martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

All’ONU tensione per la crisi Mosca-Kiev
Pubblicato il 02-03-2014


Ucraina_civiliNew York, 2 marzo – Una cosa è certa. Gli sviluppi della situazione in Ucraina – oggi sono state messe in stato di allerta le Forze Armate e richiamati i riservisti – ci hanno abituato a cambiamenti radicali nel giro di poche, pochissime ore. Il ribaltamento continuo degli equilibri, ben rappresentato, suo malgrado, dalla confusione evidente della maggioranza della stampa internazionale, ha reso difficili, se non impossibili, analisi esaustive della situazione.

Quello che stiamo vedendo avvenire in Crimea nel giro di 24 ore, tuttavia, rischia di confondere ancora di più le cose, con l’approssimarsi degli interventi internazionali.

Le immagini del 28 febbraio dell’esercito russo, circa 2000 soldati che prendono il controllo dei due aeroporti principali e di altri centri di trasporto, secondo le prime dichiarazioni del rappresentante permanente in Crimea del presidente Ucraino Serghiei Kunitsin, hanno gettato in allarme gli Stati Uniti e sono riuscite in un’operazione molto più rara, sollecitare una reazione immediata (e molto preoccupata) delle Nazioni Unite.

Non sono frequenti, nel lento e macchinoso procedere del kafkiano castello ONU, le giornate frenetiche e concitate come quella appena passata. L’Ucraina spaventa. Più rapidamente di quanto avvenuto con la Siria o col Sudan, per ricordare casi recenti, la situazione è improvvisamente esplosa.

Non è facile che il lento incedere del pachiderma istituzionale sia forzato ad una velocità diversa dal solito, ma è proprio quello che è successo Venerdì, con una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza (l’ultima del turnover mensile presieduta dalla Lituania, un Paese che ben conosce la situazione), convocata d’urgenza sotto richiesta del Rappresentante Permanente d’Ucraina. Il Consiglio di Sicurezza, attraverso le parole di Raimonda Murmokaité, Rappresentante permanente della Lituania, si è detto “molto preoccupato per il deterioramento della situazione nella Repubblica autonoma di Crimea, che minaccia l’integrità territoriale della stessa Ucraina”.

C’è un enorme non detto, che come ogni tabù, si cerca di ignorare e tenere nascosto, mentre nessuno può evitare di pensarci. Non si può pronunciare eppure risuona chiaramente fra i corridoi del quartier generale; lo scenario è quello di una guerra che si era cercato di relegare al passato. E che in questo caso si preannuncia tutt’altro che fredda.

Un brivido in questa direzione lo ha fatto scorrere anche l’affrettarsi di Obama a rilasciare una dichiarazione piuttosto netta e minacciosa contro la Russia Venerdì pomeriggio. “Costerebbe caro”, ci saranno ripercussioni, ha detto senza molti giri di parole, nel caso di un attacco militare in Crimea. Un avvertimento chiaro che non fa ben sperare e che tradisce un discreto nervosismo da parte degli americani.

La risposta russa non tarda ad arrivare, con l’approvazione – unanime – in poche ore della richiesta di Putin al Senato di intervenire militarmente in Crimea. Non solo i parlamentari hanno votato rapidamente e all’unisono, ma hanno anche accompagnato la votazione con decise dichiarazioni anti-americane.

Il Consiglio di sicurezza straordinario arriva dopo appena 4 giorni dalle dichiarazioni del Segretario Generale Ban Ki-Moon che, nell’invitare alla calma, ribadiva il supporto completo delle Nazioni Unite all’Ucraina e alla sua sovranità territoriale da preservare, inviando sul posto il suo “Senior Advisor” Mr. Robert Serry. Quattro giorni dopo la situazione appare completamente cambiata.

Una nuova seduta straordinaria del consiglio di Sicurezza è stata quindi convocata per ieri, sabato, mentre il Segretario Generale ha chiesto al suo emissario di recarsi in loco, al solo scopo di sentirsi rispondere con un secco no. Impossibile raggiungere la Crimea, risponde Serry, che è partito invece alla volta di Ginevra, da dove farà rapporto Domenica.

Proprio l’invio di esperti Onu spaventa il quartier generale, dopo i primi rapporti in cui gli emissari si dicono “orripilati” da quanto avvenuto a Kiev e ora ancora più preoccupati per l’evolvere della situazione.

La riunione della Nato è stata anch’essa convocata d’urgenza per lunedì, mentre il neoinsediato, pro-russo primo ministro della Crimea, Sergei Aksyonov, ha affermato che un referendum sull’indipendenza avrà luogo il prossimo 30 Marzo, in contrasto netto con il punto fondamentale degli accordi del Consiglio di Sicurezza: l ‘integrità dell’Ucraina “non è da mettere in discussione”.

Costanza Sciubba Caniglia

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