lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Reichlin, un occhio benevolo sulla finanza senza regole
Pubblicato il 17-02-2014


Lucrezia ReichlinUno dialogo riportato nel fascicolo allegato al numero 1/2014 di Micromega concerne il rapporto tra “Finanza e Democrazia”; il dialogo si svolge tra il nuovo astro italiano dell’economia, Lucrezia Reichlin, e Luciano Gallino. Strana coppia, ma soprattutto strane sono le argomentazioni della Reichlin, figlia di Alfredo, ex dirigente del PCI, e di Luciana Castellina, anch’essa “vecchia pasionaria” della sinistra. A chi non sapesse che la loro figlia insegna economia alla London Business School, che è presidente del consiglio scientifico del think-tank Bruegel di Bruxelles, che è editorialista del “Corriere delle Sera”, che è membro del consiglio di amministrazione di Unicredit Banking Group e di Ageas Insurance Group, che ha ricoperto la carica di direttore alla ricerca presso la Banca Centrale Europea, che è stata tra i papabili per la poltrona da ministro dell’economia nel governo-Letta, in sostituzione di Saccomanni, e che è ora in corsa per entrare a fare parte della squadra del futuro governo-Renzi, verrebbe da pensare che, considerati i cromosomi dei quali è portatrice, ella non possa che esprimere una critica integralista dei mercati finanziari e sostenere il primato delle politica sui mercati, per dettarne le regole di funzionamento.Invece, no! Lucrezia è un “duro” difensore dei mercati e, in particolare, di quelli finanziari, nonostante che il mondo intero, con l’eccezione delle autorità monetarie degli USA e del Giappone, li considerino i principali responsabili, se non gli unici, della crisi che ha colpito l’economia mondiale a partire dal 2007/2008, con il default dei prestiti sub-prime. La spada in difesa dei mercati finanziari viene “brandita” da Lucrezia, nel dialogo coordinato da Micromega, contro – è da supporre – un esterrefatto Gallino, al quale è stata negata in toto la condivisione, sia pure in parte, delle sue osservazioni riguardo alla individuazione dei centri finanziari responsabili della crisi.

In considerazione della rilevanza che riveste l’impatto del funzionamento dei mercati finanziari sul normale funzionamento dei moderni sistemi economici industrializzati ed integrati nell’economia mondiale, di recente è stato stipulato a livello di Unione Europea, un accordo sul meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie; accordo sul quale molti analisti hanno sottolineato diversi aspetti critici. In proposito, la Reichlin, facendo largo uso di una terminologia tecnica anglosassone che mette in seria difficoltà il lettore comune, ha riconosciuto che si tratta di un passo importante, perché sancisce alcuni punti fermi, fra i quali quello del “bail-in”, cioè della partecipazione dei “creditori-junior”, ovvero dei privati-clienti che diventano “junior” rispetto alle Istituzioni, nel caso di un fallimento bancario; per la Reichlin, l’importanza dell’accodo è soprattutto riconducibile alla necessità di evitare, come è già successo, che siano i “taxpayer”, cioè i contribuenti, a pagare i costi dei fallimenti bancari; bella roba!, come se la maggioranza dei creditori-clienti-junior delle banche non coincidano sostanzialmente con i “tartassati”. Malgrado questo aspetto dell’accordo costituisca un primo passo verso un più stabile governo dei sistemi economici, è previsto che il fondo salva-banche da costituire entri in vigore molto tardi (2025) e sia dotato di risorse che la Reichlin giudica insufficienti (55 miliardi), se si confronta la dotazione con le stime del mercato riguardo allo “shortfall” (deficit) di capitale che risulterà dall’“asset quality review” (revisione della qualità degli attivi) delle singole banche.

Luciano Gallino ha osservato che il sistema finanziario europeo ha tre grossi problemi che hanno notevolmente contribuito a causare la crisi tra il 2007 e il 2008: l’eccessiva dimensione, che fa delle banche delle entità con una forza economica ben superiore a quella di molti Paesi europei; il fatto che le banche europee siano organizzazioni complesse che compiono congiuntamente attività di “retail” (credito ordinario) e attività di “investment banking” (attività d’investimento di ogni genere); infine, il fatto che le stesse banche abbiano rapporti stretti con il cosiddetto sistema bancario ombra (shadow banking system), ovvero con l’insieme degli intermediari finanziari non bancari, che forniscono servizi simili a quelli delle banche commerciali tradizionali, che le banche stesse hanno concorso a creare e che, secondo stime, ha un attivo pari al totale degli attivi delle banche dell’intera eurozona.

Il “sistema-ombra” gestisce “fondi speculativi”, “fondi del mercato monetario” e “veicoli di investimento strutturato”, con cui esso prende a prestito mezzi monetari mediante l’emissione di titoli a breve termine a bassi tassi di interesse per prestarli con l’acquisto di titoli a lungo termine a tassi di interesse più elevati. In considerazione di ciò, il sistema-ombra rappresenta, secondo Gallino, una costante minaccia alla stabilità economica; pertanto, l’accordo stipulato dall’Unione Europea è abbastanza marginale, soprattutto perché manca di introdurre elementi di salvaguardia della stabilità dell’economia reale, a causa dell’eccesso di attività non regolamentate dei mercati finanziari.

La Rechlin, pur condividendo che l’aumento del peso del settore finanziario rispetto all’economia reale ha dato origine a un’inadeguata regolamentazione dei mercati finanziari, valuta che la crisi avviatasi nel 2007/2008 sia endogena ad altri fenomeni, in particolare al “global imbalance” (squilibrio globale) tra paesi creditori e paesi debitori, tra i quali gli USA. Per quanto l’asimmetria abbia creato una situazione in cui i flussi finanziari e mal regolati sono stati gestiti dal sistema-ombra, ciò che è accaduto è stato determinato anche dall’economia reale; perciò, se è vero che l’attività dei mercati finanziari deve essere regolata, è anche vero che quanto è successo è dipeso da uno squilibrio che ha avuto a che fare con gli scambi internazionali e con la distribuzione del reddito nei Paesi anglosassoni, nei quali, a partire dalla fine degli anni Settanta, si è cercato di limitare gli esiti della stagnazione tramite l’erogazione di “credito facile” ai gruppi sociali penalizzati in termini di reddito. Tenuto conto di tutto ciò, per la Reichlin, i mercati finanziari sono senz’altro colpevoli d’aver concorso a causare la crisi, ma la loro responsabilità va “collocata all’interno dell’economia globale e considerata anche come effetto di altri fenomeni”.

Se è vero che tutto si tiene e che anche il settore reale è responsabile dello “scoppio” della crisi, non si può non essere d’accordo con quanto Gallino denuncia, ovvero che il preponderante peso dei mercati finanziari, dovuto al fatto che oggi gli attivi finanziari valgono 4-5 volte il PIL mondiale, sia la causa principale che ha scatenato la crisi; e tale peso è destinato anche a condizionare il funzionamento della democrazia all’interno dei Paesi che subiscono gli esiti negativi della capacità dei mercati finanziari di negare autonomia di regolamentazione alle assemblee legislative liberamente elette; al riguardo, si potrà anche riconoscere, come fa la Reichlin, che la responsabilità è da ricondursi alla società politica che si è lasciata sfuggire il mostro finanziario da ogni forma di controllo, ma oggi il dramma è espresso proprio dal dubbio che, al punto cui si è giunti, esista la possibilità di riuscire a mettere quel mostro nella condizione di cessare di nuocere, soprattutto se può avvalersi dell’attenuante di non essere l’unico responsabile della situazione attuale.

Gianfranco Sabattini

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Commenti all'articolo
  1. La risposta politica alle intemerate di personaggi come la Reichlin? La campagna “Europeans for Financial Reform” (vedi http://europeansforfinancialreform.org/).
    Promossa da sindacati, centri studi, fondazioni e ong europee, il suo braccio politico sono i gruppi parlamentari dei Socialisti & Democratici e dei Verdi al Parlamento Europeo.
    Purtroppo nessuno si è preoccupato di portare i temi di questa campagna al centro del dibattito pubblico italiano.
    E sì che il settore bancario e finanziario in Italia di scandali e scandaletti ce ne ha regalati in abbondanza, dal Cirio a Parmalat, dai bond argentini al caso Montepaschi.
    Ma chissà, forse questo silenzio assordante è dovuto al fatto che, tra i tanti che si mettono in fila per votare alle primarie del centrosinistra, vi sono anche molti banchieri di grido…

  2. Il problema è politico: la finanza internazionale sembra aver deciso che l’Europa debba essere solo un mercato di consumo e non debba contare nulla né politicamente né finanziariamente. Da qui l’urgenza per una Europa unita politica e non soltanto in virtù dell’euro altrimenti crolla tutto anche la moneta unica. Per quanto riguarda gli ex-comunisti purtroppo gli italiani ancora non hanno capito che sono solo degli opportunisti e ci porteranno al declino economico e sociale. Oggi è necessario riformare anche l’università specialmente di economia sono soltanto delle lobby di presuntuosi e chiacchieroni.

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