sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tutti socialisti?
Pubblicato il 28-02-2014


Si apre a Roma il congresso del Partito socialista europeo, con l’annunciata adesione del Pd di Matteo Renzi. Si tratta di un fatto nuovo e di assoluto rilievo per noi. Una novità che dobbiamo salutare con favore e soddisfazione e soprattutto senza alcun sentimento di gelosia. E’ il Partito democratico che viene dove noi siamo sempre stati. Non è il contrario. Facciamo marcia indietro e riassumiamo i tempi e i termini del rapporto tra comunisti, post comunisti e poi democratici con la cornice socialista europea. Al momento della svolta della Bolognina, nel novembre del 1989, Achille Occhetto, a seguito della fine del comunismo dell’est e del crollo del muro, propose un cambio del nome del suo partito, la formazione di una nuova forza politica e, appunto, l’adesione all’Internazionale socialista. Ancora non era stato fondato il partito del socialismo europeo. Nel 1992 il Psi di Craxi, unico partito dell’Internazionale allora presieduta da Willy Brandt, diede il via libera all’operazione e il nuovo Pds, nato l’anno prima, divenne a tutti gli effetti membro italiano dell’Internazionale. L’adesione venne poi mantenuta anche dai Diesse, nati nel 1998 per marcare ancora di più il carattere europeo del partito italiano, con una rosa, simbolo socialista, inserita nell’emblema del partito.

Nel 2007 il Partito democratico venne fondato come punto di unificazione di Diesse e Margherita, e con la esplicita richiesta di quest’ultima, ma in qualche misura patrocinata anche dal primo segretario Veltroni, di accentuare più il carattere americano che europeo del partito, e dunque rifiutando di confondersi con l’identità socialdemocratica che riteneva superata e anche démodé. Così i suoi esponenti in Europa, che pure decisero di far parte del gruppo socialista e democratico nel Parlamento, scelsero una collocazione a metà strada, e divennero solamente invitati alle sedute del partito, del quale invece noi eravamo parte integrale. Insomma noi stavano dietro il tavolo e loro in sala. Situazione invero imbarazzante, ma per loro. Oggi possono sedersi nello stesso nostro posto. Restano due paradossi. E cioè che un leader, che proviene da quella stessa Margherita che aveva impedito la collocazione socialista europea del nuovo partito democratico, oggi sia il protagonista della scelta di adesione al Partito socialista europeo, e che il Partito socialista potrebbe, usiamo il condizionale, assumere anche la qualifica di democratico, divenendo cioè Psdi, per accogliere anche i post comunisti. Con evidente soddisfazione postuma di Giuseppe Saragat.

E qui nasce, anzi cade, un tema. Una questione di polemica sull’ambiguità del Partito democratico si estingue dalla nostra azione politica. E sorge un problema. Possiamo tenere in vita il nostro partito, la nostra orgogliosa, piccola comunità, se un grande partito acquisisce la nostra stessa identità? Potremmo riformulare così l’interrogativo. Era la collocazione europea l’unica questione che differenziava l’identità di Psi e Pd? La mia risposta è certamente no. Già i socialisti italiani non avevano sciolto la loro organizzazione quando il Pds-Ds faceva parte del mondo socialista europeo, perché mai dovremmo farlo ora che sui diritti civili e sulla giustizia manteniamo posizioni molto diverse? Resta però il fatto che due forze, o se preferite una forza e una debolezza, che rappresenta però una storia coerente, non possono reggere a lungo se hanno superato il motivo della loro divergenza di fondo. E dunque credo anch’io che occorrerà trovare qualche forma diversa di convivenza e di collaborazione. Questo non può significare la nostra estinzione, ma un diverso modo di esistere, questo è adesso forse anche necessario. Dovremo discuterne con molta laicità…

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Commenti all'articolo
  1. la sezione torino centro ha un terzo degli iscritti di origine PSI, tra i quali 3 consiglieri comunali, in diminuzione % perché stanno entrando molti giovani. L’esperienza del gruppo di Volpedo, aperto ai socialisti ovunque essi siano, purchè si riconoscano nel PSE, si sta estendendo su scala nazionale, e abbiamo anche dei giovani

  2. A livello Europeo possiamo affermare con soddisfazione di aver portato a termine un grosso risultato politico, ora la parola socialista dovrà apparire anche nel simbolo italiano del PD e solo allora il psi potrà affermare di aver completato e vinto la battaglia politica anche in Italia. Coraggio compagne e compagni c’è la possiamo fare.

  3. Non vi è dubbio che è un fatto positivo l’entrata del PD nel PSE e ciò si deve a Renzi (anche lui ex Margherita) ed alla sua sfrenata ambizione. Sapeva benissimo che tutto ciò era un passaggio obbligato per incidere nelle politiche europee e quindi ha fatto questa scelta. Comunque io non mi illuderei più di tanto visto che la parola socialista evitano tutti di pronunziarla e come se si sentissero a disagio, ovvero ancora non vogliono ammettere di aver avuto torto. Si chiamano infatti progressisti che poi dovrebbero dirmi che cosa significa. Ezio Mauro su repubblica parla positivamente di questa adesione, come la prima cosa di sinistra detta da Renzi ma, andando a ritroso sostanzialmente da la colpa a socialisti del ritardo di tutto ciò con il fatto che i socialisti hanno rincorso il potere ed un piatto di lenticchie con il pentapartito.

  4. Coraggio ? gGà, sono a Roma per il congresso, una pena dovremmo dare una grossa spinta ad un’Europa socialista, continuiamo nel dichiarare che dobbiamo un grande partito socialista e riformista in Italia dobbiamo farlo con un
    PD ormai nella famiglia ma, siamo sempre noi a dirlo loro no , loro SONO PUNTO ! a prescindere da noi. Il Pes ha ceduto nell’identità socialista abbiamo cambiato il nome del partito per inglobare un partito che si chiama democratico e che socialista , per sua natura, non lo sarà mai che perderà voti alle europee , che rischiamo di perdere. Credetemi . non siamo arrivati da nessuna parte la mia non è gelosia , non è risentimento ma mera analisi politica.
    della situazione .
    Convochiamo il consiglio , presentiamo la nostra lista la sola speranza , il solo modo per avere un Partito Socialista in Italia . questa è la nostra missione e in questo nessuno che non sia socialista ci può sostituire.
    Fraterni Saluti
    compagno Maurizio Molinari fed. di Torino , consigliere nazionale.

  5. Raccogliamo la sfida, purchè si raggiunga il sottosuolo della questione.
    Rilanciando la dimensione culturale della politica, concorriamo a rifondare i valori del socialismo nell’epoca attuale, così determinando identità e differenze, oggi mescolabili nelle nebbie del pragmatismo.

  6. raccogliamo la sfida, purchè si raggiunga il sottosuolo della questione.
    Recuperando la dimensione culturale della politica, concorriamo a rifondare i valori del socialismo nell’epoca attuale, così determinando identità e differenze, oggi allegramente confuse sull’altare del pragmatismo

  7. L’hai detto! La debolezza ha però una forza che si chiama coerenza. Da noi non ci sono problemi Fioroni. Magari ci sono io che guardo più alla mia sinistra e altri che guardano più al centro ma entrambi ci sentiamo Compagni e Socialisti. In quella che tu chiami forza, credo intesa come forza organizzativa-elettorale non certo identitaria, c’è una debolezza ossia l’adesione quasi forzata che ne fa una adesione più subita che voluta. Non ho mai sentito uno del PD (Pittella escluso) dire NOI SOCIALISTI…eccetera. Io penso che la nostra “debolezza” debba restare in piedi e ti spiego anche il perché secondo un punto di vista, il mio, di chi ha già vissuto la confluenza del proprio gruppo in qualcosa di più grande apparentemente ma identico o quasi nelle finalità e nelle idee. Mi riferisco a quando noi Spiniani della Federazione Laburista, i Cristiano Sociali, i Comunisti Unitari di Crucianelli insomma quella che si chiamava Federazione della Sinistra diedero vita insieme al PDS ai DS. Io non entrai perché capii prima (altri lo capirono poco dopo) che di Socialismo Europeo in Italia gli ex PDS non si voleva sentir parlare; stessa cosa vale per quei DS del Congresso di Pesaro con Fassino Segretario nel 2004 della tanto sbandierata svolta Socialdemocratica mai avvenuta. Tutto hanno fatto per evitare (per loro) di bere il calice amaro di accettare la svolta Socialista o meglio la via Socialista al Socialismo! Ora è solo opportunismo. Mai come ora gli eredi di quella tradizione sono tanto lontani da quel Brandt che c’è sulla tessera. Se avessero il tempo (Fassino ha detto che se ne parla da 7 anni) procrastinerebbero la loro adesione al Congresso del PSE del 2092 in occasione del bicentenario. Per concludere si lasci che faccia un complimento per la coerenza a Fioroni! l’ho sempre attaccato e sbagliavo. Lui fa nel PD quello che farei io se volessero portare il PSI nel Partito Liberaldemocratico Europeo o peggio nel PPE. Sempre Avanti. Ciao Mauro.

  8. Bravo Direttore, non è una questione di nomi ma di valori.
    Del resto, a fugare ogni dubbio, valgono le parole adoperate pochi giorni fa dalla adesso Ministra Madia in materia di diritti civili.
    I socialisti non si facciano mettere la sveglia al collo: il Partito Socialista Italiano è quello, fra l’altro, del Presidente Craxi, con il quale nel 1984 il cattolicesimo ha cessato di essere la “sola religione dello stato”.
    Il PSI abbia sete di verità e volontà di riscatto.

  9. Certo che va salutato come un successo l’aumento della famiglia socialista, ma spero che non sia abbia troppa fretta di liberarsi del PSI.
    Non sarebbe utile per nessuno e non mi pare che il PSE imponga il partito unico nazionale.
    La prima osservazione che i nostri due partiti in vent’anni hanno cambiato entrambi tre volte nome, ma uno che nel 1992 si chiamava PCI oggi si chiama PD e l’altro che si chiamava PSI oggi si chiama di nuovo PSI. La sopravvivenza è stata la principale spinta per questi cambiamenti, ma per ragioni molto diverse. Per i primi, la imprevista implosione del comunismo dell’Europa dell’est che seppellì in poco tempo tutte le fantasiose strategie nostrane dall’eurocomunismo alla Berlinguer al compromesso storico della stessa matrice. Per i socialisti italiani, le ragioni furono la bancarotta e il collasso dell’organizzazione.
    L’approdo successivo alle attuali posizioni e configurazioni organizzative è dato da scelte coerenti con la missione originaria. L’ex Pci è divenuto PD nella deliberata scelta di trasformarsi in un “catch-all party” con una cattiva imitazione del partito democratico statunitense accentuata dal populismo che li vede montare le elezioni primarie per scegliere il segretario del partito e non il candidato premier. Il PSI è ritornato PSI nella deliberata scelta di rifondarsi dopo la convenzione di Bertinoro promossa dal troppo dimenticato Lanfranco Turci.
    Non sono, tanto, le differenze ideologiche a dividerci anche perché è davvero difficile dare un’identità ideologica al PD dopo il Pantheon veltroniano, è che semplicemente non ci sono ragioni sufficienti per metterci insieme fino ad una fusione o ad una incorporazione.
    La appartenenza al Partito Socialista Europeo, marca anzi un’ulteriore differenza. I socialisti italiani non avrebbero avuto alcuna necessità di cambiarne il nome e di aggiungere “democratico” e non hanno certo da condividere il levantinismo dalemiano in risposta alle contrarietà espressa da Fioroni alla direzione del Pd.
    A partire da oggi ciò che hanno in comune PD e PSI è l’appartenenza al PSE, e i due rispettivi segretari nello stesso governo, ma uno Presidente del Consiglio e l’altro viceministro. Vista la fulminante coincidenza ci si potrebbe aspettare un altrettanto rapido processo di unificazione.
    Io spero di no e preferirei notare che i liberalsocialisti italiani hanno almeno due viceministri nel governo: Morando all’economia e Nencini alle infrastrutture. Come dire, era da un pezzo che doveva succedere e l’occasione potrebbe essere quella buona. Per una unificazione partirei da qui, altrimenti può bastare un patto di consultazione tra le forze del socialismo europeo. In attesa che Sel ci ripensi.

    • Franco hai inquadrato perfettamente la situazione che abbiamo di fronte e muoviamoci di conseguenza, per cui nessuna accelerazione. Mauro, invece la tua analisi è un po’ troppo semplicistica e non è neanche vero che ormai quello che ci divide dal PD sono la giustizia e i diritti civili, perchè se ci pensi bene su quest’ultimo tema non è poi cosi neanche tanto vero, sapessi cosa pensano molti di noi sui matrimoni gay?

  10. ..ormai è un “sentimento” superato, grande e immane la devastazione condivisa da costoro. Immane le ingiustizie e le vittime anche a causa di questo loro agire. Ancora risuona l’eco dalla medina, dell’ultimo nostro Grande ed Insostituibile Compagno, Segretario, Onorevole e Presidente “Bettino Craxi”. Quando si compierà un bagno purificatore di tutti costoro e nel mondo intero, forse?..altri dopo di noi saranno in grado di discuterne. Io no!..Pietro Bisoni

  11. C’è differenza fra un finto socialista e un vero socialista. È ovvio lo possiamo vedere nei discorsi, negli atti nei pensieri. Cosa ci spinge a tenerci in vita? Concretezza è vero, ma anche la missione di riportare in alto il socialismo in Italia, sia nel governo che nella popolazione. Come possiamo affidare a Renzi la missione di essere socialista e di mantenere tale ideale vivo nei cuori degli italiani? Essere per non morire e per non lasciare l’eredità socialista a persone che non lo sono.

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