lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’UCRAINA SULL’ABISSO
Pubblicato il 19-02-2014


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L’Ucraina è sull’orlo del baratro, a un passo della guerra civile. Un Paese dilaniato tra democrazia e autoritarismo, tra occidente europeo e oriente russo. Gli scontri tra forze dell’ordine e l’opposizione si fanno sempre più sanguinosi, più estesi. La conferma che la violenza ha tracimato dai confini di Kiev e si sta estendendo a macchia d’olio nel Paese, viene dalle stesse autorità centrali che questa mattina hanno annunciato un’offensiva in tutto il Paese per colpire i “gruppi radicali ed estremisti che minacciano con le loro azioni la vita di milioni di ucraini”. L’Sbu, i servizi di sicurezza di Kiev, avvertono che “nel contesto attuale, i servizi di sicurezza e il centro anti-terrorismo dell’Ucraina hanno deciso di lanciare oggi un’operazione sull’insieme del territorio” nazionale mentre si minaccia l’intervento delle forze armate.

Nello stesso tempo però Il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha rimosso il capo di Stato maggiore dell’esercito, generale Volodymyr Zamana, poco dopo l’annuncio dell'”operazione antiterrorismo” e in un comunicato in cui non sono spiegati i motivi della decisione annuncia che al posto di Zamana è stato nominato in sostituzione Yuri Iliin, Capo di stato maggiore della marina. Un segno che la battaglia che si sta combattendo non è solo tra governo e opposizione, ma anche all’interno delle Istituzioni tra due linee contrapposte.
Yanukovich ha attaccato i leader dell’opposizione per le violenze di questi mesi, invitandoli a prendere le distanze dalle forze radicali. “Hanno varcato il limite invitando la popolazione a prendere le armi”, ha detto in tv aggiungendo però che esiste un modo “migliore e più efficace” per risolvere la crisi, attraverso il dialogo e il compromesso. “Non è troppo tardi per fermare il confronto”.

La rivolta però è uscita da Maidan Nezaleshnosti, la piazza dell’Indipendenza, la piazza in cui, 13 anni fa gli ucraini proclamarono la loro indipendenza da Mosca, che i manifestanti occupano da mesi e dove adesso brucia di tutto in barricate improvvisate. Da martedì notte le forze antisommossa hanno cercato di cacciarli dalla piazza e il bilancio era stamattina pesantissimo, almeno 26 morti e 240 feriti senza considerare gli arrestati.

Il parlamento di Leopoli, la “Narodnaja rada”, nell’Ovest dell’Ucraina, ha condannato il “regime” di Kiev per le azioni compiute contro il popolo, annunciando che non avrebbe più preso ordini dal Yanukovich mentre incidenti si registrano anche in altre città occidentali, a Ivano-Frankivsk e a Ternopil, dove gli uffici delle amministrazioni locali sono passati sotto il controllo dei manifestanti.

“Potremmo assistere alle prime ore di una guerra civile”, ha detto Donald Tusk, il premier polacco. La Polonia confina con l’Ucraina, teme una crisi a livello regionale ed è particolarmente attiva sul tema delle proteste pro-Ue.

La situazione lunedì scorso è precipitata dopo una fragile tregua alla crisi iniziata a fine novembre, per il rifiuto di Yanukovich di stringere un accordo di associazione alla Ue, accordo contrastato da Mosca. Dopo settimane di scontri e le dimissioni del premier Mykola Azarov, l’opposizione aveva accettato di sgomberare una parte degli edifici governativi occupati in cambio di un’amnistia per i dimostranti arrestati. Ma la tregua è finita subito quando, martedì, l’opposizione è tornata a marciare sul Parlamento per insistere sull’adozione di emendamenti costituzionali, che avrebbero dovuto ridurre i poteri del presidente. Gli scontri sono diventati sempre più violenti mentre ci si accusa a vicenda di accogliere di accogliere nelle proprie file provocatori armati.

La trattativa con l’Ue è complicata dalla difficilissima situazione economica dell’Ucraina che ha un pesante debito con Mosca per l’acquisto del gas russo. Senza quel gas, per l’Ucraina si prospetterebbe un crollo economico pressoché immediato e attraverso il territorio ucraino passa il gasdotto che porta il metano in Europa. Se Mosca chiude i rubinetti a Kiev, inevitabilmente blocca anche le forniture ai Paesi dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia.

Quanto agli incidenti in corso, Putin che sostiene il governo del presidente Viktor Yanukovich, per bocca del ministro degli esteri ha descritto quanto accaduto ieri in Ucraina come un tentativo di “prendere il potere con la forza” e parla di “oltraggio” per l’assenza di reazione da parte dei Paesi occidentali e dei leader dei partiti dell’opposizione in Ucraina di fronte alle azioni dei “radicali”.

L’Europa, gli Stati Uniti, sono in allarme. Una guerra civile al centro dell’Europa non è una questione che può essere facilmente contenuta, ma ha inevitabilmente una portata internazionale. Non è solo una questione di confini, di interessi strategici della Russia, ma anche culturale perché in Ucraina si confrontano due culture che l’Urss aveva ridotto a forza in uno Stato vassallo.

I ministri degli esteri di Francia e Germania stanno tentando una difficile mediazione e si recheranno domani mattina a Kiev con il loro omologo polacco. Il nostro ministro degli esteri Emma Bonino, ha sottolineato come “nonostante i margini negoziali fra governo ed opposizioni appaiano in queste ore ancora più ridotti, non esiste alcuna vera alternativa alla ripresa del dialogo, che l’Ue intende sostenere col massimo impegno. In caso di continuazione delle violenze – è la minaccia della comunità internazionale contro Kiev – non escludiamo il ricorso a misure restrittive eccezionali”, cioè alle sanzioni. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Casa Bianca. Il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Ben Rhodes, ha condannato la repressione in corso: per eventi del genere “nel ventunesimo secolo non c’è posto”.

La comunità internazionale è preoccupata e anche l’ipotesi delle sanzioni con il rischio di esacerbare le tensioni con Mosca, è motivo di dibattito. Ma l’Europa può fare di più che offrire aiuti sotto varie forme per due miliardi di dollari a un Paese che ha debiti enormi col vicino gigante russo e a cui Putin ne ha già offerti 15?

Secondo Pia Locatelli capogruppo del Misto in Commissione esteri alla Camera, “non si risponde ai miliardi di Putin con delle belle dichiarazioni. Di fronte ai gravissimi e sanguinosi fatti di Kiev, dove libertà e diritti umani sono puntualmente calpestati, le condanne e gli appelli non sono più sufficienti. Le accuse del governo russo che parlano di tentato golpe, ci riportano a inquietanti immagini del passato dove furono i carri armati sovietici a mettere a tacere le opposizioni. Non possiamo permetterci di correre il rischio che la storia si ripeta. L’Europa, che è la naturale interlocutrice delle aspirazioni del popolo ucraino, è stata fino ad oggi timida e poco generosa”.

L’Italia segue con attenzione le vicende perché ci sono circa 500 concittadini che vivono in Ucraina di cui 300 nella capitale Kiev, ma anche dal punto di vista delle ricaduta di un eventuale aggravamento della crisi con la possibile chiusura dei rubinetti del gas dotto come avvenne due anni fa.

L’amministratore delegato dell’ Enel, Fulvio Conti, in un’audizione alla commissione attività produttive della Camera, ha spiegato che in caso di crisi di approvvigionamento del gas dovuta alla situazione in Ucraina, “sicuramente le centrali di Piombino e Montalto di Castro sarebbero quelle deputate a subentrare” per la produzione di energia elettrica. Le crisi del 2008 e del 2012 – ha avvertito – sono avvenute per ben meno di quello che sta accadendo oggi in quel Paese”.

Armando Marchio

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Commenti all'articolo
  1. si sa tutto da anni lo sanno tutti, ma le persone che rappresentano l’Europa o l hanno rappresentata e chi ha avuto responsabilità non hanno mai rivolto l occhio verso Est. In germania lo fanno spesso, la Polonia si interessa alle sorti dell’Ucraina, molto, l’Italia pensa solo ai fatti propri. e che fatti.

  2. Sarebbe interessante conoscere bene i fatti, e capire bene chi sono i rivoltosi. Tuttavia una cosa é emersa in modo evidentissimo: l’Europa si sta disfacendo e non ha la forza e nemmeno la capacità di intervenire.

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