lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pannelli solari sul tetto?
Attento il fisco ti vede!
Pubblicato il 18-02-2014


Pannelli fotovoltaiciChi ha installato un impianto fotovoltaico non sa che potrebbe dover pagare più tasse. Sembra che lo Stato non perda occasione per apparire come un vampiro assetato del sangue dei contribuenti, una sensazione che si evince dalla lettura di una circolare dell’Agenzia delle entrate, la 36 del 19 dicembre 2013. In poche parole se l’impianto supera i tre kilowatt – l’impianto minimo-medio per soddisfare le esigenze di una famiglia non numerosa – per il fisco non è più una ‘casa’, ma potrebbe essere un ‘opificio’, tradotto una centrale per la produzione di energia elettrica. Ci sarebbe da ridere e invece c’è da piangere.

Chi ha installato un pannello di potenza inferiore o pari ai tre Kw, sa bene che deve integrare le esigenze energetiche con la rete pubblica perché tra nuvole, lavatrici e cali di tensione, l’autosufficienza non è per nulla garantita e dunque sovente ha scelto potenze superiori attorno ai 5 Kw, anche perché con gli anni i costi di installazione sono diminuiti, l’efficienza è migliorata e gli incentivi pubblici si sono mantenuti alti. Ma lo Stato con una mano dà e con l’altra evidentemente riprende.

Secondo i dati del Gestore nazionale dell’energia, il GSE, a fine 2012 in Italia c’erano 154.637 impianti con una potenza inferiore a 3 kW, mentre ce n’erano quasi il doppio, 267.710, con una potenza compresa tra 3 a 20 kW. Da notare che il numero di impianti di potenza minore, rispetto all’anno precedente, erano cresciuti di ben il 39,8% e quelli più potenti, addirittura del 49,4%, come effetto degli incentivi, della necessità di programmare una riduzione delle spese a medio-lungo termine e della crescente educazione al rispetto dell’ambiente.

A fronte di questa interessante e utile espansione del fotovoltaico all’Agenzia delle entrate si sono chiesti se il tutto comportasse o meno una variazione catastale, anzi si sono divisi tra chi sosteneva che gli impianti rientravano nella categoria degli opifici e chi invece li riteneva degni solo di una qualificazione ‘mobiliare’. Alla fine è emersa la decisione della suddivisione nelle due categorie, più o meno di tre kilowatt.

Dunque a chi ha un impianto di fascia superiore, un ‘opificio’, oltre che sentirsi un industriale del settore energetico dovrà anche preoccuparsi di verificare se il valore dell’impianto suddetto supera o no il 15% della rendita catastale. In questo caso gli toccherà fare una variazione catastale e conseguentemente vedrà crescere Imu, Tasi e quant’altro sorgerà negli anni a venire sul fronte della tassazione degli immobili. Il giudizio finale dipenderà comunque dalla rendita di partenza, che può essere molto diversa a seconda della categoria catastale: le villette, ad esempio, non sono iscritte in Catasto come A/7 (villini), ma come A/2 (abitazioni civili).

In particolare, l’Agenzia ricorda che devono essere considerati impianti di modesta entità quegli impianti che soddisfano almeno uno dei seguenti requisiti: la potenza nominale dell’impianto fotovoltaico non è superiore a 3 chilowatt per ogni unità immobiliare servita dall’impianto stesso; la potenza nominale complessiva, espressa in chilowatt, non è superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto, indipendentemente dalla circostanza che sia installato al suolo oppure sia architettonicamente o parzialmente integrato ad immobili già  censiti al catasto edilizio urbano; per le installazioni ubicate al suolo, il volume individuato dall’intera area destinata all’intervento (comprensiva, quindi, degli spazi liberi che dividono i pannelli fotovoltaici) e dall’altezza relativa all’asse orizzontale mediano dei pannelli stessi, è inferiore a 150 m.

I più colpiti, pare, saranno gli amanti del fotovoltaico che abitano in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna perché è in queste tre regioni che si registra il maggior numero di impianti compresi tra i 3 e i 20 Kw. A Sud invece, là dove il sole picchia di più e più a lungo, si trovano gli impianti più grandi, questi davvero ‘opifici’ in grado di generare discrete quantità di energia elettrica che vengono immesse, e remunerate, nella rete nazionale.

Armando Marchio

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