venerdì, 20 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Rc auto: va contromano il ddl del governo
Pubblicato il 18-02-2014


Assicurazioni-autoUno sconto del 7% per il montaggio della cosiddetta scatola nera, da applicarsi sulla media dei prezzi praticati dalla Regione di riferimento; uno sconto che può variare dal 5 al 10% per i risarcimenti “in forma specifica”, cioè quelli realizzati da carrozzerie che abbiano una convenzione con la compagnia assicuratrice; uno sconto del 4% in caso di divieto di cessione del diritto a essere risarciti e infine uno sconto del 7% sulle prestazioni sanitarie di medici e professionisti in genere convenzionati. Queste le componenti della percentuale al ribasso – pari al 23% – contenute nel disegno di legge approvato dal governo lo scorso 10 febbraio, in attesa di essere sottoposto all’approvazione delle Camere. Avanti! ne ha parlato con Giovanni Thau, broker assicurativo che ha elaborato una serie di riflessioni e spunti sulla riforma del sistema assicurativo e che boccia il ddl in questione.

Thau, cosa pensa di questo disegno di legge recentemente approvato dall’esecutivo?

Non va nella direzione giusta, l’eccessivo controllo non porta a niente. Il consumatore viene privato della facoltà di scegliere. Per esempio, la scatola nera – la cui installazione sarebbe a carico dell’utente – è uno strumento che potrebbe sollevare problemi sulla violazione della privacy. L’utilizzo del sistema fruibile per i controlli dalle compagnie e loro personale dall’assicurato potrebbe essere comunque di facile manomissione, con accesso ai dati e l’uso fraudolento degli stessi da parte di terzi. Dalla mia esperienza personale posso affermare che il sistema applicato sulla mia vettura è impreciso. Inoltre si è introdotta una norma per limitare il risarcimento delle micro lesioni, se non confutabili con giudizio clinico supportato da esami. Meritevole nello spirito assicurativo e di riduzione del grado e frequenza del danno, ma priva – di fatto – un danneggiato della possibilità di essere risarcito contravvenendo ai disposti del codice civile, per il quale chi arreca ad altri danno ingiusto è tenuto al risarcimento (danno-capitale, interessi e spese), negando il principio di tutela del terzo danneggiato, sancito dal legislatore con l’introduzione dell’obbligatorietà dell’assicurazione Rca, legge 990/1969. L’insieme di norme emanate rappresenta un tentativo delle compagnie di risolvere un problema delle stesse – ovvero di contenere il prezzo medio del sinistro – non tenendo conto dell’altra parte del contratto, ossia l’assicurato e il danneggiato, con conseguenza per il danno ai beni di dover ricorrere a centri convenzionati con le compagnie, facendo perdere ai clienti le garanzie delle case costruttrici poiché molte di queste non riconoscono riparazioni effettuate presso centri non ufficiali, e fanno decadere la garanzia. Per quanto attiene il danno fisico il ricorso a medici convenzionati priva il cliente della facoltà di scelta per la tutela della propria salute, e lo obbliga al ricorso di professionisti – certamente validi – della cui professionalità avrebbe fatto a meno. Oltre a quanto sopra considerato – il costo/ora di mano d’opera – non vedo la possibilità di ridurre così considerevolmente i costi per le imprese. Il sistema più semplice e remunerativo per il cliente sarebbe fargli decurtare dalle imposte da versare, le imposte e gabelle varie del contratto Rca: 16% tasse, 10,50% Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), 3% Fondo vittime, 1% Fondo antiracket. Dalle imposte e non dall’imponibile. Su un prezzo medio di 1.000,00 euro un cliente pagherebbe meno imposte per totali € 330,00 c.a. E magari grazie a questa riduzione passa da uno scaglione di imposta più alto a uno più basso, mentre con quanto proposto dal governo risparmia 230,00 euro ed è pieno di limitazioni.

Da esperto del settore quali suggerimenti fornirebbe nell’ambito della Rca e delle tariffe?

In primo luogo inserirei la tariffa unica nazionale, con i suoi pro e contro. Procederei poi con la liquidazione dei sinistri entro 30 giorni, inserendo l’obbligo di chiudere i bilanci delle società assicurative entro il 31.12, senza possibilità di apporre riserve sinistri stimate prudenzialmente, ma con il massimo di €100,00 a sinistro, considerando che comunque le passività dei sinistri son considerate nel calcolo dei premi e generalmente riassicurati.  A mio avviso i sinistri non chiusi non andrebbero portati a bilancio. Un altro punto concerne la non reciprocità dei diritti tra la compagnia e il consumatore, che rappresenta la parte debole del contratto. Introdurrei inoltre l’assicurazione sulla patente di guida e non sul mezzo, che presuppone una valutazione sul guidatore. E poi è molto più difficile contraffare un documento come la patente piuttosto che un contrassegno: tutto ciò che può essere sottoposto a furto o a contraffazione andrebbe abolito. Abolirei poi il cosiddetto Decreto Bersani per i neo-patentati, reintrodurrei il tacito rinnovo e obbligherei le compagnie al rispetto delle riduzioni o degli aumenti sinora chiaramente espressi nelle clausole bonus/malus. A oggi la Rca in Italia è esattamente come se assicurassimo il bisturi e chiunque muova lo stesso, ma gravando le valutazioni sul bisturi. L’Europa si muove diversamente.

Silvia Sequi

 

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