mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Previdenza, lavori usuranti: nessuna novità per il 2014
Pubblicato il 09-02-2014


Nessun riconoscimento ulteriore per i lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno cominciato a lavorare in giovane età e per chi esercita lavori usuranti cioè svolge prevalentemente attività manuali ripetitive o faticose. In ambito pensionistico, il punto di riferimento rimane la legge Fornero. Per i primi, se uomini, servono 42 anni e 6 mesi di carriera, se donne 41 anni e 6 mesi. Ma chi si ritira dal lavoro tra i 60 e i 62 anni è soggetto a una penalizzazione tra l’1 e il 2%. E naturalmente chi ha iniziato molto giovane e ha meno di 60 anni, il taglio è ancora maggiore.  Non va meglio per chi svolge lavori usuranti come turni di notte o in luoghi ad alte temperature. Se dipendenti di aziende private possono andare in quiescenza a 61 anni e se la somma della loro età e dell’anzianità di carriera (la cosiddetta soglia) raggiunge la quota di 97. Se autonomi, la somma deve essere pari a 98. Prima dell’introduzione delle disposizioni stabilite dall’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, era prefigurato uno sconto ulteriore di 3 anni sul requisito anagrafico minimo richiesto per congedarsi dal lavoro. E se dal 2018 sarà parificata l’età di vecchiaia tra uomini e donne, per quanto attiene la pensione anticipata dei lavoratori generici, dal 2014 gli uomini potranno andare a riposo in anticipo rispetto all’età di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati. Lo scorso anno era concesso un mese in meno. Alle donne servono almeno 41 anni e 6 mesi di contributi. Anche per loro, dunque, un mese in più rispetto a quanto prescritto nel 2013. Questi requisiti saranno ritoccati solo dal 2016 in base all’aumento della speranza di vita. In compenso, la legge di stabilità ha postulato una parziale rivalutazione degli assegni per chi è già a riposo. E’ appena il caso di ricordare la disciplina sull’ammissione al pensionamento di anzianità per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, con requisiti agevolati rispetto a quelli fissati per la generalità dei lavoratori dipendenti, è stata completamente revisionata nel corso del 2011 (decreti 67 e 214). A partire dall’anno 2012 sono stati modificati i requisiti di accesso al beneficio. La domanda di ammissione all’agevolazione previdenziale (disponibile sul sito internet www.inps.it nella sezione moduli) e la relativa documentazione devono essere trasmesse telematicamente alla competente struttura territoriale dell’Istituto entro il 1° marzo dell’anno di perfezionamento dei requisiti agevolati, qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012. Si rammenta per ogni opportunità che, l’istanza intesa ad ottenere il riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti può essere inoltrata anche da lavoratori dipendenti che abbiano espletato lavori faticosi e pesanti e che conseguano il diritto alla pensione di anzianità con il cumulo della contribuzione corrisposta in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi. In tali casi, la riduzione del requisito anagrafico e delle quote deve essere effettuata in funzione dei requisiti previsti dalla legge n. 247 del 2007 per i lavoratori autonomi. Buco nei conti dell’istituto di previdenzaInps, in rosso nel 2014 Nel 2013 sono stati state liquidate 649.621 nuove pensioni con un calo del 43% rispetto ai 1.146.340 di nuovi assegni definiti nel 2012. E’ quanto emerge dal raffronto tra il bilancio preventivo Inps per il 2014 (nel quale sono contenuti i dati 2013 assestati che risentono della riforma Fornero) e il bilancio sociale dell’Istituto per il 2012. A fronte di 649.621 nuovi assegni accolti nel 2013, secondo il bilancio di previsione per il 2014 a breve all’esame del Civ Inps – sono state eliminate 742.195 trattamenti di quiescenza. Di fatto quindi le pensioni in essere a fine 2013 sono quasi 100.000 in meno di quelle vigenti a fine 2012 (18.518.301 nel 2013 e 18.607.422 a fine 2012). Il divario dovrebbe aumentare ancora nel 2014 con 596.556 nuove prestazioni previdenziali stimate e 739.924 rendite che si ipotizza di eliminare. Tra il 2013 e il 2014 si prevede un crollo dei nuovi trattamenti di anzianità. Nel 2013 in base ai dati assestati sono stati nel complesso 170.604 (tra questi quasi 133.000 le pensioni anticipate di anzianità liquidate ai lavoratori dipendenti) mentre nel 2014 si stima che scendano a quota 80.457 (57.891 delle quali ai lavoratori dipendenti) con una flessione del 52,8%.Anche per l’anno corrente si parla di un possibile rosso 12 miliardi. Nel 2014 infatti l’Inps prevede un risultato di esercizio negativo per 11.997 milioni di euro, un dato che fa scendere il patrimonio (a 7.468 milioni a fine 2013) a -4.529 milioni alla fine di quest’anno. Il valore contenuto nel bilancio di previsione per il 2014 che come detto sarà esaminato a breve dal Civ non tiene conto dell’intervento tecnico contabile contenuto nella legge di stabilità per neutralizzare la pregressa passività patrimoniale ex-Inpdap, pari a circa 25,2 miliardi di euro. Nel documento si rimarca che a fronte del trasferimento definitivo delle anticipazioni concesse dallo Stato fino all’esercizio 2011 pari a 25.198 milioni di euro di cui 21.698 per anticipazioni di bilancio e 3.500 per anticipazioni di tesoreria prefigurato dalla legge di stabilità il risultato economico di esercizio nel 2014 passa da un disavanzo di 11.997 milioni a un avanzo di esercizio di 13.201 milioni. Il patrimonio netto a fronte di questo cambiamento risalirebbe a quota 20.669 milioni (da -4.529 milioni senza l’intervento della legge di stabilità). ”Il sistema previdenziale è perfettamente in equilibrio. Con la legge di stabilità il patrimonio Inps è protetto dall’erosione determinata dall’incorporazione Inpdap”. Ha subito affermato per contro l’Inps in una specifica nota. Il risultato d’esercizio dell’Inps per il 2013 sarà negativo per 14,4 miliardi.

Lo si legge espressamente nel preventivo dell’Istituto per il 2014. Con questo passivo il 2013 si chiude con un patrimonio netto di appena 7.478 milioni. Per il 2014 si prospetta un ulteriore passivo di 11.997 milioni in attesa di chiarire però se lo Stato si accollerà in via definitiva l’onere delle pensioni dei dipendenti pubblici dal 2012 in poi (anno della confluenza dell’Inpdap nell’Inps). La spesa pensionistica finanziata in via principale dei contributi corrisposti dai lavoratori e dai datori di lavoro nel 2014 ammonterà a 243,4 miliardi (+1,1% sul 2013) e sarà pari al 15,19% del pil. Stando a quanto riportato dall’Inps nel bilancio di previsione 2014 che sarà a breve al vaglio del Civ. Nel documento, come riferito, si sottolinea che la spesa pensionistica complessiva comprese le pensioni erogate per conto dello Stato (come quelle sociali o agli invalidi civili) ammonterà a 255,5 miliardi, pari al 15,94% del pil (16,21% nel 2013).

Carlo Pareto

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