogliamo scomodare Dracone, alla Quintino Sella. Ce la farà Renzi a superare e poi governare i vincoli europei, a tagliare spese e a vendere beni per finanziare il suo ambizioso programma di governo che comporta più di cento miliardi di risorse disponibili? È quello che gli auguriamo e ci auguriamo per noi e per il futuro dei nostri figli.

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Commenti all'articolo
  1. caro Del Bue
    il tuo commento è molto puntuale ma sin troppo soft.
    Contro il renzismo la questione è anzitutto politica: occorre rilanciare la sinistra riformista (che sa anche di economia e di compatibilità europee). Combattere la bozza di legge elettorale renzusconi e un successo del PSI alle imminenti europee sono due obiettivi importanti. Comportatevi bene (anche al governo) e vi voterò per la comune storia dell’umanesimo socialista.
    Carlo 1951 (riformista ex PCI e uomo d’azienda da 40 anni)

  2. Vendere beni senza svenderli ai golosoni dei privati, tagliare le spese usando dei parametri di giustizia sociali e non tagli lineari, queste dovrebbero essere due regole da adottare da parte del Governo Renzi sui quali il PSI dovrebbe essere intransigente per continuare a sostenere il Governo.

  3. Raccogliamo la sfida, purchè si raggiunga il sottosuolo della questione.
    Rilanciando la dimensione culturale della politica, concorriamo alla rifondazione dei valori del socialismo nell’epoca attuale, così determinando identità e differenze, oggi mescolabili nelle nebbie del pragmatismo.

  4. Analisi corretta. Siamo tutti in attesa di vedere dove troverà i fondi.Credo che Renzia sia convinto che il pacchetto lavoro darà un impulso tale da far ripartire l’conomia con conseguente aumento del PIL. Se ciò avvenisse avreno certamente beneific, di rapporto col debito pubbiloc meno sfavorevole e mesno spese per pagare le indennità a chi non lavora. E’ però un’illusione pensare che ridurre il costo del lavor del 10% tutto possa ripartire d’incanto!. Le cose sono molto più complesse. Auguriamoci tuttavia che qualcosa di buono succeda.
    Paolo

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