mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Anschluss. La Crimea ha scelto: ‘Russia patria nostra’
Pubblicato il 06-03-2014


Crimea_prete_soldati_SinferopoliLe truppe di soldati inviati negli scorsi giorni da Putin sono state ritirate, in parte. Potremmo definirla una sconfitta. Invece il Parlamento della Crimea ha votato oggi l’adesione alla Federazione russa e per anticipare al 16 marzo, due settimane prima del previsto secondo una precedente decisione osteggiata dal governo centrale di Kiev, il relativo referendum confermativo. Il vice premier della regione autonoma della Crimea, Rustan Temirgoliev, ha annunciato il clamoroso risultato.

E questa decisione – i tempi contano in politica – è arrivata solo qualche ora prima che sul tavolo di Bruxelles venisse messa in primo piano la crisi ucraina.

La discussione, al vertice straordinario dei ministri degli esteri della UE, verteva sulla possibilità di applicare sanzioni alla Russia per la prova di forza delle scorse settimane. Lo stesso primo ministro ucraino in carica, Arseniy Iatseniuk, a capo del governo provvisorio, ha dichiarato che la Russia è la principale responsabile degli scontri in Piazza Maidan e della conseguente instabilità politica sul fronte orientale europeo mentre da Mosca quanto avvenuto continua ad essere definito come un ‘colpo di Stato’. Il governo ucraino, nei prossimi giorni, firmerà comunque un accordo di associazione con l’Unione Europea.

Il voto da parte dei parlamentari della regione autonoma ucraina, per passare sotto il controllo di Mosca, è stato unanime. La popolazione della Crimea è a maggioranza russa e l’esito della votazione è scontato. Questa inaspettata piega degli eventi potrebbe far precipitare nuovamente la situazione oppure più semplicemente e brutalmente sancire uno status quo, che per il Cremlino, è immodificabile.

Intanto i servizi segreti ucraini hanno arrestato Pavel Gubarev, autoproclamato governatore filorusso di Donetsk, centro urbano da cui transitano importanti gasdotti realizzati dalla Gazprom, la società di estrazione e distribuzione energetica russa. Si teme, nelle prossime ore, un’escalation di adesioni alla Federazione russa da parte delle province orientali ucraine. Il governo di Kiev ha emesso mandati di arresto per il primo ministro e per il presidente del Parlamento della Crimea, rispettivamente Sergej Aksionov e Vladimir Kostantivov. Essi si sono resi responsabili, agli occhi del governo centrale, di una sorta di anschluss.

Dall’altra parte dell’oceano si segue con grande attenzione quanto sta avvenendo. Obama ha definito la decisione sull’annessione alla Russia come “una violazione della Costituzione ucraina e del diritto internazionale”. Stati Uniti e Unione europea hanno già deciso una serie di misure di ritorsione diplomatiche nei confronti del governo di Mosca. La situazione al confine con la Russia si fa sempre più incandescente anche alla luce dei messaggi statunitensi che parlano di “invasione dell’Ucraina” e di “attentato alla sovranità di un Paese libero”. John Kerry, il Segretario di Stato Usa, ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov per allacciare un dialogo ancor prima di una soluzione diplomatica. Infatti la decisione di adottare aspre misure contro gli esponenti dell’apparato di potere dell’ex presidente ucraino, Viktor Yanukovich, da parte dell’Unione Europea e degli Usa, non saranno certo graditi allo Zar. Sulla Gazzetta Ufficiale Europea sono stati inseriti i nomi di 17 personalità legate al governo dimissionario ucraino, oltre che all’ex capo ai vertici dei servizi di sicurezza Aleksander Yakymenko.

Sebastopoli e Simferopoli sono state prese d’assalto da giornalisti di tutto il mondo, oltre che dalle forze armate russe. Putin rischia di essere escluso dal G8 di Sochi, previsto a giugno, per le politiche che sta perseguendo in Ucraina. Lo ‘zar’ si è sempre difeso dagli attacchi europei e americani sostenendo di dover difendere gli interessi economici della Russia. Da oggi, invece che legami commerciali con la Crimea, sarà possibile investire direttamente sul territorio ormai annesso.

Riformulando un vecchio monito dello statista inglese Winston Churchill, “da Kiev sul Dnepr a Sebastopoli nel Mar Nero una cortina di ferro è scesa attraverso il continente”.

Manuele Franzoso

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