mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vino italiano, di be(r)e in meglio
Pubblicato il 18-02-2014


Vino italianoDopo le entusiasmanti note statistiche della produzione vinicola 2013 pubblicate da Coldiretti, parte finalmente dal 1° gennaio 2014 una nuova politica di promozione, che punta a rafforzare ed implementare la diffusione del vino italiano nel panorama economico globale. La maratona del processo di codecisione europeo, assieme alla recente Pac, ha infatti sdoganato anche la nuova Organizzazione comune dei mercati (Ocm). Tra le molte iniziative confermate vi sono la ristrutturazione dei vigneti, la vendemmia verde e, nello specifico, la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi. Si tratta della manovra che nel precedente periodo di programmazione ha riscosso il maggior successo in termini di adesioni e contributi, inizialmente stanziati ed infine erogati a livello nazionale.

Un effetto del successo si può riscontrare nel contestuale exploit dell’export dei vini Made in Italy nei paesi extra – Ue che, nonostante la crisi, ha fatto registrare interessanti performance sia in termini di volumi sia di fatturato. L’aspetto più interessante della riforma dell’Ocm è sicuramente la possibilità di cofinanziare fino al 50% della spesa ammissibile iniziative dirette non soltanto ai mercati fuori dall’Europa ma anche a livello comunitario. Inoltre sarà possibile iniziare a promuovere al di fuori dell’UE sia vini Dop e Igp che vini varietali. Il tutto senza però far riferimento alle imprese vitivinicole né ai marchi aziendali, ma soltanto ai soli vini Docg e Doc in modo da evitare, in tal modo, che si verifichinSOCo episodi di concorrenza tra realtà imprenditoriali europee.

Tra i Paesi importatori che hanno contribuito all’incremento del fronte commerciale extra – UE si sono confermati, con aumenti a due cifre sia in termini di quantità di vino comprato sia, in larga parte, in termini di fatturato, gli Stati Uniti e il Canada. Difatti proprio in queste nazioni, peraltro, i fondi della promozione sono stati spesso utilizzati per consolidare mercati particolarmente strategici e vitali per la sopravvivenza estera del ‘’Made in Italy’’.

Secondo i dati Istat si nota anche una crescita, seppure contraddistinta da una parabola meno accentuata rispetto al contesto dei Paesi esterni all’UE, delle vendite intracomunitarie a favore dei partner europei. In particolare Belgio, Regno Unito e Germania, nel complesso rappresentano il miglior mercato estero del vino italiano in termini di quantità. Queste nuove normative europee, anche grazie ad un’oculata politica nazionale di tutela degli investimenti, potrebbero implementare notevolmente la capacità di esportazione vinicola italiana, riuscendo così a conquistare nuove fette di mercato utili al rafforzamento dell’economia italiana all’estero.

Alessandro Munelli

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