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Opinioni e commenti
 

SI SPARA A KIEV
Pubblicato il 20-02-2014


Kiev-spari

Per gli scontri sempre più sanguinosi tra opposizione e forze governative, nella giornata la lista dei morti si sarebbe allungata di altre decine di vittime. Addirittura cento secondo fonti dell’opposizione mentre i feriti sarebbero più di 500. I dimostranti sono riusciti anche a prendere in ostaggio una sessantina di poliziotti e il governo ha autorizzato i ‘berkut’, gli agenti antisommossa, all’uso delle armi per ‘autodifesa’ mentre sui tetti sono comparsi cecchini che sparano sulla folla e sulle forze dell’ordine. Il Parlamento e i principali uffici governativi sono stati evacuati così come la famiglia del presidente Ianukovich.

La situazione sta chiaramente sfuggendo di mano a chi pensava che fosse ancora possibile una tregua per negoziare una soluzione e la posta in gioco non sembra più tanto la questione della contestata adesione di Kiev all’Unione europea quanto la cacciata dello stesso presidente Ianukovich. Non a caso da ieri Mosca, che sostiene il presidente ucraino, parla di tentativo di colpo di stato in atto.

La comunità europea, che ha inviato oggi i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia a Kiev per tentare di trovare una soluzione negoziale, d’accordo con gli Stati Uniti, si dice pronta a decretare sanzioni se le autorità continueranno nella repressione armata della protesta mentre la NATO minaccia di bloccare il processo di adesione dell’Ucraina se l’esercito dovesse scendere in piazza per dar man forte alla polizia.

La ministra degli esteri Emma Bonino, ha avvertito che “in accordo” con i tre ministri europei “la decisione è di procedere molto rapidamente nelle prossime ore a un bando, a coloro che in Ucraina si sono macchiati di violenza, sui visti e sugli assetti finanziari. La priorità è che non esploda il Paese”. Inoltre è stata presa “la decisione di tentare un dialogo critico, molto serrato, anche con i russi” accompagnando il tentativo alle minacce esplicite di sanzioni personali contro il presidente e gli uomini del suo entourage per congelare parte delle ricchezze personali di dubbia provenienza.

Sul piano della diplomazia c’è da registrare anche una telefonata tra Ianukovich e Vladimir Putin e la partenza per Kiev del responsabile russo per i diritti umani, Vladimir Lukin, incaricato di mediare nei negoziati tra il governo e l’opposizione.

Nel governo però l’ala dura che spinge per la repressione, per l’uso dell’esercito contro i dimostranti, sembra aver avuto la meglio sul presidente Viktor Ianukovich che ieri sera era giunto a sostituire il capo di stato maggiore che aveva ordinato la repressione di massa su scala nazionale provocando un ulteriore aggravamento della situazione.

Tra i dimostranti, dove adesso sono comparse anche le armi pesanti, i più attivi sono i militanti nazionalisti e filonazisti decisi a tenere la guida della rivolta e a non cedere alle ipotesi di compromesso.

Il Paese con la guerra civile corre il rischio di spaccarsi in due: da una parte le regioni meridionali, prevalentemente russofone e dove risiede la maggior parte dei sostenitori di Ianukovich e dall’altra quelle centro-occidentali, dove invece è più forte l’opposizione e dove i manifestanti hanno occupato diversi edifici pubblici poi dati alle fiamme.

Redazione Avanti

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Commenti all'articolo
  1. L’Europa cosi come è, è solo un sogno che non puo’ dare alcuna garanzia a chi vuole entrarne a far parte. L’Ucraina, come la Bielorussia e gli stati satelliti dell’ex URSS sono trascurati dall’Europa, intimorita dal “gigante” russo. Eppure l’Europa è una Confederazione di quasi 500 milioni di abitanti. La Guerra Fredda allunga la sua ombra sugli anni 2000, e chi pensava di averla frettolosamente archiviata, anche per ragioni politiche interne, si dovrà accorgere che cosi’ non è. Cari miei, il rigurgito provincialista egoista dell’Italia mostra tutta la nostra piccolezza di fronte ai fatti reali e disumani che stanno accadendo a Kiev. E la domanda è: cosa si è fatto dalla Rivoluzione Arancione ad oggi per evitare l’inevitabile scivolamento verso la guerra civile? Quale sostegno ha dato l’Italia e l’Europa? Ci ricordiamo che Bettino Craxi sostenne i ribelli cecoslovacchi, dimostrando doti umane e politiche di tutt’altro spessore. Oggi i fatti di Kiev sono un atto di accusa verso l’Europa, le nazioni europee ed i partiti di sinistra.

  2. Ricapitolando: Gli USA e l’UE pretendono che un governo e un parlamento legittimamente eletti (e da essi stessi riconosciuti come tali) si arrendano alla piazza che li vuole cacciare anche utilizzando armi pesanti (a proposito chi gliele ha fornite?).
    Al di là delle considerazioni di geopolitica e di interessi economici, che pure sono importanti, ma USA ed UE si rendono conto delle conseguenze di un principio simile? Le lezioni di Egitto e Libia evidentemente non sono state apprese: si continua a dare sponda a rivolte più o meno spontanee senza neanche porsi il problema di predisporre un esito vantaggioso, se non per le popolazioni locali almeno per gli interessi occidentali. Il moralismo e il dilettantismo in politica estera possono causare guerre e catastrofi.
    La Bonino invece di sparare cretinate dovrebbe preoccuparsi di fare politica estera che, come pensava Nenni, è la Politica.

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