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Opinioni e commenti
 

194. Obiezione di coscienza, una minaccia per le donne
Pubblicato il 14-03-2014


obiettori_medici-abortisti-ginecologiDa una parte il caso di cronaca di una giovane donna – affetta da una grave malattia genetica – che in un ospedale di Roma, nel 2010, si vide costretta a interrompere la gravidanza, partorendo un feto di cinque mesi nel bagno della struttura, aiutata solo dal marito, a causa della presenza di medici obiettori di coscienza. Dall’altra la Asl che respinge le accuse, rimandando al mittente la denuncia presentata dalla coppia romana, spiegando che l’espulsione del feto avvenne “nella stanza della degenza” e “fu eseguita da due medici non obiettori”. In ogni caso questa storia rappresenta l’emblema delle difficoltà – che spesso sfociano in drammi – che le donne italiane si ritrovano a vivere a causa di un numero sempre più alto di medici obiettori che si rifiutano di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), nonostante la legge (la 194 del 1978, ndr) non ammetta l’obiezione di coscienza per le strutture sanitarie. Il caso dei giovani coniugi romani ha inoltre riacceso il dibattito sulle conseguenze dei divieti della legge 40, quella del 2004 che regola la pratica della fecondazione assistita.

GLI OBIETTORI DI COSCIENZA IN ITALIA – Secondo dati recenti, l’Italia ha una percentuale di medici obiettori tra le più elevate al mondo: nell’ospedale di Jesi, in provincia di Ancona, per esempio su 10 ginecologi 10 sono obiettori, ma anche in altre aree italiane il numero arriva a sfiorare il 100%. É soprattutto al Sud che si concentra la maggiore densità di obiettori: oltre l’80% nel Molise, Basilicata, Campania e Sicilia. Al Nord la città a detenere il primato, con l’81,3%, è la provincia di Bolzano, mentre Lazio, Abruzzo, Calabria e Veneto presentano una percentuale tra il 70 e l’80%.  In ogni caso in tutte le altre Regioni il dato non scende sotto il 50%, eccezion fatta per la Valle d’Aosta dove la percentuale è pari al 16.7%.

IL MONITO DEL CONSIGLIO D’EUROPA – Oltre alla drammatica storia raccontata dalla giovane donna – e ai dati che confermano il crescente numero di ginecologi obiettori che rifiutano di praticare l’Ivg negli ospedali italiani – anche l’Europa è intervenuta sulla delicata questione, sostenendo che l’elevata presenza di obiettori mette a repentaglio la vita della donna, calpestando il diritto alla salute e all’accesso a cure terapeutiche previsto e garantito dalla Costituzione italiana. “A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza” ha reso noto il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa. Si tratta della prima volta nella storia in cui l’organizzazione internazionale si esprime in modo così netto sulla situazione dell’applicazione della legge sull’aborto nel nostro Paese.

LA PETIZIONE ONLINE – A mobilitarsi è stata anche la Rete, con la petizione online lanciata da Change.org – e promossa da “Mai più clandestine” #campagna194 – che chiede al governatore del Lazio, Nicola di Zingaretti – responsabile dell’applicazione della legge 194 sul territorio regionale – di garantire la piena applicazione della legge 194 in tutti le strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate della Regione.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. In questo paese la legge è ballerina.
    I medici, ostetrici e infermieri obiettori non devono lavorare in strutture pubbliche, ma nelle università e cliniche dichiaratamente cattoliche che dovrebbero pagare l’ICI, IMU o come si chiama o chiamerà.

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