giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ricky Tognazzi racconta come si combatte
la ‘ndrangheta al Nord
Pubblicato il 04-02-2014


L'Assalto FictionUn padre e una figlia all’assalto della ‘ndrangheta calabrese a costo della vita. Forse è questa battaglia di fondo a dare il titolo all’omonima miniserie, “L’Assalto” appunto, andata in onda ieri per la regia di Ricky Tognazzi, che torna dietro la macchina cinematografica dopo l’esperienza di “Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti?” (miniserie tv del 2012). E qualche cosa li accomuna; se Enzo Tortora finì in carcere da innocente in maniera non meno non-voluta il protagonista della fiction, un comune imprenditore milanese, Giancarlo Ferraris (che ha il volto di Diego Abatantuono) si ritrova vittima di un potente e pericoloso boss della ‘ndrangheta calabrese, Domenico Crea (interpretato da Luigi-Maria Burruano). Finché, con l’aiuto della figlia, cercherà il suo riscatto e di pagare il conto con la giustizia, per essere stato costretto a scendere a compromessi con tale cosca mafiosa.
Nella vita ci sono amici e nemici. Già. Ma quali sono gli uni e quali gli altri? Quando di mezzo c’è il denaro, loschi affari contribuiscono a far sì che non ci si possa più fidare di nessuno. Quando quello che è il più bel giorno della vita, quale la laurea di una giovane ragazza ambiziosa, con tanti progetti per la testa, si trasforma nell’inizio della fine, o nel punto di partenza di un incubo, di un sogno, di un paradiso intravisto, sperato, auspicato e assaporato che diventa inferno, allora tutte le vite vengono stravolte. E ci si ritrova soli. Già, poiché ‘ndrangheta non perdona, non permette repliche, né disubbidienze. E sa celarsi sotto ben mentite spoglie. Sa azzannare le vittime come prede, come lupi affamati, come squali che divorano i pesci più piccoli: le semplici aziende di famiglia, nate dalla volontà di successo, di onesta realizzazione personale di un uomo qualunque. E tolgono la dignità. Combatte senza armi violente (che infatti mancano, non vi sono scene di sangue o altro come in altre fiction), ma con la retorica di un linguaggio cifrato, però chiarissimo, integerrimo, categorico, sofisticato quanto il meccanismo che si cela dietro. O si è dentro o si è fuori. Non ci sono mezze misure, e se si sceglie la seconda opzione è a repentaglio l’intera vita di chi ne è colpito e della sua famiglia. Già, poiché la ‘ndrangheta sa legarsi bene agli affetti più cari e più stretti di coloro cui ha mirato, col mirino della propria arma che si chiama ricatto, pressione psicologica, intimidazioni più o meno pesanti, inizialmente verbali, poi sempre più concrete e gravi. Finché non si cede il passo alla sottomissione, all’ubbidienza che si deve a un capo a cui si può solamente dir di sì. Una sorta di legame di sangue senza sangue, che significa scendere negli abissi della malavita organizzata per vedersi coinvolti nel riciclaggio di denaro sporco, di corruzione per vincere appalti per opere edili, fino ad arrivare a far sparire la prova di uno dei reati più pericolosi dell’epoca moderna: lo smaltimento di rifiuti tossici, di farmaci scaduti di ospedali in discariche sommerse create in quelli che sembrano semplici cantieri edili in cui far crescere e nascere strutture pubbliche civili per la cittadinanza, per offrire alla gente un servizio migliore. Si gioca sul binomio vita-morte come se si stesse trattando di una semplice partita a pallone, in campo, però, c’è la sopravvivenza di un’intera società, di un intero sistema economico, sociale, civile, di umanità che si va perdendo. O ritrovando.

Tutto questo Ricky Tognazzi lo mette ben in evidenza scegliendo di mostrare non la solita battaglia manichea tra bene e male, tra forze dell’ordine o squadre antimafia da una parte, e malavita dall’altra; ma facendo vedere quanto spesso quest’ultima riesca a insediarsi e confondersi con gente comune, che conduce alla rovina. E non colpisce solamente il Sud, ma anche il Nord, la Lombardia in cui ambienta la fiction. Classica la raffigurazione dei personaggi, caratterizzati anche con lo standard abbigliamento con cui si è soliti veder connotate tali figure. Attualizzazione massima, invece, del contesto, in cui viene dato molto peso alla crisi economica e al ruolo ricoperto da banche che non concedono mutui con facilità, mettendo le Pmi nelle mani dell’usura o delle cosche mafiose. Col rischio che scivolino nella povertà più assoluta, fino a perdere tutto.

Barbara Conti

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