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Opinioni e commenti
 

L’ORA DELLE PROMESSE
Pubblicato il 24-02-2014


Renzi_fiducia_Senato_pp_dxÈ rapido Matteo Renzi. Anche nei passi falsi. Il primo è arrivato in concomitanza con l’insediamento, prima ancora di aver ricevuto la fiducia delle camere.

Ospite di Lucia Annunziata alla trasmissione “In Mezz’ora”, il sottosegretario alla presidenza Delrio aveva annunciato un aumento della tassazione sui BOT. Niente più di uno slogan visto che, alla prova dei fatti, porterebbe quasi niente nelle casse dello Stato. Ma uno slogan che, pure, è bastato a sollevare un ginepraio, tanto che lo stesso Delrio è dovuto intervenire smentendo dopo che Palazzo Chigi aveva diffuso una nota in cui si precisava che “non è prevista, né ci sarà alcuna nuova tassa”.

Una palla alzata a Forza Italia che subito attacca per bocca del senatore Andrea Mandelli: «La smentita di Palazzo Chigi alle parole di Delrio non aiuta certo a fugare i dubbi sulla tassazione del risparmio. Da Renzi, l’uomo del cambiar verso e del parlare in faccia, ci aspettiamo qualcosa di diverso da formule come ‘rimodulazione’ delle imposte, quanto di più politichese ci sia».

Matteo Renzi è andato a Palazzo Madama a chiedere la fiducia con quello che è stato definito un discorso “da sindaco” più che da presidente del Consiglio. È ha promesso tante cose. Troppe per qualcuno. Il primo, roboante annuncio è lo “sblocco totale, dei debiti della pubblica amministrazione”. Subito fanno notare che “l’Agenda Renzi” avrebbe un costo che si aggira intorno alla cifra di100 miliardi di euro. Tanto che lo stesso Presidente chiarisce che, per attuare il suo piano, ha intenzione di mettere le mani sulla Cassa Depositi e Prestiti, in una parola sui risparmi.

Introducendo il suo esecutivo, il Presidente del Consiglio lo ha definito un «governo politico». Per questo, nel suo intervento, il segretario Riccardo Nencini ha ricordato, rivolgendosi a Renzi, che «anche se non nasce dal voto» questo governo può «adottare provvedimenti di radicale riformismo». Perché, sottolinea il segretario socialista, «se ci sono 4 milioni di poveri, lì bisogna intervenire; se il ceto medio arranca nell’ultima settimana, lì bisogna intervenire; se l’evasione fiscale dal mancato scontrino è il cinque per cento e quella delle grandi società è il 35 per cento, lì bisogna intervenire; se il 10 per cento delle famiglie italiane ha in mano il 48 per cento della ricchezza, e molta di questa ricchezza è figlia della rendita, lì c’è il dovere di intervenire. Sono la lotta alle diseguaglianze, la creazione di ricchezza e nuove regole per la finanza i punti sui quali questo Governo è impegnato a decidere».

Proprio sul fronte degli equilibri politici che reggono lil governo, a dar corpo alle abbondanti previsioni rispetto al peso dei singoli alleati della compagine è intervenuto subito il presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi: «Consiglio il presidente Renzi ed il suo Governo di non ripetere gli errori già compiuti negli anni trascorsi quando si è decisa la riduzione del prelievo fiscale su un’ampia platea di contribuenti».

Un “consiglio” rivolto al Presidente del Consiglio che sa di ammonimento e che sembra volto a far pesare il proprio ruolo dando la linea: «Sono preferibili interventi su platee più contenute. E la copertura di tali operazioni risulta meno impegnativa e più gestibile in termini di riduzione della spesa pubblica, senza ricorrere a ipotesi di incremento del prelievo fiscale che nell’attuale struttura delle nostre entrate risulta avere sempre robuste controindicazioni. Come nel caso dei titoli di Stato». Una bacchettata, insomma.

C’è tutto nelle promesse di Matteo Renzi a cominciare da una «riduzione a doppia cifra del Cuneo fiscale attraverso misure serie e irreversibili, non solo attraverso il taglio della spesa, per avere nel primo semestre del 2014 risultati immediati e completi». Fino ad arrivare a «uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto del lavoro e con regole normative anche profondamente innovative». Perché, promette Renzi, si partirà «entro marzo con la Discussione parlamentare del piano del lavoro» per mettere a punto «uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto del lavoro e con regole normative anche profondamente innovative».

La parola d’ordine è «cambiare subito», come per l’edilizia scolastica. A giugno, poi, tocca alla giustizia. «Credo sia arrivato il momento di mettere, nel mese di giugno, all’attenzione del parlamento un pacchetto organico» di riforma della giustizia «a partire dalla giustizia amministrativa».

A dare fiducia alle parole di Renzi fu prima la segreteria del suo partito. Ora tocca al Senato della Repubblica.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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