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Opinioni e commenti
 

Tra Letta e Renzi sfogliando la Margherita…
Pubblicato il 12-02-2014


Anticipata a domani la riunione della direzione del Pd che avrebbe dovuto svolgersi il venti febbraio, tutto lascia prevedere che la crisi di governo incomba e che Renzi si appresti a sostituire Letta alla presidenza del Consiglio. Restano però da chiarire, al di là della volontà che in tal senso ha manifestato la stragrande maggioranza del partito, i modi in cui il cambio può avvenire. Anche perché Letta non pare orientato a mollare. Anzi finora ha mostrato opposta volontà. Intende presentare il nuovo programma del suo governo e afferma di poter convincere tutti partiti della maggioranza “compreso il Pd”. In questo anomalo accenno sta tutta l’aria della sua sfida.

Lanzano_Stefano_vignetta-margheritaSe la direzione del Pd si concludesse con la votazione sulla sfiducia all’esecutivo presieduto da un autorevole esponente dello stesso partito si aprirebbe un precedente. Mai nella storia repubblicana un organo di partito ha sfiduciato un suo rappresentante. Si potrebbe cercare un analogo caso nella vicenda Tambroni. Ma alla fine fu lo stesso Tambroni a dimettersi e ad essere sostituito con Fanfani, dopo il luglio del 1960. E poi la liturgia democristiana sapeva ben nascondere, nella salvaguardia rituale della forma, le più aspre diatribe interne. Come nell’aspra lotta tra Andreotti e De Mita, pilotata da Craxi. Immaginiamo che Letta non molli, cosa può accadere?
Renzi ha due carte da giocare. La prima è quella di accettare che il governo Letta copra lo spazio dei prossimi otto mesi puntando tutto sulla riforme elettorale e costituzionali, che dubito possano però essere approvate entro quel termine di tempo. La seconda, qualora, com’è probabile, salti il tavolo per agguati neanche tanto imprevedibili, è quella di anticipare il voto ad ottobre. La pressione dei parlamentari per un governo di legislatura è però molto forte. Alla fine, forse non salvaguardando il bon ton, l’operazione Renzi si farà. Adesso tornare indietro non conviene a nessuno, eccetto il povero Letta. E la testa di Enrico val bene l’interesse di tanti. Anche di coloro che a sfogliare la Margherita per garantirsi un futuro non ci avrebbero mai pensato…

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Commenti all'articolo
  1. Questi democristiani perchè di questo si tratta non avevano mai avuto tanta arroganza giocare con i bisogni del Paese, intrighi di Palazzo, guerra di bande, ed il Popolo è costretto a guardare e subire e pensare che costituzionalmente la sovranità dovrebbe spettare a Noi, ma quando dovremo aspettare per rientrare nel dettato costituzionale?

  2. L’immagine plastica di come ci rappresentiamo è nel commento anche di Ciapponi G. lamentarci che l’ONU rispedisca al mittente l’affaire INDIA e nostri due militari, e la naturale conseguenza è la certificata inconsistenza del nostro paese nell’ambito internazionale. Andreotti De Mita Fanfani Tambroni Moro tutti DC doc 50 anni di proselitismo ed ecco le conseguenze, dopo un ventennio di immatura spregiudicatezza il totale fa M5S piaccia o no. Se arriva BR siamo di nuovo al via come al gioco dell’oca.

  3. Si persevera nell’errore di attribuire Letta e Renzi alla componente democristian-popolare del PD. Questo è vero ma solo per motivi formali: un periodo di iscrizione al PD. Tuttavia Renzi è il primo prodotto del PD nel suo complesso, a differenza di Letta, in cui la matrice democristiana è indelebile. Renzi è pragmatico a-ideologico, con un forte senso del potere e della necessità di conquistarlo. Il PD con tutte le sue contraddizioni, anzi paradossalmente a causa di questo suo essere proteiforme, è in assoluto la miglior macchina elettorale italiana, tranne quando per le sue divisioni interne presenta due candidati alla Carica di Sindaco alle primarie o un candidato sbagliato. Renzi ha avuto la maggioranza anche interna al partito, quindi con il voto determinante degli ex DS, ancora maggioranza tra gli iscritti, ma sottorappresentati negli organi dirigenti a causa delle loro divisioni. Renzi, se non cambia idea, sempre possibile se gli conviene, farà aderire il PD al PSE: un ex PP- marghrita non lo avrebbe fatto. Per lui aderire al PSE è un’operazione di consolidamento interno e attenua l’ostilità di una sinistra interna, non di tutta, perché una parte (i giovani turchi) sono concettualmente ostili alla socialdemocrazia, preferendo abbeverarsi( Fassina) alla fonte della dottrina sociale della Chiesa Cattolica

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