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Opinioni e commenti
 

8 marzo. Per la ripresa sociale, donne protagoniste
Pubblicato il 06-03-2014


8 marzo-mondineQuesto articolo è a conclusione di un seminario che si è svolto a Boston, organizzato dalla Fondazione europea di studi progressisti (FEPS), dalla Università di Boston e dalla Fondazione Jean Jaures sulle nuove sfide che le donne devono affrontare per affermare loro diritti nel contesto della crisi globale e viene pubblicato  in contemporanea anche da Liberation e Financial Times.

L’effetto dei tagli introdotti dalla maggioranza dei Paesi membri della UE a guida conservatrice è stato devastante e a pagarne le conseguenze sono state soprattutto le donne. E mentre in molti considerano le misure di austerità come un indispensabile insieme di strumenti economici, noi riteniamo siano piuttosto il frutto di una strategia dei conservatori volta a far tornare le donne nella sfera privata.

Di conseguenza, in occasione della giornata internazionale delle donne, il miglior consiglio per chiunque combatta per la parità è il seguente: spezzare le diseguaglianze strutturali, incominciando dalle politiche di austerità.

Infatti, mentre in un primo momento la crisi ha colpito soprattutto gli uomini, i tagli nel settore pubblico hanno aumentato la disoccupazione femminile al 10,8%. Gli investimenti tendono ad essere concentrati su infrastrutture pesanti, che creano soprattutto posti di lavoro per gli uomini, senza preoccuparsi minimamente della segregazione occupazionale di genere.

Non solo: gli investimenti in servizi per l’infanzia sono a rischio, e quelli destinati agli anziani sono in fase di smantellamento.

A causa di stereotipi di genere ancora presenti, queste tendenze impediscono a molte donne di tornare al lavoro o le spingono a svolgere ulteriore lavoro di cura domestico non retribuito. Se analizziamo il trade-off tra attività economiche, di cura ed altre attività sociali, l’Europa ha raggiunto solo il 38,8% di un punteggio dove 100% indica la piena parità.

Come risulta nel rapporto della Commissione Europea “L’impatto della crisi economica sulla condizione di uomini e donne e sulle politiche di genere”, il numero dei casi di discriminazione nell’ambito del lavoro è aumentato, ma, a causa dello smantellamento delle infrastrutture per l’uguaglianza di genere, le donne a fatica riescono a rivendicare i loro diritti.

Nel frattempo, il potere politico ed economico rimane privilegio degli uomini. La capacità delle donne di influenzare pubblicamente il proprio futuro rischia di assottigliarsi sempre di più.

L’esempio più preoccupante di questo trend è l’arretramento che si sta verificando nel campo della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi. Basti pensare a quanto sta avvenendo in Spagna con la legge sull’aborto.

Il ministro della giustizia spagnolo, Alberto Ruiz Gallardón tenta di giustificare le restrizioni nella legislazione sull’interruzione volontaria di gravidanza evocando il diritto di tutte le donne a diventare madri, libere da ogni condizionamento. In realtà, così come è avvenuto in Ungheria, non offre a loro possibilità di scelta.

Siamo dunque convinte che l’attuale arretramento nell’uguaglianza di genere non è un mero effetto laterale della crisi, ma parte di una strategia consapevole per creare una società conservatrice con il supporto delle politiche di austerità.

Ma c’è un’alternativa a questa visione, e perciò, ci sono politiche alternative all’austerità. Una società equa dà le stesse possibilità a tutti I suoi cittadini. Perciò facciamo un appello per denunciare e combattere le limitazioni imposte dalle disuguaglianze strutturali. La nuova legge sull’uguaglianza tra uomini e donne introdotta dal governo socialista francese dovrebbe diventare un esempio per gli altri paesi europei.

Per rivitalizzare l’agenda della parità, prima di tutto dobbiamo cambiare la sfera pubblica aumentando la visibilità delle donne. Poi dobbiamo incoraggiare le donne a combattere le diseguaglianze offrendo loro una narrazione positiva della emancipazione verso una società migliore. Infine bisogna offrire iniziative politiche alternative che investono sulla consapevolezza di genere.

Alla luce di queste considerazioni, noi vorremmo combattere il sentimento di delusione e depauperamento che regna tra le cittadine e i cittadini come conseguenza preoccupante della crisi. Come fu evidenziato dopo le elezioni del 2009, le donne hanno mostrato una maggiore tendenza all’astensionismo rispetto agli uomini. Con l’attuale peggioramento della situazione femminile, questo numero rischia di aggravarsi ulteriormente alle prossime elezioni. Vorremmo diffondere la consapevolezza di questo rischio e incoraggiare le nostre sorelle a mobilitarsi per il voto. Le donne non possono lasciare il loro futuro interamente legato alle decisioni di altri. Ci sono diversi percorsi che l’Europa può intraprendere e tutto dipende dalle scelte consapevoli di tutti i suoi cittadini. Non possiamo permettere che le voci delle donne vadano perse nella folla, la vostra voce può diventare il vostro megafono.

Zita Gurmai, Presidente PES Women, parlamentare europea
Pia Locatelli, Presidente onoraria Internazionale Socialista Donne, parlamentare italiana
Judit Tanczos, Consigliera politica sui temi di genere, Fondazione europea di studi progressisti

8 marzo, ancora lungo il cammino della parità

Rita Cinti Luciani
Come ogni anno l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, in numerose città del nostro Paese si terranno iniziative volte a ricordare più di un secolo di impegno e lotte contro le discriminazioni tra uomini e donne.

Quest’anno qualche elemento di novità concreto lo abbiamo : per la prima volta il Governo vede la presenza di 8 donne alla guida di Ministeri importanti e noi tutte siamo sicure che daranno prova di competenza e serietà, nonostante sovente le donne siano sottoposte a giudizi molto più severi degli uomini. Ciò che ci aspettiamo sono segnali concreti e tangibili di cambiamento delle politiche e investimenti. Certo la stesso rapporto non è stato mantenuto con i sottosegretari e ora vedremo con la legge elettorale se verranno rispettati gli impegni assunti in materia di parità o se prevarranno gli interessi “di bottega”. Certo quanto è avvenuto in Parlamento in questi giorni con gli emendamenti sull’alternanza di genere nelle liste è francamente inaccettabile.

Un altro elemento di novità, è rappresentato dal recente Congresso del PSE a Roma, in vista delle prossime elezioni europee che per la prima volta daranno la possibilità ai cittadini di scegliere il candidato alla guida della Commissione Europea.

In questi giorni le Donne Socialiste Europee (PES WOMEN) hanno svolto iniziative e workshop dedicati al tema dei diritti delle donne e soprattutto ai problemi che ancora ci sono da affrontare e risolvere in materia di lavoro, parità retributiva, violenza e partecipazione nei processi decisionali a tutti i livelli politici , istituzionali e imprenditoriali. Un manifesto di obiettivi per dare all’Europa un ruolo politico in grado di affrontare le nuove sfide con equità e giustizia, un’Europa del progresso e della responsabilità.

La crisi ha certamente acuito il tema occupazionale e più in generale quello dei rapporti sociali tra i generi per questo occorre intervenire dal punto di vista educativo per promuovere il cambiamento di modelli culturali e stereotipi che gli stessi media propongono costantemente. L’Italia ha sempre investito poco sul talento e le competenze delle donne, ad esempio il numero dei Comuni da loro amministrati è circa il 10%, ma si tratta di Comuni medio-piccoli. Con l’aumento della popolazione cala vistosamente anche il numero di donne alla loro guida.

Nonostante siamo nell’epoca della globalizzazione , di diritti e parità tra gli individui, le donne guadagnano in media, a parità di lavoro, il 15% in meno degli uomini, la rappresentanza ai vertici delle imprese, la cosiddetta leadership femminile vale un 4% e ci pone in coda alla classifica europea, anche se le donne ai vertici di circa 2700 imprese generano maggiori ricavi degli uomini.

Nel nostro Paese circa il 13,5% delle donne esce dal mercato del lavoro a causa di discriminazioni subite, sovente al rientro dalla maternità o per impossibilità di conciliare i tempi di vita e lavoro per mancanza di servizi adeguati. Conseguentemente sono costrette a contratti di breve durata e per le più adulte una grande difficoltà al reinserimento occupazionale o l’impossibilità di trasformare il contratto atipico in un impiego stabile.

Nel corso degli anni la scarsa rappresentanza femminile nei Governi, non ha posto solo una questione di democrazia compiuta, ma ha comportato più in generale una sottovalutazione dei bisogni con politiche scarsamente incisive in materia di riforme, welfare, servizi e diritti civili. Basti pensare al dramma crescente del femminicidio che ha visto il nostro Parlamento ratificare solo di recente la Convenzione di Istambul e l’approvazione di una legge in materia.

Certamente nel corso di tanti anni di battaglie promosse anche grazie all’impegno delle associazioni femminili sono stati compiuti progressi significativi, ma in questo senso il cammino è ancora lungo perché presuppone un profondo cambiamento culturale che riguarda uomini e donne insieme per avviare una trasformazione significativa della società in senso migliore soprattutto per le giovani generazioni. Per questo le donne socialiste da sempre sostengono la necessità di mettere in campo azioni positive per una nuova cultura sociale e giuridica, una politica “che si faccia carico” con coraggio verso un orizzonte che includa veramente “l’altra metà del cielo”.

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