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Opinioni e commenti
 

PERCORSO DI GUERRA
Pubblicato il 07-02-2014


Renzi-Letta-Berlusconi

“Vogliamo presto andare al voto. Abbiamo idee di governo. Certo intendiamo prima che si trasferisca sul piano delle leggi e della Costituzione il patto che il presidente Berlusconi ha stipulato con il segretario Renzi”. Non sono parole a caso quelle che arrivano da Forza Italia, consegnate alle pagine del Mattinale, nota politica redatta dallo staff del gruppo dei forzisti alla Camera. Sono parole che, spostano l’attenzione su un particolare in ombra negli ultimi giorni, ma tutt’altro che marginale. Parole che vanno lette alla luce della situazione. In casa PD la tensione non accenna a diminuire: Renzi ha, fino ad ora, respinto l’invito a prendere parte al governo arrivando a sostenere che lui al governo con Berlusconi non può proprio andare. Un po’ strano che il neosegretario PD si trinceri dietro motivazioni di questo visto che proprio lui ha riabilitato il Cav grazie all’accordo BR siglato al Nazareno sulla legge elettorale.

Letta, stretto sotto il fuoco incrociato, non ci sta a farsi massacrare. Renzi dal canto suo si guarda bene dall’assumere responsabilità di governo, forse cosciente dell’impossibilità di mantenere fede fosse anche solo ad alcune delle tante promesse fatte stante la complessità della situazione. Nello stesso tempo, però, non risparmia critiche all’Esecutivo e arriva fino ad affermare che eventuali elezioni anticipate favorirebbero lui, ma non il Paese: un’affermazione che contraddice i pronostici visto che i sondaggi danno il PD in difficoltà e Grillo in crescita.

È, dunque, possibile che Renzi sia finto in un vicolo cieco, vittima del meccanismo che lui stesso ha avviato e che ora non riesce più a fermare? Possibile, forse probabile; del resto quello che si apre di fronte al governo nelle prossime settimane sembra un vero e proprio percorso di guerra che solo un esecutivo molto coeso e ‘allenato’ sarebbe in grado di superare, vivo.
Andiamo per gradi: innanzitutto arriva un primo stop rispetto agli emendamenti del Pd che introducono nella riforma elettorale le primarie disciplinate e organizzate dallo Stato. Sulla questione sarebbe, infatti, intervenuto il Tesoro informando che l’eventuale costo per l’erario di una norma del genere equivarrebbe quasi a quello sostenuto per le elezioni vere e proprie, cioè insostenibile. Tanto varrebbe aver introdotto le preferenze.

Difficoltà anche sul fronte degli altri emendamenti: i più insidiosi sono cinque e riguardano la legge elettorale e il conflitto d’interessi; fra questi una presentata dai socialisti Pia Locatelli, Marco di Lello, Oreste Pastorelli, Lello Di Gioia. Il punto saliente della proposta firmata PSI stabilisce che “i membri del Parlamento non possono avere, nelle imprese che siano in rapporti con le amministrazioni pubbliche, interessi rilevanti” in qualità di amministratore o dirigente o attraverso “il controllo anche per interposta persona” (coniuge, convivente di fatto, parente fino al quarto grado). È previsto nella proposta che il parlamentare eletto possa “rimuovere” l’incompatibilità, dando ad esempio “mandato irrevocabile per la vendita delle proprie quote”. Sugli emendamenti la prossima settimana la Camera potrebbe essere chiamata a votare a scrutinio segreto.

La deputata Pia Locatelli ha poi presentato un emendamento su un’altra questione molto spinosa, l’effettiva parità di genere nella formazione delle liste: nel progetto BR, infatti, è previsto che ci sia un’alternanza di 2 a 1, ovvero almeno una donna per ogni due candidati di sesso maschile. Locatelli, così come le donne di tutti i gruppi che hanno presentato emendamenti simili, ad esclusione dei penta stellati e di Fratelli d’Italia, propongono che ci sia, invece, un’alternanza singola 1/1 e che sia introdotta l’alternanza anche dei capilista, non solo delle candidature. Un altro terreno spinoso, soprattutto in un Parlamento a maggioranza di uomini: forse per questo il segretario democratico, dopo i proclami sulla parità strillati in giro per l’Italia dal suo camper, si è guardato bene dal proporre un sistema che fosse realmente in grado di promuovere la parità.

La partita, dunque, si gioca ora sul terreno del voto palese versus voto segreto, come su molti altri punti di frattura: la posta in gioco, sempre la stessa; la tenuta del governo e le eventuali elezioni anticipate. E, se il gioco tra Letta e Renzi, rinviato di quindici giorni in quindici giorni, prima o poi dovrà finire, sarebbe interessante capire cosa davvero pianifica il Cav.
Resuscitato per miracolo dal giovane Renzi, Berlusconi è cosciente che il suo tempo stringe e che, se vuole dare un futuro alla sua creatura, più che mai instabile e senza un erede al trono, deve agire in fretta, capitalizzando ogni occasione, anche quelle fortuite. Un gioco di furbizia che, fino ad ora, il Cavaliere ha sempre dimostrato di saper condurre meglio di chiunque altro.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Quando si parla di leggi elettorali ognuno chiaramente ha la propria visione ma le tante critiche e direi opportune, a questa proposta portano a concludere che non va tendenzialmente al meglio di cui vorremo parlare. Questa legge doivrebbe salvaguardare la governabilità a tutti i costi a scapito della rappresentatività. A ben guardare la stabilità e la governabiltà non sono il meglio in modo assoluto perchè esempi ne abbiamo visto anche in passato di governi durati in carica 5 anni con larga maggioranza che hanno prodotto solo guasti all’Italia. Seconda questione se un governo stabile è inerte o inefficiente bisogna sorbirselo comunque per 5 anni perchè nessuno sarà in grado di mandarlo a casa.

  2. cari compagni del PSI ora occorre lavorare su due livelli:
    alle europee puntare con coraggio al 4%-sarebbe un grandissimo lievito per tutti i riformisti ( e uno scorno per la bozza Renzusconi)
    alle politiche italiane 2015 accordi col PD per garantirsi alcuni eletti in lista e superare lo scoglio del 4%.
    La deriva renziana del PD lascia molti spazi ai riformisti di sinistra, Avanti.
    Carlo 1951 (riformista ex PCI)

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