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Opinioni e commenti
 

Ucraina. Caccia a Yanukovich, accusato di strage
Pubblicato il 24-02-2014


Yanukovich_ViktorStrage. Anche per il presidente ucraino Yanukovich, l’uscita di scena comporta un’accusa terribile così come solo nell’ultimo decennio, prima di lui, era toccato ad autocrati e dittatori come Nicolae Ceausescu, Saddam Hussein, Hosni Mubarak, Muhammar Gheddafi e altri ancora.

A Kiev gli organismi statali hanno rapidamente archiviato il regime e si preparano a giurare una nuova fedeltà e così il ministro degli interni, Arsen Avakhov, ha fatto scattare un mandato di cattura sulla base di un reato che comporta il carcere a vita per il 63 enne ex presidente, ‘dimissionato’ sabato dal Parlamento, mollato dal suo partito, il ‘Partito delle regioni’, e in fuga nell’est del Paese.

Yanukovich, non da solo, viene ritenuto direttamente responsabile della morte di decine di dimostranti caduti sotto il fuoco delle forze di sicurezza nel corso delle dimostrazioni antigovernative dei giorni scorsi. La fuga di Yanukovich non sembra però aver risolto i problemi del Paese.

Il confronto tra la popolazione filorussa e quella filoccidentale, che è stato fino a oggi il principale carburante delle proteste, non si è spento né con la destituzione di Yanucovich né tantomeno con la liberazione del suo predecessore, leader della ‘Rivoluzione arancione’ filoccidentale, da due anni in carcere, Yulia Timoschenko.

La tensione si è fatta drammatica in Crimea dove la popolazione è in maggioranza filorussa e si è scontrata con i sostenitori dell’adesione all’Unione europea, attorno a una statua di Lenin che si voleva abattere, chiedendo la secessione da Kiev. Il rischio di una balcanizzazione della crisi spaventa però tutti dentro e fuori l’Ucraina, sia in Europa che nella vicina Russia.

Mosca, che ha sostenuto fin qui il presidente deposto, resta in una posizione molto critica nei confronti dell’opposizione e dopo aver a lungo definito un tentativo di colpo di Stato le proteste dei giorni scorsi per bocca del primo ministro, Dimitry Medvedv, ha messo in discussione la legittimità dell’estromissione di Yanucovich, e la sua sostituzione provvisoria con il presidente del Parlamento, ‘Rada’, Oleksander Turchinov, definendo quanto avvenuto ‘un’aberrazione’.

La situazione è destinata a rimanere molta fluida almeno fino alle prossime elezioni presidenziali che si terranno in concomitanza con quelle per il Parlamento europeo il prossimo 25 maggio. Solo qualche settimana fa, il Cremlino aveva minacciato di far intervenire le proprie forze armate; una dichiarazione definita come un ‘grave errore’ dal consigliere per la sicurezza nazionale USA, Susan Rice. Tutti in Occidente hanno però ben chiaro che la Russia ha interesse strategici da difendere come il transito del gasdotto che porta il metano in Europa occidentale, e la base della flotta del mar Nero in Crimea, e che a questi interessi non rinuncerà facilmente.

Per questo, e per trovare una soluzione ai problemi economici dei 46 milioni di ucraini, Lady Catherine Ashton, ‘ministro’ degli esteri della UE, è volata a Kiev mentre il segretario al tesoro USA, Jack Lew, ha sollecitato le autorità ucraine a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale per aprire la pratica per un prestito internazionale.

L’Ucraina è sull’orlo della bancarotta e fino a oggi l’Europa non è stata in grado di offrire un qualcosa di analogo al prestito di 15 miliardi di dollari che Putin aveva messo sul piatto per escludere un’adesione di Kiev alla UE e mantenere il Paese nella storica sfera di influenza di Mosca.

Adesso quel prestito concordato appena due mesi fa, a dicembre, è stato congelato, creando le premesse per un imminente peggioramento della crisi economica, un fattore destabilizzante in grado di determinare i futuri avvenimenti ben al di là della volontà politica dell’opposizione democratica e filoeuropea.

Intanto la Rada, ha abrogato la legge del 2012 che aveva fatto diventare il russo lingua ufficiale in metà del Paese.

Armando Marchio

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