martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Non è mai troppo tardi”: tv e scuola di ieri e oggi
Pubblicato il 27-02-2014


Fiction Rai  - Non è mai troppo tardiUscire dalla crisi tramite l’istruzione e ripartire da essa: questa la promessa del nuovo premier Matteo Renzi. Ricominciare con la scuola è una prerogativa, ieri come oggi. E occorrerà farlo anche tramite la tv. Il “mattatore” Renzi, pertanto, dovrà improntarsi un pedagogo con fu il maestro Alberto Manzi, di cui è andata in onda la fiction “Non è mai troppo tardi”. Un capolavoro di Campiotti che mette a nudo criticità (ancora irrisolte) della scuola e della televisione di ieri e di oggi.

UN POLITICO E’ UN PEDAGOGO – Se un politico lavora per il bene pubblico, deve essere anche un pedagogo, in grado di ascoltare i bisogni della gente, favorendo il suo diritto all’istruzione, poiché è con essa che la popolazione potrà esprimere e far valere la sua legittima opinione pubblica, che è quella che fa crescere un Paese, che lo toglie dall’analfabetismo e da una crisi che è quasi più di valori che economica. Oggi, infatti, seppur sia presente nel Mezzogiorno un alto grado di scarsa alfabetizzazione, il vero analfabetismo è rappresentato dal non saper più comunicare, dal non sapersi più parlare, dal non essere in grado di veicolare valori positivi, quasi che la politica sia un’entità a sé stante, estranea alla gente che non si sente più rappresentata. E ciò non è più ammissibile. Così fu per la crisi che sfiorò la scuola, in cui i metodi tradizionali non erano in grado di rispondere all’esigenza di garantire l’equo diritto allo studio, anche ai più poveri e ai più deboli; un’impostazione che discriminava, fingendo di premiare i meritevoli, quando invece questi ultimi erano solamente coloro che meglio rispondevano alle mere richieste di comodo, come se la storia fosse solamente date, ad esempio, e non l’insegnamento di chi ha rischiato la vita per degli ideali. La scuola deve garantire di far evolvere una società e non di appiattirla, poiché nell’ “ignoranza” un popolo si gestisce e si controlla meglio.

LA SITUAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA – Spesso bistrattata, la scuola pubblica non viene finanziata, anzi è a volte declassata nei confronti di quella privata, che rischia di enfatizzare una visione classista e di nicchia dell’istruzione stessa. Pubblica significa di tutti. Ciononostante tale accezione si perde molte volte nel dimenticatoio dei corridoio dei luoghi dove si svolgono i concorsi pubblici, dove vengono affissi risultati spesso fasulli, che demoralizzano, scoraggiano e, al tempo stesso, infervorano le menti e i cuori di giovani che chiedono un lavoro onesto, un futuro, senza sentirsi derisi o senza che le loro speranze siano vanificate. Anche il maestro Manzi ne fu vittima, ed erano i lontani anni Sessanta; da qui si deve cominciare a cambiare quest’Italia che non può più aspettare. La riforma Gelmini fallì; ci fu un tentativo abortito di tornare al maestro unico; ora i ministri nominati da Matteo Renzi non potranno più sbagliare: né Stefania Giannini (all’Istruzione), né Dario Franceschini (alla Cultura). Perché la cultura è un diritto e una risorsa, economica, ma anche morale, di dignità umana. Cultura è Lavoro.

L’AVVIO NECESSARIO ANCHE MEDIANTE LA TV – Il Maestro Alberto Manzi seppe cogliere le innumerevoli opportunità che lo schermo poteva offrire e le sfruttò in pieno in maniera geniale. Con l’epoca moderna tutto ciò è andato perduto. Invece che programmi come “Non è mai troppo tardi”, che doveva “divertire come Lascia o raddoppia”, oggi abbiamo il “Grande Fratello” e i talent show che tendono a cadere più nella trappola del trash che nell’obiettivo di veicolare un talento, diffondere la passione per una professione o un’arte. Per quale motivo, nell’era del digitale, non affiancarli, se non sostituirli, con trasmissioni in grado di istruire, anche sull’uso di programmi per il computer o lingue (corsi che adesso vengono effettuati tutti tramite internet e il pc)? Giusto per fare un esempio. Non dimentichiamo che è del 1966 il programma “Telescuola”, mentre oggi si preferisce il tempo prolungato. Una spinta viene da molti giovani che usano le nuove tecnologie facendo strada: è all’avanguardia l’idea di ripetizioni tramite Skype o il social network Facebook.

LE NUOVE STRADE – Sicuramente “Non è mai troppo tardi” per progredire, per migliorare la scuola e la televisione. Un esempio, positivo, viene dal canale tv Real time in cui vi sono stati ideati programmi istruttivi: sul bricolage e l’artigianato, sull’imparare a cucinare, una cucina facile e veloce quanto più sofisticata e ricercata con dolci elaborati artisticamente; sull’insegnare a vestirsi o truccarsi o ad abbellirsi le unghie, senza scendere nella superficialità. Particolarmente interessante il programma, tra gli altri, di “Dire, fare, baciare”, in cui si cerca di far apprendere a ragazze ossessionate dall’estetica di accettarsi così come sono, acqua e sapone piuttosto che con un “trucco e parrucco” esagerato. Incredibile che l’innovazione parta da canali minori. Ci piacerebbe vedere anche sulla Rai o su Mediaset esempi del genere. Il fatto che a Sanremo sia stato presentato il film “Non è mai troppo tardi” è già un buon inizio. Così come il programma di Rai Educational del 2004 “Non è mai troppo tardi”. Speriamo si continui su questa strada. La tv è cambiata quando è stata troppo improntata sullo share. E forse è quello da cambiare. Anche in politica e, soprattutto, nelle aule parlamentari, in cui dibattiti troppo accessi, troppe volte, non fanno di certo scuola (soprattutto a livello internazionale). Allora occorre chiedersi per quale motivo all’estero la scuola e l’istruzione funzionino meglio: forse per la maggiore capacità di innovare?

Barbara Conti

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