martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Renzi alle porte
Pubblicato il 11-02-2014


A Roma, passeggiando per il Transatlantico, tutti mi parlano dell’avvento immediato di Renzi a Palazzo Chigi e delle ormai certe dimissioni di Letta. I motivi sono presto detti: i sondaggi non positivi per il centro-sinistra, la difficoltà di andare in porto con la riforma della legge elettorale, e soprattutto le due possibili conseguenze del cambio alla presidenza del Consiglio. E cioè la liberazione della poltrona di segretario del Pd che potrebbe andare non necessariamente a un fedelissimo di Renzi e il comprensibile desiderio dei parlamentari di durare per un’intera legislatura. E Letta? Toglierà il disturbo? Oggi si è appellato alla Provvvidenza. Chissà che anche da lassù, diciamo dal Colle, non gli sia venuto un consiglio di farsi da parte. Resterebbe il problemino politico di contare su una maggioranza certa e impegnata a durare a lungo. Alfano potrà dare questa certezza magari assieme a Sel che non può dire sempre no?

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La vita, a volte è davvero strana…
    Renzi si è stato il beniamino del popolo di sinistra (e anche di una parte di quello di centrodestra, pare); tuttavia assumerà la Presidenza del Consiglio non sulle ali di un trionfo elettorale, ma per effetto di una crisi-lampo gestita nel più autentico stile “Prima Repubblica”.
    Renzi ha giurato “mai al governo con Berlusconi”, e almeno per ora gli è andata bene: governerà con il Nuovo Centro Destra di Alfano, Formigoni e Giovanardi. Giusto così, in fondo si comincia dal poco.
    Chi avesse in mente un “governo del cambiamento”, o un “governo del fare” è avvisato: questa è una riedizione gattopardesca delle “piccole intese”, e non vi è traccia di quella maggioranza “certa e impegnata” della cui esistenza dubita, mi pare, anche Mauro Del Bue.
    Fosse per me, suggerirei che il PSI vada all’opposizione senza sentir ragioni. Ma poiché, come è noto, i piccoli partiti sono un ricettacolo di ricattatori, mi aspetto che noi si faccia bene il nostro mestiere. E, se proprio si deve bere l’amaro calice, si inseriscano nel programma di governo dei “primi cento giorni” due o tre punti che, se accettati, diano un senso alla nostra presenza in maggioranza; e che, se respinti o ridotti a lettera morta, ci consentano di motivare il nostro disimpegno. In una fase come questa si può essere solo o volpe o leone; altrimenti, si rischia di far la fine degli agnelli pasquali.

Lascia un commento