venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nelle elezioni europee
due sinistre a confronto
Pubblicato il 17-02-2014


Elezioni europee-2014Diciamo subito che la candidatura del greco Alexis Tsipras, in sé è una novità. È la prima volta che la sinistra radicale presenta un proprio candidato alla Presidenza della Commissione, seguendo l’analoga scelta fatta dal Pse con la candidatura di Schultz. Nell’ottica comunitaria la cosa significa poco o nulla. Nella forma perché, al di là dei Paesi d’origine, i nomi dei due candidati non figureranno sulle schede. Nella sostanza, perché il  residente della commissione (oltre tutto una figura istituzionalmente “super partes”) non sarà indicato dal Parlamento europeo, ma dai governi, anzi dal “cerchio magico” formato da Parigi, Berlino e dalla tecnocrazia bruxellese (sentita l’Inghilterra) e secondo criteri in cui le indicazioni del voto sono e rimarranno del tutto secondarie.

In chiaro, le candidature di Schultz e (a maggior ragione) di Tsipras non avranno il minimo impatto sul “sistema Europa” così com’è perché questo si muove secondo coordinate che con la politica democratica hanno poco a che fare sia e soprattutto perché, oggi come oggi, la maggioranza dei consensi andrà alle formazioni di destra, europeiste, euroscettiche o euro fobiche che siano.

E allora perché “metterci la faccia”? In generale, ciò significa rispondere di un impegno e anche nel nostro caso è così. Con Schultz i socialisti si impegnano a mettere in campo una proposta di Europa se non alternativa, comunque distinta da quella “penitenzial-liberista” perseguita (anche con il loro consenso) nel corso di questi anni. Con Tsipras la sinistra radicale (che, sia detto per inciso, in quasi tutta Europa è di matrice socialista) vuole far propria la protesta populista (la contestazione dell’Europa così com’è) ma anche combatterne le proposte. Così, nessuna uscita dall’euro, nessun ripiegamento nazionale ma impegno internazionalista per costruire un’Europa diversa.

Ciò posto è sintomatico che ambedue le proposte stiano partendo proprio dall’Italia. È con il Congresso di Roma di fine febbraio che si registreranno l’entrata formale del Pd tra i partiti fratelli e, insieme, il lancio formale della candidatura del presidente del parlamento europeo. È dal nostro Paese che è partita, prima con un appello, poi con la presenza materiale di Tsipras, il lancio del candidato greco.

Il fatto è che ambedue le operazioni nascono da esigenze interne. La prima di valore propagandistico – simbolico (valorizzare la candidatura di Schultz e chiudere positivamente la pratica dell’entrata del Pd nel Pse); la seconda, e assai più ambiziosa, di carattere politico.

Per capirne la portata, occorre, come sempre, partire dall’anomalia italiana. Nel caso specifico, nei rapporti con l’Europa. Abbiamo una sinistra di governo, caratterizzata da un europeismo insieme retorico e subalterno. Abbiamo una sinistra radicale del tutto afasica su questa come su molte altre questioni. Il risultato è che la protesta delle vittime indifese di una globalizzazione incontrollata (di cui l’Europa appare il luogo deputato) viene gestita politicamente da Grillo, Lega e, all’occorrenza, da Berlusconi.

La prima possibile risposta è allora quella di costruire anche in Italia una sinistra in grado di recepire la protesta della gente; ma per cambiare l’Europa non per rinnegarla. Un progetto che può però partire solo a due condizioni.

La prima è quella di avere un testimonial credibile. E Tsipras lo è sicuramente; perché appartiene, nella sostanza, alla famiglia storica della sinistra socialista, perché è europeista e soprattutto perché è greco.

Tsipras. Un papa esterno. E, seconda condizione, un promotore anch’esso esterno. Nessuno dei capi e capetti della sinistra esistente, già auto rottamata di suo, bensì la figlia di Altiero Spinelli, federalista, ma anche sensibile alle ragioni dei “populisti”pregiudizialmente schifati da Scalfari & C. e con il concorso di una schiera di intellettuali nell’insieme più che degni di questo nome. L’idea sembra quella di costruire, a partire dalla campagna elettorale, una sinistra diversa con il concorso di gente nuova, costruita su contenuti economico-sociali e libera, nella misura del possibile, dai vecchi fantasmi e dai vecchi apparati.

Un progetto che, come spesso accade, rischia di naufragare in corso d’opera (e non tanto sull’iscrizione a questa o quella famiglia europea, a quanto pare libera per tutti, quanto su beghe e pregiudiziali tutte interne ). Ma che può meritare il nostro spassionato augurio.

E qui l’indicazione di Vendola: ‘con Tsipras ma non contro Schultz’ è, tutto sommato, valida, almeno in prospettiva. Per dirla in sintesi, se la sinistra storica saprà battersi, insieme per più Europa e per una diversa Europa, si troveranno automaticamente le vie del comune impegno; mentre, in caso contrario, comune sarà la sconfitta.

Alberto Benzoni

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