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Opinioni e commenti
 

Sardegna, passa Pigliaru, ma gli elettori sono in fuga
Pubblicato il 18-02-2014


Sardegna-PigliaruAncora nel pomeriggio mancavano 8 sezioni da scrutinare, ma i risultati di queste elezioni regionali in Sardegna ormai non possono più cambiare. Le operazioni di spoglio per l’elezione del presidente e del nuovo Consiglio regionale della Sardegna si sono concluse con Francesco Pigliaru in testa col 42,44% davanti ad Ugo Cappellacci col 39,65%.

Il dato finale è stato comunicato dall’Ufficio Elettorale nonostante la mancanza dei dati finali di otto sezioni su 1828. In queste otto, ritenute, comunque, ininfluenti per il risultato, si è preso atto che non era possibile per problemi e contrasti sull’assegnazione dei voti chiudere le operazioni e i presidenti hanno quindi deciso di inviare tutta la documentazione ai Tribunali delle circoscrizioni.
il terzo posto dopo Pigliaru e Cappellacci è andato alla new entry Michela Murgia col 10,30%; quarto Mauro Pili col 5,34%; quinto Pier Franco Devia col 1,03%; ultimo Gigi Sanna con lo 0,82%. In termini di voti, Francesco Pigliaru ha chiuso con 312.982 preferenze, con uno scarto di poco più di 20 mila voti rispetto a Ugo Cappellacci che si è fermato a 292.395.

Tornano nel consiglio regionale i socialisti di Riccardo Nencini. “Eleggiamo consigliere Mondino Perra e il centrosinistra torna a essere protagonista del rinnovamento” ha dichiarato il segretario Riccardo Nencini. “Il risultato sardo – ha aggiunto – è la dimostrazione che i piccoli partiti possono fattivamente contribuire alla vittoria della sinistra riformista che per vincere deve presentarsi unita. E che il PSI ha avuto un ruolo determinante”.

I numeri raccontano però anche altro. L’astensionismo record – solo poco più del 52% degli elettori contro il quasi 68% del 2009 – è sicuramente legato all’assenza di una lista del Movimento 5 Stelle che si è spaccato e non è riuscito a indicare un candidato alla presidenza, ma anche alla marea montante della protesta per la gravità della situazione socio-economica dell’isola, a torto o a ragione imputata soprattutto alle Istituzioni. La protesta ha colpito con grande durezza i partiti tradizionali che al di là delle dichiarazioni trionfalistiche mascherate dalle percentuali, mostrano una voragine nel calo di consensi. Il Partito Democratico nel 2009 aveva ottenuto 204.223 voti, domenica e lunedì scorsi 150.492. Al partito di Berlusconi è andato anche peggio perché i suoi voti veri si sono dimezzati: dei 248 mila e 654 ne sono rimasti 126 mila 327.

A cantare vittoria con qualche ragione c’è solo Michela Murgia che dal nulla ha portato a casa quasi 76 mila voti. Poi il sistema elettorale sardo, una versione peggiorata del Porcellum, consentirà a Pigliaru, con un consenso reale che è pari al 21%, cioè con il sostegno di un elettore su cinque, di determinare il governo dell’isola.

Un problema vero per la qualità della democrazia, un vulnus che certamente renderà ancora più difficile riavvicinare i cittadini alla politica e ai partiti tradizionali.

Matteo Zorzi

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Commenti all'articolo
  1. Se non si affronta il problema della legge elettorale, anzi delle leggi elettorali perché ogni regione si fa la sua in modo che governano sempre gli stessi, la situazione peggiorerà. E’ necessario che i cittadini scelgano i propri rappresentanti a tutti i livelli altrimenti a votare non ci andrà più nessuno.

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