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Opinioni e commenti
 

8 MARZO DI POLEMICHE
Pubblicato il 07-03-2014


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L’8 marzo 2014 forse verrà ricordato anche come la giornata delle polemiche e non solo come la ricorrenza della Festa della Donna. Le polemiche sono tutte legate alla legge elettorale voluta da Renzi e Berlusconi, meglio conosciuta come Italicum e in particolare sulla introduzione delle ‘quote rosa’ ovvero dell’obbligo di rispettare la parità di genere nella formazione delle liste che, come per il ‘Porcellum’, anche se più corte, restano bloccate.

C’è da dire che questa legge elettorale per come è stata concepita – liste bloccate, premio abnorme di maggioranza, soglie – resta una schifezza di legge anche se le donne elette saranno in numero pari a quello degli uomini, ma tant’è e gli emendamenti in questo senso (ce n’è anche uno a firma socialista con Pia Locatelli) nel corso della discussione della legge alla Camera, sono stati accantonati ovvero se ne riparlerà solo alla fine, quando saranno stati superati anche gli altri scogli.

Sulla parità si è formato uno schieramento trasversale e piuttosto esteso che impedisce a Renzi di accettare l’ultimatum di Berlusconi che ripete: l’accordo non prevedeva la parità e dunque non lo voteremo e salta tutto.

“Confermo, almeno per quanto mi riguarda, ha detto a Sky TG24 Pomeriggio il deputato di Forza Italia, Ignazio Abrignani – ma io so che sarà così anche per il mio gruppo, che noi voteremo contro questo emendamento”. Gli risponde il senatore Renato Schifani, fino a ieri capogruppo del PDL al Senato e oggi nel Nuovo Centro Destra di Alfano: “Non sono mai stato un convinto assertore dell’introduzione per legge delle quote rosa, ma bisogna, riconoscere che con le liste corte il problema sussiste. Mentre, infatti, il Porcellum con le liste lunghe lasciava ai partiti la possibilità di calibrare la presenza femminile in posizioni di lista vincenti, adesso l’arrivo delle liste corte restringe in maniera significativa questa possibilità. I partiti, infatti, potrebbero privilegiare candidature maschili nelle posizioni vincenti delle liste, ormai soltanto apicali con l’Italicum”.

Ma cosa succederà lunedì, il giorno in cui dovrebbe essere votata la legge sempre che si trovi un’intesa? La senatrice Anna Finocchiaro, fino a ieri capogruppo al Senato del PD e oggi capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, avverte dai microfoni di Agorà su Rai3, che a Palazzo Madama cambierà la musica e si rimetteranno in discussione non solo le soglie – soprattutto quella assurde dell’8% e del premio di maggioranza da portare almeno al 40% – ma anche quella della parità nel caso in cui non fosse uscita da Montecitorio.

La polemica si infiamma subito perché alla Finocchiaro risponde l’altro capogruppo in Commissione, Francesco Paolo Sisto di Forza Italia: “C’è un patto con Matteo Renzi e la presidente Finocchiaro si permette di dire che al Senato sarà cambiato? Io trovo assolutamente sconcertante che di fronte a un patto che è stato raggiunto fra Renzi e Berlusconi, si possa pensare già con riserva mentale al Senato di mutare questo patto”. “Mi auguro che siano un’iniziativa personale del presidente Finocchiaro, in nessun modo sponsorizzate dal presidente del Consiglio e segretario del partito. Se non fosse così, sarebbero molto gravi”. Ma la Finocchiaro non arretra e anzi rilancia: “Con Renzi è iniziata un’era? Dovrà dimostrarlo lui con i fatti”.

Armando Marchio

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