lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tra San Remo e San Matteo
Pubblicato il 18-02-2014


Stasera la crisi lascia la parola, anzi l’ugola, al Festival di Sanremo. Un rito invernale per i telespettatori, che prese il via nel 1951, quando Nilla Pizzi si trovò a ringraziare uno sconosciuto per i fiori ricevuti. Nella capitale dei fiori nessun inizio più adatto si poteva immaginare. L’anno dopo si parlò di Trieste dove doveva volare una bianca colomba, e magari tornare il tricolore, poi di viali d’autunno, di mamme belle, di tristezze, di primavere, di corde di chitarra e finalmente, mentre il mondo cominciava a volare, di blù dipinto di blù. Sanremo ha accompagnato l’Italia agricola, poi quella industriale, e infine si è imbattuta nella nuova Italia tecnologica e informatica. Con la velocità del battito di un computer, ma senza disconoscere le vecchie melodie.

Renzi stasera si gusterà, dopo la sconfitta della sua Fiorentina, soprattuto il rock di Ligabue che onorerà il vecchio Fabrizio, mentre Cristiano De Andrè penserà a ricordare il padre solo l’ultima sera. Anche Lucio Dalla, che si esibì lo scorso anno poco prima di morire, verrà ricordato da Ron. Crozza penserà a far circolare per il palcoscenico dell’Ariston non solo Berlusconi ma, c’è da giurarlo, anche lo stesso Renzi, imitato con puntigliosa precisione nell’identità di un improvvisato castoro. Ci sarà, dicono, anche Beppe Grillo, per imitare se stesso. E può anche essere che improvvisi una mascalzonata delle sue. Il festival durerà il tempo necessario per far sortire dal cilindro del presidente incaricato il suo governo. Dicono che sarà venerdì. Ma durante l’incontro con la delegazione socialista il futuro premier avrebbe confidato che si potrebbe slittare ai primi giorni della prossima settimana. Non si doveva sbilanciare sui tempi, il buon Matteo. Oggi ha scoperto come si entra alla Camera. Domani potrebbe scoprire quanto sappiano di sale le scale che portano a Palazzo Chigi.

M’imbatto in Fabrizio Cicchitto, in Transatlantico, che mi allarga le braccia, come dire: “Chissà se il governo nascerà”. Capisco bene le perplessità del Nuovo centrodestra. Impegnarsi per un’intera legislatura e poi fare la piroetta e allearsi con l’opposizione non sarà facile. Anche gli idioti, utili o inutili, lo dovrebbero capire. Certo quel mettere al primo posto, come fa Renzi, la riforma elettorale e quelle costituzionali, sembra un non senso per un governo che il voto lo vorrebbe spostare addirittura al 2018. Che fretta c’era, maledetta Primavera, cantava la Sanremo degli anni ottanta. A meno che quella data non sia un bluff. E gli uni e gli altri parlino di governo di legislatura, ma in realtà non pensino a un governo a tempo. Resta il fatto che Alfano non potrà certo accettare una doppia intesa, sempre guidata da Renzi, col Nuovo centrodestra per governare e con Berlusconi per le riforme istituzionali. Quest’anno a Sanremo ogni cantante si esibirà in due canzoni. Ma la giuria ne sceglierà una sola. Anche San Matteo vorrebbe esibirsi in due intese. Ma credo che alla fine dovrà sceglierne una sola…

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Commenti all'articolo
  1. Caro direttore il suo acume è proverbiale, e se nell’imbarazzo della scelta a candidato per il ministero della giustizia proponessimo il nostro Enrico Buemi? credo abbia tutte le caratteristiche necessarie richieste, equilibrio e garantismo, che pochi altri vantano.

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