sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tennis: l’Italia c’è, batte l’Argentina e va avanti in Davis
Pubblicato il 03-02-2014


Fognini-Berlocq-DavisDa Parigi all’America il tennis italiano c’è: gli/le azzurri/e, tra alti e bassi, delusioni e gioie, sconfitte e successi, trionfi goduti e traguardi solamente sfiorati, sono sempre comunque al centro del panorama mondiale e internazionale di tennis, e si dimostrano sempre più capaci di competere a grosso livello. Nonostante qualche amaro passo falso.

LA COPPA DAVIS – È stata una domenica significativa, quella di ieri, per i tennisti nostrani. Con la vittoria di Fabio Fognini su Carlos Berlocq con il punteggio di 7-6(5) 4-6 6-1 6-4, in tre ore e 38 minuti, sui campi di Mar del Plata, l’Italia di Coppa Davis (un po’ in stand bye in questi ultimi anni) approda ai quarti di finale del World Group di Coppa Davis. Verranno disputati nel nostro Paese ad aprile e la squadra capitanata da Corrado Barazzutti si troverà di fronte la Gran Bretagna, dopo la sconfitta decisiva di Andy Murray su Sam Querrey (per 7-6 6-7 6-1 6-3). E non meno faticato e fondamentale è stato il punto guadagnato da Fognini, che è riuscito a portare sul 3-1 l’Italia dominatrice di una buona Argentina anche in terra straniera. E il tifo dei latino-americani si è fatto sentire ed è riuscito a sostenere Berlocq, un po’ troppo falloso, ma comunque determinato e concentrato. Fabio, pur accusando un leggero calo di nervi e di concentrazione, ha saputo ritrovare i migliori colpi nei punti decisivi e lo schema tattico più vincente in un match non certo facile, date anche le alte temperature del posto. “È stata una partita molto lottata – ha commentato ai microfoni di Supertennis TV -. Siamo di nuovo nei quarti di Coppa Davis grazie al lavoro di tutta la squadra. Sapevamo che era una sfida difficile, ma ci abbiamo creduto, abbiamo lottato e ce l’abbiamo fatta, nonostante la sconfitta di Andreas (Seppi ndr). La mia vittoria, anch’essa molto lottata, non è solo mia, ma di tutta la squadra. Sono tre punti per e della squadra”, conclude il n.15 al mondo, che si è allenato canticchiando canzoni, tra cui i principali successi di Lucio Battisti. Entusiasmo che traspare anche dalle parole rilasciate da Corrado Barazzutti a Supertennis Tv: “Questi ragazzi hanno compiuto un’impresa in casa dell’Argentina. Qui non vincono molte squadre. Si tratta di una delle migliori imprese degli ultimi venti anni. Quello di aprile contro la Gran Bretagna è un match assolutamente a nostra portata. La squadra si conferma tra le più forti e contro gli inglesi potrà giocarsi le sue carte migliori”. Di “una vittoria molto importante in un campo così difficile”, ha parlato anche Filppo Volandri; mentre per Andreas Seppi è stata “un’impresa. Complimenti a Fabio che ha giocato 3 giorni magnifici”.

IL WTA – Anche il tennis femminile vede confermata la consolidata posizione nella top ten del ranking mondiale di Sara Errani. Seppur con un po’ d’amarezza. La n.7 del mondo azzurra, infatti, si lascia soffiare il trofeo nella finale dell’Open GDF Suez, il torneo WTA Premier di Parigi, giunto alla sua 22esima edizione. Il titolo le viene tolto per mano della russa Anastasia Pavlyuchenkova, classe ’91, che si dimostra ben solida nel rimanere sempre in partita, nonostante i numerosi errori, qualche passaggio a vuoto e le difficoltà che le pone un’insidiosa Errani, che pecca nell’avere troppa fretta di portare a casa il match. Forse un leggero calo di concentrazione, la troppa convinzione di una vittoria ormai quasi sicura, sono fatali all’italiana che si ritrova solamente finalista. Si ritrova sotto dopo aver dominato per 6/3 2/0 con break. Certo Pavlyuchenkova gioca bene: serve un’ottima percentuale di prime palle e di aces (qui Sara ha avuto qualche problema); da fondo riesce a spostare l’italiana con colpi profondi in top spin che fanno male a un’Errani costretta spesso in difesa. L’azzurra prova a spezzarle il gioco con palle lobate e continue smorzate, ma la russa si dimostra capace anche a giocare a rete.

Un po’ più di precisione e di fortuna agevolano Pavlyuchenkova rispetto a Sara, che ha anche qualche disturbo fisico al piede. In veste eccezionale di coach di Sara, Roberta Vinci cerca di supportare, consigliare e sostenere, incoraggiandola a credere nella vittoria, l’amica un po’ stanca. Sicuramente ha contribuito anche la maratona che ha dovuto giocare in semifinale contro Alize Cornet, battuta per 7-6(3) 3-6 7-6(5). Onore al merito, comunque, ad entrambe di aver regalato una finale entusiasmante, giuocando ogni punto fino all’ultimo, correndo molto, spendendosi tanto e non risparmiandosi. Sicuramente il torneo della vita per Anastasia Pavlyuchenkova. Per lei il montepremi da 132.174 dollari e 470 punti guadagnati; ma soprattutto la soddisfazione di approdare alla finale dopo vittorie importanti conquistate sconfiggendo avversarie più che valide, non ultimo la nostra Errani testa di serie n.3 del seeding. Per mano della russa, prima, erano uscite anche: Francesca Schiavone (per 1/6 6/4 6/1), la Suarez-Navarro, la Kerber e Maria Sharapova contro la quale rimonta un match in cui era sotto nel punteggio, portando la connazionale al terzo set; solamente dopo 2 ore e 13 minuti di gioco riesce ad imporsi per 4-6 6-3 6-4. Questo per lei è il sesto trionfo WTA. In passato Pavlyuchenkova aveva vinto l’Australian Open junior 2006 (contro Caroline Wozniacki) e nel 2007 (imponendosi su Madison Brengle). Nel 2013, inoltre, perse in finale al torneo di Brisbane da Serena Williams.

Per quanto riguarda il tennis femminile italiano, invece, continuerà con la Federation Cup in America con Usa-Italia, il prossimo finesettimana. Vedremo scendere in campo, al posto delle quotate Vinci-Errani-Pennetta-Schiavone, che hanno chiesto di essere esonerate, delle new entry interessanti; si tratta di: Camila Giorgi (classe ‘91), Nastassja Burnett, Karin Knapp e Alice Matteucci (classe ’95).

Barbara Conti

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