giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Al primo punto l’unità degli europei
Pubblicato il 19-03-2014


A maggio, si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo. Non so quanti elettori abbiano capito per cosa si dovrà votare: per riempire un locale con personaggi ben pagati, per partecipare a un banchetto o per concretizzare un programma, che dovrà avere una ricaduta su tutti gli Stati dell’Unione? Trovo difficoltà ad organizzare un ragionamento perché non riesco ad eliminare dalla mente le fandonie ascoltate sull’Europa e sull’Euro e che mi spingono, comunque, a rispondere a tutti quelli, di destra e di sinistra, che per calcolo elettorale o per ignoranza, ne sono stati gli autori. Non posso non dare una colpa anche a quelli che, nel corso degli anni, hanno avuto la fortuna di essere Parlamentari europei. Indicatemi quelli, che hanno fatto qualcosa per far crescere l’amore per l’Europa e la convinzione che il processo di costruzione dell’unità è vitale e, perciò,inevitabile. Appartengo alla schiera dei fanatici dell’Europa Unita. Incominciai a pensare alla necessità di costruire un’Europa Unita, ovviamente influenzato dai grandi europei utopisti, quando capii le negatività della divisione dei Paesi del Continente Europa, tra la NATO e il Blocco Comunista, chi a servizio degli Stati Uniti e chi dell’URSS. Da socialista, ho sempre pensato a un’Europa dei Popoli, non a quella dei mercanti. I mercanti non avrebbero operato per affrancare l’Europa dalla sudditanza verso i Paesi leader dei due blocchi. La storia ci ha insegnato che anche la “Via dell’amore” degenerò e portò a Sodoma e Gomorra. Figuriamoci, l’Europa dei Mercanti. Secondo me, la politica deve essere sempre vigile per evitare che i “poteri forti”, sempre sul piede di guerra, utilizzino uno strumento, nato per avvicinare i popoli e farli progredire, solo per i loro affari, fregandosene di rendere le masse più povere (i poveri sono la fortuna per l’avidità dei ricchi). Un motivo valido per andare a votare è quello di contribuire all’unità degli europei e delle loro economie. Le diverse lingue e le diverse culture non devono essere di ostacolo. In Italia, l’Unità fu raggiunta, nonostante le differenze tra i dialetti (lingue) e le culture delle varie Regioni. Come non ci bloccano le volontà secessionistiche padane e borboniche, così, in Europa non ci devono intimorire o frenare gli euroscettici, con la loro ignoranza e rozzezza.

Ai motivi, alla base del Manifesto di Ventotene, bisogna aggiungere nuovi motivi, nati dalla trasformazione del Mondo da Bipolare (Stati Uniti e URSS) a Multipolare, dalla velocità con cui si sono messi in cammino i Paesi del Terzo Mondo e dalla Globalizzazione. Un premio Nobel ha diviso il Mondo in gruppi : 1) l’occidente (della paura), 2) Asia e l’India (dell’appetito), 3) mondo arabo (del risentimento), 4) Africa e America del Sud (della speranza). Nel mondo occidentale, l’Europa ha più problemi e la non unità politica ed economica li può rendere insolubili. Per evitare che la paura diventi, prima, incubo e, poi, disfatta, è obbligatorio avanzare sulla strada dell’unità dei popoli europei e della coesione economica e sociale. So bene che anche in Europa c’è un gruppo simile a quello del risentimento, costituito da alcuni Paesi meridionali. Potremmo dire che in Europa esiste un fenomeno opposto a quello che esiste in Italia. In Italia è il Nord che si lamenta del SUD, in Europa, è il SUD che si lamenta del NORD. Sembrano ostacoli piccoli, invece no. Purtroppo, finora, non si è visto nessun parlamentare europeo dimostrare di aver capito i processi in atto e cosa bisogna fare per superare gli ostacoli e procedere velocemente verso l’agognato traguardo: l’unità del popolo europeo.

Ritengo che sia importante la collaborazione anche tra gli operatori economici europei per contrastare la temuta invasione di Paesi del BRIC, i quali hanno il vantaggio di essere più popolosi, di avere più “appetito” e di essere più abituati ai sacrifici. Alle porte, c’è un altro elemento negativo: la digitalizzazione dell’economia e l’espulsione di lavoratori. Queste evenienze non si possono affrontare in un “regima di concorrenza ” tra i Paesi europei, ma richiedono una forte collaborazione, al fine di creare una “curva di indifferenza” geografica e di eliminare una grave diseconomia. Lo spostamento dei giovani all’interno dell’Europa deve essere una scelta, non una costrizione. Siccome, finora, nessuna forza politica ha illustrato la sua piattaforma programmatica, speriamo nella qualità dei candidati, e, soprattutto, degli eletti, per vedere colmate le lacune esistenti e vincere le numerose sfide , che ci aspettano.

Luigi Mainolfi

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