giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

ARIA DI GUERRA FREDDA
Pubblicato il 25-03-2014


Russia-Crimea

Una situazione che comincia a farsi critica quella nata con occupazione della Crimea da parte della truppe russe mentre la speranza di un raffreddamento dei rapporti con il passare de tempo sembra oramai da scartare.

Difatti il continuo braccio di ferro tra Russia e Stati Uniti sta lentamente decidendo le sorti dei territori ucraini sulla base di scelte che livelleranno lo scacchiere geopolitico post Guerra Fredda. Secondo un tacito accordo intercorso tra Washington e Mosca le ex Repubbliche socialiste sovietiche avrebbero dovuto costituire una nuova area “finlandizzata”. Diversamente, nelle nuove prospettive del Cremlino, nonostante la loro neutralità ufficiale, gli attuali Paesi sarebbero stati reinseriti nell’orbita d’influenza russa.

Per delimitare questi interessi non sembrano sortire alcun effetto le minacce da parte dell’ONU che rischia di trovarsi sull’orlo di un precipizio politico a causa di questa assenza di effettività. Conscio di questa circostanza il Presidente americano Barack Obama, in un discorso alle Nazioni Unite al termine del vertice sulla sicurezza nucleare ha affermato oggi che: “Tutti gli alleati sono garantiti, ognuno deve sapere che tutti i membri della Nato – e noi americani – ribadiscono che l’Alleanza sostiene il principio di difesa collettiva previsto dall’articolo 5, agiremo in loro difesa se attaccati’’.

Al temine del suo discorso Obama ha chiarito come ‘’sarebbe disonesto indicare che esiste una soluzione semplice per risolvere la situazione che si è verificata in Crimea. Con le sanzioni economiche che potremo decidere, se non ci sarà una ‘de-escalation’, cerchiamo di essere sicuri che tutto questo per la Russia avrà un costo’’.

Purtroppo contrariamente a quanto si pensi le sanzioni alla Russia e il congelamento dei rapporti con Stati Uniti e Unione Europea non sembrano costituire strumenti reali di pressione. Oltretutto rischierebbe di risultare ancor più pericoloso il ricorso a pressioni economiche pesanti, che in presenza di defezioni nella loro applicazione potrebbero portare a vere e proprie fratture all’interno dell’alleanza occidentale e a una sua delegittimazione davanti all’opinione pubblica mondiale. Infatti già quelle attuali, sebbene molto circoscritte, riuscirebbero solo a danneggiare ulteriormente l’immagine degli Stati occidentali, svelando l’inefficacia di un tale provvedimento.

C’è bisogno quindi di un’azione di intimidazione più dura secondo Gabriele Natalizia, ricercatore per il Centro di Ricerca “Cooperazione con l’Eurasia, il Mediterraneo e l’Africa subsahariana” di “Sapienza” Università di Roma, che intervistato da Salvatore Santangelo, sull’Huffington Post, afferma tra l’altro: “L’hard power non è un fattore spendibile solo attraverso il ricorso alla forza, ma anche attraverso la minaccia del suo uso. La Nato, per dare maggior peso alla sua azione, dovrebbe tracciare chiaramente la linea rossa che la Russia non deve oltrepassare, creando un ‘ambiente’ internazionale al cui interno agiscano maggiori pressioni nei confronti di Mosca”. Nonostante questo per ora sarebbe ancora prematura parlare di un intervento diretto della NATO poiché, come continua Natalizia, ‘’ Il costo potrebbe essere quello di agevolare la perdita di controllo della situazione, soprattutto se Mosca subito dopo decidesse di rafforzare ulteriormente la sua presenza militare in Crimea e concentrare le sue truppe ai confini delle regioni dell’Ucraina a maggioranza russa per difendere quest’ultima in caso di violenze.’’ Nel mentre la Russia sembra voler realmente annettere a pieno titolo il territorio della Crimea, come si è compreso dai vari meeting tra i ministri degli Esteri e dell’Economia dei due Paesi. Una scelta questa che potrebbe danneggiare sia l’immagine che l’attuale stabilità del Cremlino. Difatti nonostante sembra diffusa nell’opinione pubblica mondiale la percezione di una sostanziale vittoria politico-diplomatica di Putin, a causa della rottura con l’Ucraina, la separazione tra quest’ultima e la Crimea potrebbe indicare più un indebolimento della Russia, che l’aumento del suo coefficiente di potenza.

Alessandro Munelli

Nella foto: una mappa della Crimea con i colori nazionali russi in un murales di una strada di Mosca

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