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Opinioni e commenti
 

SI NAVIGA A VISTA
Pubblicato il 10-02-2014


Mare mosso

La situazione si fa sempre più intricata. Il futuro dell’Esecutivo guidato da Enrico Letta, è sempre più incerto. Tante, troppe le variabili in ballo che si sommano di ora in ora e che contribuiscono a creare un clima di incertezza. Proprio il contrario di quanto avrebbe voluto lo stesso Capo dello Stato. Di sicuro, sembra essere ormai evidente che l’elezione alla segreteria del PD di Matteo Renzi abbia rappresentato un catalizzatore della precarietà che caratterizza le larghe intese “made in Italy”.
Il Governo «così come è non ha ragione di esistere quindi c’è bisogno di un esecutivo nuovo e diverso rispetto all’attuale» dice il segretario socialista Riccardo Nencini che aggiunge: «Io sono perché ci sia un Esecutivo diverso», precisando che «se sarà Enrico Letta a guidarlo dovrà dare segno di grande discontinuità. Sull’opportunità che sia Matteo Renzi a guidarlo sciolga il nodo il Partito Democratico». Un problema che nasce, soprattutto, all’interno del PD e che, nonostante i proclami del “rottamatore” Matteo Renzi circa il cambio “adesso”, e l’inversione di rotta rispetto al passato, sembra vivere la riproposizione di uno schema politico tipico della tanto bistrattata Prima Repubblica: al cambio del segretario del partito di maggioranza consegue la crisi del governo.

A buttare benzina sul fuoco arriva poi la richiesta di impeachment a Napolitano che trova una (non troppo strana) convergenza tra forza italioti e penta stellati: «Ormai è palese l’intesa tra Grillo e Berlusconi. Sembra di assistere a una partita di biliardo, ad un logoratissimo gioco di sponda. Brutto Paese quello dove i veleni saturano l’aria», ha dichiarato in merito il segretario del PSI. Parole alle quali fa eco il coordinatore socialista alla Camera, Marco Di Lello che sottolinea come «Forza Italia non resiste al tentativo di fare ammuina secondo lo schema di Berlusconi che di giorno dice una cosa e di notte ne fa un’altra». Secondo il parlamentare socialista si è giunti al «paradosso per cui i grillini e FI volevano allungare tempi per la decisione sull’archiviazione Napolitano, solo che per ragioni opposte: l’accusa dei grillini è che il Presidente fosse prono con Berlusconi sul Lodo Alfano e altre leggi ad personam sull’immunità, FI si lamenta invece perché ritiene Berlusconi vittima dell’immancabile complotto ai suoi danni di cui, in questo caso, Napolitano sarebbe l’artefice».

Per di Lello, entrambe le accuse sono surreali, ma soprattutto insussistenti, e per questo «è inaccettabile che chi con dolo tenta di nuocere alla credibilità del Presidente della Repubblica non ne sia poi chiamato a rispondere».

Un bel calderone che rischia di esplodere soprattutto perché, presto, arriverà la prova di fuoco della discussione in Aula sulla legge elettorale, vero e proprio banco di prova per la tenuta del governo. Per Nencini la riforma della legge elettorale «non va bene» perché «bisogna utilizzarla per aprire la Terza Repubblica e per farlo bisogna completarla». Secondo Nencini «serve una norma sul conflitto di interessi, se non ci sono le preferenze bisogna rendere obbligatorie le primarie e si deve alzare al 40 per cento il tetto per avere il premio di maggioranza». Infine, aggiunge il segretario, «occorre rispondere a questo paradosso: i piccoli partiti sono indispensabili per vincere però non hanno diritto di cittadinanza, perché?»

Quale sarà, dunque, l’atteggiamento della pattuglia socialista in Aula? Marco Di Lello spiega che il PSI ha voluto «rilanciare la sfida sul merito e non con atteggiamenti ostruzionistici, nonostante non si condivida affatto le soglie altissime, soprattutto quell’8 per cento per chi corre fuori dalle coalizioni».

Il capogruppo del PSI alla Camera sottolinea che i socialisti «hanno presentato emendamenti soprattutto sulla parità di genere e sulla regolamentare per legge del tema del conflitto di interesse e della incandidabilità di chi è professionalmente in rapporti di affari con lo Stato». Punti che Di Lello ritiene «dirimenti» per chi è «poco interessato a fare battaglie sulle “quote” ma sceglie, invece, di fare una legge che va bene all’Italia». Del resto, sottolinea il deputato socialista, «abbiamo scelto di batterci su punti di interesse generale, nonostante ci siano vari punti che così come sono rendono insopportabili alcuni aspetti dell’impianto come, ad esempio, l’idea che partiti più piccoli debbano contribuire a far vincere il partito più grande senza che questo li rappresenti».

In questo senso, Di Lello vede nel dibattito in Parlamento un’opportunità: «La Camera lavora nella direzione dell’interesse nazionale perché, non dimentichiamolo, le leggi le fa il Parlamento, va bene le intese e gli accordi presi fuori, ma che le leggi si facciano dentro».

Di Lello guarda con attenzione alla proposta che viene dalla minoranza PD per legare la riforma del Senato all’entrata in vigore della nuova legge elettorale: «Sicuramente quella proposta ha un senso se si sta portando avanti davvero una riforma bicameralismo e si intende trasformare il Senato in Senato delle autonomie. È naturale che la legge ne tenga conto, altrimenti avremmo il paradosso di dover modificare una legge prima ancora che sia utilizzata».

Su tutto si stende l’ombra lunga delle elezioni europee (e del semestre di presidenza italiana). Lo stesso DI Lello ha presentato una mozione per chiedere ai partiti di aderire alle direttive europee che invitano ad aderire ad una delle famiglie politiche europee, quella socialista o quella popolare. Proprio sull’argomento è tornato il segretario Nencini che ha presentato un documento a Milano dal titolo “Un’altra Europa” che verrà sottoposto al candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea, Martin Schulz, in occasione del congresso del Partito socialista europeo, in programma il prossimo 28 febbraio. Tra le richieste avanzate da Nencini ci sono «gli eurobond», la «revisione delle misure di stabilità che consentano agli Stati e alle Istituzioni territoriali di predisporre efficaci misure anticrisi», la «definizione a livello dell’Unione di una nuova politica di welfare» e «una tavola dei diritti di libertà».

Per Nencini si tratta di avviare una «nuova fase» dell’Unione europea perché «la vita e le prospettive dell’Europa sono legate a urgenti misure capaci di tutelare i diritti dei cittadini e di favorire una rapida fuoriuscita dalla crisi».

Il segretario del Psi ha spiegato come la proposta di sostenere Schulz alla presidenza della Commissione europea «è estesa a tutta la sinistra riformista italiana, Partito Democratico in testa«». L’obiettivo «è quello di costruire una lista condivisa sotto il simbolo che richiami il socialismo europeo e attraverso la condivisione di un programma che abbia al suo interno eurobond, politica estera e di difesa comune, e un’idea di Europa diversa da quella solo della finanza che sta prevalendo».

A fronte di queste richieste, rimane ancora in sospeso la questione dell’adesione del PD alla famiglia del socialismo europeo, annunciata dal giovane Renzi, ma non ancora tradotta in fatti.

E proprio oggi alla Camera è stata discussa la  mozione, presentata da Marco Di Lello, che impegna il governo ad aggiungere i simboli dei partiti europei sulle schede elettorali alle prossime elezioni europee.

Il futuro di Letta, insomma, come quello della sinistra socialdemocratica italiana, si gioca in Italia come a Bruxelles.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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