martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Senato sì, Senato no
L’Italia sarà un’eccezione?
Pubblicato il 19-02-2014


Senato-camereDa dieci anni a questa parte un ingente numero di nazioni europee ha avviato riforme strutturali e di ordinamento per modificare ed ottimizzare le proprie strutture camerali. E anche l’Italia sembra andare in questa direzione se troveranno attuazione le proposte di riforma avanzate da diverse forze politiche a cominciare dal PD di Matteo Renzi. Ma come funziona il resto dei Paesi democratici a regime liberale parlamentare? Che competenze hanno le due Camere quando ci sono? Come sono elette? Un aiuto a queste domande lo si può trovare in una ricerca del Centro Studi del Senato, uno strumento utile per dare un giudizio equilibrato per un buon progetto di riforma.

Molto equilibrata è la divisione tra Paesi con bicameralismo e monocameralismo. Difatti su 28 nazioni aderenti all’Unione europea, tredici di questi prediligono il bicameralismo a fronte di quindici Paesi con una sola Camera con una differenza sostanziale però, che il monocameralismo è tipico nei Paesi che fino a ieri stavano dall’altra parte della Cortina di ferro, nell’Europa dell’Est, mentre è praticamente assente nei Paesi europei con più di 15 milioni di abitanti e inoltre è importante notare che a oggi il bicameralismo trova consensi sia al di sopra che al di sotto di quella soglia, ovvero è la forma più diffusa di ordinamento camerale.

Naturalmente pochi di questi attuano un bicameralismo perfetto o paritario, in cui ad entrambe le Camere vengono assegnati uguali poteri e capacità. Invero in molte nazioni il Senato è investito invece di altre funzioni più specifiche, collaborati o di consultazione, atte a supportare, anche grazie a Commissioni specifiche, l’azione legislativa e politica. Basti pensare che su tredici Senati complessivi solo due hanno la piena lettura del bilancio statale, cinque hanno capacità di agire su altre materie, e appena in due nazione anche il Senato ha la possibilità di votare la fiducia ad un nuovo Governo. Rimangono comuni quasi a tutti le funzioni di revisione della carta costituzionale, elezione (dove sia presente) del Presidente della Repubblica, rapporti internazionali e con l’UE e funzione di inchiesta come sindacato ispettivo.

I tre fattori unificatori della maggior parte dei Senati europei rimangono: la veste di Alta Camera come espressione delle entità territoriali che costituiscono lo Stato, estraneità generale al rapporto di fiducia che si instaura tra Esecutivo e Camera bassa, investitura di un ruolo istituzionale di rilevo che rappresenta uno strumento di equilibrio e di riflessione dei confronti dell’altro ramo del Parlamento, espressione invece della maggioranza di Governo. Inoltre, il Senato delle regioni sembra essere il modello prevalente. I Paesi in cui la Camera Alta viene eletta direttamente restano Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Svizzera. Ma da notare che molti dei nostri vicini europei hanno iniziato un profondo rinnovamento strutturale dove, in molti casi, i cantieri delle riforme sono ancora aperti.

Già nel 2006 la Germania avviò una profonda revisione dell’impianto complessivo della legge fondamentale tedesca instaurando un Parlamento con bicameralismo imperfetto, composto da una Camera, il Bundesrat, dove siedono membri dei Governi dei Länder, e da una Camera popolare di elezione diretta, il Bundestag, il quale computa se concedere la fiducia al Governo federale. Si è quindi voluto modificare i rapporti tra Federazione e Länder, mirando però ad una sostanzialmente riduzione dell’intervento legislativo ( potere di veto) del Bundesrat. Nella stessa Francia, il Senato francese conta 348 senatori (il 48%, e 180 con sistema proporzionale, 168 eletti con sistema maggioritario), in mandato per sei anni a suffragio universale indiretto da un collegio di circa 150.000 grandi elettori (costituito per il 95% dai delegati dei consigli municipali). Esercita il potere legislativo congiunto, ma non dispone della facoltà di revocare la fiducia al Governo. A differenza dell’Assemblée nationale (nostra Camera dei Deputati), si rinnova per metà ogni tre anni. Anche l’Italia quindi, sembra navigare verso riforme strutturali che convertiranno il bicameralismo italiano da paritario a imperfetto.

L’ex Premier Letta aveva catalogato il Senato italiano come: ‘’Un’anomalia del mondo occidentale’’. Lo stesso neo segretario del PD e Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, aveva postulato un Senato ‘’non elettivo, senza indennità, 150 persone, 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile che vengono temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica per un mandato. Il nuovo Senato non vota il bilancio, non dà la fiducia, ma concorre all’elezione del Presidente della Repubblica e dei rappresentanti europei’’. Sembra quindi che ci si stia avviando verso un modello di Camera Alta rappresentante delle autonomie e a carattere consultivo, un modello che farebbe dell’Italia un po’ un’eccezione tra i Paesi europei. C’è solo da sperare che il perno fondamentale della riforma resti quello della libera rappresentanza dei cittadini e che il nuovo Governo possa traghettare il Paese verso un modello strutturale più moderno ed efficiente, in linea con gli standard europei.

Alessandro Munelli

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Commenti all'articolo
  1. Il Senato non va abolito. La Costituzione se fosse applicata anziché distrutta giorno per giorno già prevede compiti diversi tra Camera e Senato. Nessuna riforma va promulgata con questi rappresentanti che non rappresentano nessuno.
    Se la Corte Costituzionale ha giustamente annullato il porcellum la logica mi dice che chi è stato eletto con quella legge occupa un posto di cui non ha diritto.

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