domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Assoli contro la mafia’
ma la lotta é di tutti
Pubblicato il 12-03-2014


Assoli contro la mafia-FioritoTeatro e politica che si invertono i “ruoli”: se oggi la politica ricorda spesso un teatrino, il teatro si fa invece portatore di istanze politiche, di denuncia e smascheramento. In questi termini lo intendono Enrico Bernard, Maria Pia Daniele ed Elisabetta Fiorito, autori del volume “Assoli contro la mafia”. Giovanni Falcone sosteneva che per contrastare le mafie non è sufficiente il contributo straordinario di pochi, ma occorre l’impegno ordinario di tutti. L’opera dei tre autori – che non sono professionisti dell’antimafia, ma scrittori di teatro o giornalisti – sembra essere la diretta conseguenza dell’insegnamento del magistrato palermitano, assassinato da Cosa nostra. Per combattere quella che è la piaga italiana per eccellenza si possono utilizzare diversi modi e strumenti: le inchieste, come fecero Falcone e il collega Paolo Borsellino, il giornalismo, la denuncia.

Ma c’è anche una dimensione, quella della fantasia, “la prima cosa di cui le organizzazioni criminali ti depredano: la possibilità di immaginare un futuro migliore” racconta all’Avanti! Elisabetta Fiorito, giornalista parlamentare e co-autore del volume – edito da “BeaTeatro” – che sarà presentato domani pomeriggio alle 17.30 presso la libreria “Arion Montecitorio”, alla presenza di alcuni deputati, mentre la giovane attrice Melania Fiore interpreterà un estratto del libro. L’evento sarà dunque un tentativo di far dialogare la politica con il teatro.

Fiorito, la fantasia come strumento per tentare di combattere la mafia?

La fantasia è la prima cosa che le mafie ti uccidono. Io e gli altri autori proviamo a squarciare il velo sulla criminalità organizzata ponendoci da un altro di vista: quello dalla scena, dal teatro, dunque dall’emozione.

Il volume è composto da tre testi teatrali.

Sì, due sono stati messi in scena. Quello di Bernard – drammaturgo e regista – racconta la storia di un giornalista di inchieste che indaga sulla ‘ndrangheta. Sentitosi in pericolo, si trasferisce in Emilia Romagna per un lavoro più tranquillo. Ma quando sembra aver trovato una dimensione più umana, scopre di essere sulle tracce degli ‘ndranghetisti che pensava di aver lasciato in Calabria. Maria Pia Daniele, autrice e regista, si ispira alla storia di Rita Atria, la giovane diciassettenne siciliana che aveva cominciato a collaborare con il giudice Borsellino.

Il suo testo invece è una commedia.

A differenza degli altri due – che traggono spunto da fatti realmente accaduti e poi romanzati – il mio racconto è frutto di pura fantasia, incentrato su ciò che è ultimamente è  un business prediletto dalle cosiddette ecomafie: il riciclaggio di rifiuti speciali oggi balzato alle cronache con quell’area vasta tra le province di Napoli e di Caserta, nota come “terra dei fuochi”.

Quale messaggio intende veicolare con questa iniziativa?

E’ un invito a riflettere, e un auspicio per un paese migliore. Non ci si può voltare dall’altra parte e non guardare ciò che accade nella realtà.

Silvia Sequi

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