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Opinioni e commenti
 

Roma. Marino va alla guerra
Pubblicato il 27-02-2014


Roma_tramonto_San_Pietro“Da domenica blocco la città. Le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani invece no”. “I romani sono arrabbiati e hanno ragione, dovrebbero inseguire la politica con i forconi”. È un Ignazio Marino in assetto di guerra quello che di prima mattina, ai microfoni di “Radio 24” l’emittente radiofonica del Sole 24 Ore, aveva fatto il punto della situazione dopo il ritiro da parte del governo del secondo decreto ‘salva Roma’. Un primo infortunio per Matteo Renzi che ha ereditato la grana dai governi precedenti, così come il sindaco di Roma ha ereditato dai decenni di amministrazioni del passato – in maggioranza di centrosinistra – una voragine nei bilanci che hanno portato la Capitale sull’orlo del fallimento.

Il decreto è stato ritirato perché l’ostruzionismo a suon di emendamenti di Lega e Movimento 5 Stelle non ne avrebbe reso possibile l’approvazione entro i termini stabiliti e dunque l’ira di Marino si intendeva indirizzata a tutto il Parlamento più che al neo Presidente del Consiglio.

Lo stesso Marino spiegava dopo le rassicurazioni di palazzo Chigi di un terzo decreto, che “Renzi è una persona seria, con una grande conoscenza di questi temi, e sono sicuro che quello che mi ha detto è vero. Se, come il presidente del Consiglio ha affermato, domani avremo un nuovo decreto varato dal Consiglio dei ministri esso sarà subito operativo. Renzi mi ha rassicurato sul fatto che egli stesso è al lavoro con Graziano Delrio per risolvere questo problema: io non voglio una soluzione temporanea o qualche danaro per riparare qualche buca, ma soluzioni strutturali che permettano a Roma di svolgere il proprio ruolo di Capitale d’Italia”.

Ma “l’irritazione di Palazzo Chigi” per i toni dell’ultimatum di Marino era altrettanto comprensibile. Nella sua offensiva mattutina, il Sindaco aveva spiegato che “non si tratta di un gioco, ma della capitale d’Italia. Il governo deve darci gli strumenti legislativi per poter risanare una volta per tutte la città, io non chiedo soldi. Quello che la stampa chiama ‘Salva Roma’ altro non è che il “tesoro” di soldi dei romani che a loro deve essere restituito”. “Con i soldi che abbiamo in bilancio in questo momento io posso fare la manutenzione su ogni strada ogni 52 anni e pulire un tombino ogni 24 anni, e a Roma i tombini sono 500 mila”. “Se non dovessero arrivare i soldi per Roma ‘non sarò io a bloccare la città, sarà la capitale a fermarsi da sola. Se io non ho lo strumento per prendere decisioni sul bilancio, in questo momento non posso procedere ad alcuna erogazione di denaro. Fino a quando mi sono insediato io nessuna delle sedi diplomatiche della nostra città ha mai pagato la tassa sulla raccolta dei rifiuti. E chi l’ha pagata? I cittadini romani con le loro tasse. Dal momento in cui mi sono insediato abbiamo lavorato con il ministero degli Esteri e 91 sedi diplomatiche hanno accettato il mio invito a pagare. Però è la prima volta da quando esiste Roma Capitale. Io non sono mago Zurlì e non posso cambiare la città in cinque mesi. Posso farlo, però, in cinque anni”.

“Il ‘Salva Roma’ – ci spiega Gianluca Quadrana, già consigliere comunale socialista con la Rosa nel Pugno, oggi consigliere regionale eletto con la Lista Civica di Zingaretti – in sostanza è un provvedimento emergenziale che serve a coprire un deficit annuale anche in assenza di riforme strutturali”

Un’emergenza economica che si supera come?

“Per esempio con l’azzeramento dei fitti passivi, della riorganizzazione del Gruppo Comune di Roma, una holding con 80 società, e infine anche, perché no, con una valorizzazione del personale interno tagliando, eliminando, contratti e consulenze esterne. Comunque quella di Roma è una crisi strutturale su cui pesa il macroscopico deficit nel trasferimento di risorse che vengono trasferite agli Enti locali. Basti pensare che negli ultimi anni i trasferimenti sono andati via via diminuendo mentre, al contrario, aumentavano le spese legate al ruolo di rappresentanza della Capitale: manifestazioni, concerti, eventi del Vaticano. Sono tutte situazioni che comportano un aggravio per le casse del Comune: Uscite che ha solo Roma e nessun altro comune italiano”.

Per questo Marino è così arrabbiato?

“Io dico che non bisogna perdere la testa, non bisogna creare allarmismo tra i romani e nello stesso personale del Comune. Occorre invece spiegare come stanno le cose, trovare sostegni per una vera trasformazione di Roma capitale in un soggetto giuridico alla pari con le altre capitali europee, come Londra, Parigi o Madrid, con poteri speciali e anche con una sua autonomia finanziaria che gli consenta di rispondere alle esigenze dei romani e dei tantissimi turisti”.

Ma come, e la legge di Roma Capitale?

“La riforma arrivata a diventare legge è stata una delusione. Mi ricordo che Berlusconi venne nella sala consiliare ad annunciare la concessione di ‘poteri speciali’, quelli che ci servivano. Invece tutto si è risolto nel trasferimento di alcune competenze dalla Regione al Comune; competenze importanti, ma limitate: commercio, tutela dei beni artistici e architettonici, alcuni strumenti di tutela del verde e delle acque. Doveva essere una montagna, è stato un topolino”.

Che gli consigliamo di fare?

“Se si parla di risparmi non si può pensare di tagliare gli straordinari al personale che guadagna meno di mille euro al mese e poi mantenere capisegreteria che guadagnano dieci volte tanto”.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Perchè non dite ai romani quanto gli costano i derivati del comune stipulati da quel che viene definito ( secondo me a torto) grande Sindaco Veltroni? Pechè non raccontate ai romani che per far funzionare la città sarebbero sufficienti meno della metà dei suoi dipendenti? Un cordiale saluto

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