martedì, 26 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’ultimo autogol del PD
Pubblicato il 06-02-2014


Berlusconi e Renzi si assomigliano molto. Per la loro sconfinata autostima. Per la loro spregiudicatezza (intesa nel senso più completo e neutro del termine) e soprattutto nel loro modo di fare la politica. Tutte doti che li rendono, almeno in una prospettiva a breve termine, imbattibili dal personale politico della prima repubblica.

Ma c’è chi va oltre; sostenendo che i nostri due compari si assomigliano perché sono ambedue di destra. Affermazione sostanzialmente vera. Ma con alcune importanti qualificazioni. Il Cavaliere è di destra perché considera il denaro e la possibilità di farne con ogni mezzo, la misura di tutte le cose. E lo è consapevolmente.

Renzi, invece, è di destra per la proprietà transitiva. Insomma, perché appartiene in tutto e per tutto alla cultura della seconda repubblica e perché questa è, nel suo insieme, di destra. Anche senza rendersene conto.

Aggiungiamo che, se il sindaco di Firenze è figlio legittimo della seconda repubblica, il Cavaliere ne è, da sempre il mantenuto e il beneficiario. Il che rende qualsiasi confronto – scontro tra i due sbilanciato a favore del proprietario di Dudù.

Un’ipotesi di lavoro che si può facilmente verificare sulla questione della legge elettorale. Una legge ad un tempo ideologica sino al fanatismo e strumentale oltre i limiti della decenza; costituzionalità compresa.

Ideologicamente, siamo alla esasperazione del criterio della governabilità come assoluto potere di comando, a scapito del criterio della rappresentanza e, quindi, anche della democrazia. Questa è l’unica legge al mondo (a prescindere dai regimi o formalmente o sostanzialmente a partito unico) che garantisce in ogni caso una maggioranza parlamentare a prescindere dal consenso effettivamente raggiunto da una coalizione o, peggio ancora, da un partito (che passerà così da dal 20/30% dei voti al primo turno ad oltre il 50% dei seggi nel secondo; in questo, la legge Acerbo era più onesta…).

Nello specifico, siamo alla spartizione tra compari. A danno di tutti gli altri. Anzi, in esplicita polemica contro gli altri, i “piccoli” additati al disprezzo della pubblica opinione.

Un’abdicazione sui principi da cui Renzi non trarrà alcun vantaggio.

Contro di lui due elementi: il primo è il fattore tempo; il secondo è il fattore coalizione.

Pochi cenni sulla prima questione. Sappiamo tutti che Renzi deve avere fretta. Perché, qui da noi, il ‘nuovo’ scade dopo pochi mesi. In questo quadro, le elezioni in tempi brevi o, comunque, in data certa, sono per il sindaco di Firenze un passaggio essenziale della sua strategia. E invece il Nostro è diventato vittima della sua impazienza (con annesso fondo di brutalità), proponendo una sfida (agli altri partiti, al governo, al Senato) che non è in grado di vincere in tempi brevi e in cui rischia anzi di trovarsi impantanato. E indebolito nell’immagine.

Veniamo allora alle coalizioni. Un tema sul quale i nuovisti della seconda repubblica sono portatori di una opinione incrollabile e, come sempre accade, totalmente falsa.

Nella loro ottica (così spesso riproposta da assurgere a verità rivelata), gli accordi tra i partiti sono da incoraggiare in ogni modo (sino da essere imposti dalle varie leggi elettorali) se fatti prima delle elezioni; mentre sono poco meno di sterco del demonio se fatti dopo.

Nella realtà accade l’esatto contrario. Perché in tutta Europa si sono fatti, in regime proporzionale, ma anche in regime maggioritario, accordi di governo. Dopo le elezioni accordi chiari, fatti alla luce del sole e che hanno dato luogo a governi stabili.

Altra cosa, invece, e questa sì qualificabile come inciucio, l’esperienza di Ulivi, Poli, Beni comuni; tutte coalizioni raccogliticce, basate sul solo scopo di vincere le elezioni e non a caso naufragate, prima o poi, sia in caso di sconfitta che in caso di vittoria.

Nello specifico poi il centro-sinistra aveva, o si attribuiva una maggiore capacità coalizionale. Oggi come oggi, sembra averla persa. Primo perché ha perso il nemico. Berlusconi è stato abbattuto (ma per merito di forze esterne, la magistratura e l’Europa) ma è rimasto con la sua capacità di federatore/padrone del centro-destra e non più come comodo bersaglio.

E allora mancherà al centro sinistra il Nemico contro cui coalizzarsi. E a quel punto ci si accorgerà che manca anche la coalizione. Perché il Pd, con la sua sciocca presunzione di autosufficienza (e con l’uso, insieme prepotente e arbitrario del suo potere di coalizione) rischia di arrivare all’appuntamento elettorale senza alleati.

Sarebbe l’ultimo degli autogol. E il più grave.

Alberto Benzoni

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Adesso comprendo perché il nostro PSI é e resterà per sempre condannato a racimolare percentuali di elettori da rubrica telefonica! Con siffatti presunti compagni capaci solo di fare analisi astiose, spocchiose e vacue!

Lascia un commento