lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Enrico Berlinguer
e le strane amnesie di Scalfari
Pubblicato il 20-03-2014


A partire dal film di Walter Veltroni che sta per uscire nelle sale cinematografiche, si parlerà a lungo, nel trentennale della morte, di Enrico Berlinguer e del suo mito. Sarà un gran bene se servirà, come credo, a ricordare a generazioni, che purtroppo non lo sanno, cosa sono stati la Politica e i Partiti con la P maiuscola.

È lo stesso obbiettivo che mi sono posto con il libro sulla storia dell’Avanti! Lo si raggiungerà se sarà reso chiaro che Berlinguer fu un grande leader, degno dell’amore dei militanti comunisti e del rispetto degli avversari: un gigante a confronto delle miserie politiche attuali. Ma se sarà reso altrettanto chiaro che il carisma straordinario gli derivava anche, e forse soprattutto, dall’immenso valore morale, culturale, emotivo del Partito con la P – appunto – maiuscola, che gli stava alle spalle e del quale era fedele espressione. Un Partito (ma lo stesso si può dire del Partito socialista e di altri) alla cui autorevolezza avevano concorso il sacrificio, l’intelligenza, la dedizione di generazioni. Anche Berlinguer può servire a ricordare che, senza i partiti, non c’è la politica. La distruzione dei partiti, la ridicolizzazione e addirittura criminalizzazione, sono tra le cause del vuoto politico che, nello sciagurato ventennio seguito al crollo della prima Repubblica, ha risucchiato l’Italia sempre più lontano dalle democrazie europee, verso le sponde del populismo e del leaderismo di stampo sudamericano.

Berlinguer è stato innanzitutto un uomo di partito. Mitizzare la sua persona al di là e al di fuori di quello che fu il partito comunista sarebbe ingeneroso verso una storia al tempo stesso collettiva e gloriosa. Sarebbe incompatibile con la mentalità dello stesso Berlinguer.

Il leader comunista, nel trentennale, sarà ricordato con l’affetto che merita. Ma approfittare delle emozioni per cancellare la storia o, peggio, per santificarlo demonizzando i suoi avversari leali, a cominciare da Craxi, sarebbe una operazione cinica. Il fondo di Eugenio Scalfari su La Repubblica di domenica è un incipit allarmante. Berlinguer non è come Papa Francesco. Ammesso e non concesso che il Papa voglia rivoluzionare davvero la Chiesa, è certo che Berlinguer non rivoluzionò o capovolse la natura del PCI. Berlinguer compì passi importanti verso la rottura con l’URSS e con la tradizione leninista. Ma non, come sostiene Scalfari, definitivi.

Facciamo un flash prima sugli avvenimenti determinanti e poi sulla “ prova del nove” giunta nel 1989: a posteriori.

Nell’agosto 1978, Craxi lanciò la svolta culturale del partito socialista contestando frontalmente, per la prima volta, il marxismo leninismo. Poiché allora, nella Politica con la P maiuscola, l’elaborazione culturale veniva prima (in ordine di tempo e di importanza), Berlinguer (e persino una parte del PSI) reagirono furiosamente cogliendo l’importanza decisiva del passaggio. Si gridò al tradimento degli ideali della sinistra. Berlinguer prima contrastò la svolta di Craxi in una famosa intervista a Scalfari, nella quale il direttore di Repubblica gli faceva generosamente da spalla, poi, rafforzato, cercò di chiudere il discorso al festival dell’Unità di Genova, dove ribadì la fedeltà “alla ricca lezione di Marx e di Lenin”, “alla elaborazione e alle innovazioni ideali e politiche di Gramsci e di Togliatti”. Dove respinse le argomentazioni di Craxi con queste parole: “L’attacco di cui siamo bersaglio sta irrobustendo la coscienza di classe e lo spirito internazionalista, anticapitalistico e anti imperialista dei comunisti”. E dove passò all’offensiva reiterando la scomunica della socialdemocrazia, verso la quale, a suo parere, Craxi si avviava rinunciando al meglio della peculiare tradizione socialista italiana. “Deve restare ben ferma – sillabò tra le ovazioni dei militanti – la consapevolezza che storicamente ciò che ha contraddistinto la socialdemocrazia rispetto ai movimenti comunisti e rivoluzionari è che essa persegue non una vera politica trasformatrice e innovatrice, ma una politica riformistica, rivolta ad attenuare le più stridenti ingiustizie e contraddizioni del capitalismo, ma sempre all’interno del sistema capitalistico”.

Questo fu lo scontro clamoroso tra Craxi e Berlinguer. Cui seguirono le prove di forza sull’installazione dei missili occidentali (che il PCI cercò di bloccare, aiutando in tal modo la politica di intimidazione militare sovietica verso l’Europa). E quello sulla scala mobile.

Non credo che Ugo La Malfa pensasse, come con dubbio gusto racconta Scalfari, che Craxi fosse un “miserabile” nell’incalzare culturalmente e ideologicamente Berlinguer affinché si avviasse lungo la strada della socialdemocrazia. Il segretario repubblicano può averlo detto in un momento di rabbia, ma conosceva benissimo le ragioni dei socialisti. Credo invece, al contrario, che una riflessione sulle proprie colpe storiche debbano farla Scalfari e chi come lui rappresentava, almeno in teoria, valori borghesi e imprenditoriali. Un intellettuale liberale e occidentale avrebbe dovuto appoggiare la battaglia culturale dei socialisti contro l’ideologia marxista leninista, pungolare e stimolare il PCI a cambiare profondamente. Invece, Scalfari fece esattamente il contrario. Appoggiò Berlinguer contro Craxi sin dallo scontro decisivo dell’estate 1978. Insinuò sprezzantemente, allora, che Craxi volesse “tagliare la barba di Lenin” per obbiettivi di potere.

La barba di Lenin fu tagliata dalla storia e dal crollo del muro di Berlino. Allora, e solo allora, finiti il comunismo e l’URSS, il PCI compì il passo decisivo, cambiando nome, recidendo definitivamente il legame con la tradizione leninista e il Cremlino. Facile dopo che il Palazzo dell’impero comunista si era svuotato di ogni potere! Facile ma ancora intollerabile per molti militanti. Tant’è che Cossutta e i futuri leader di Rifondazione Comunista lasciarono il partito allora, allora, e non ai tempi di Berlinguer.

Tutti applaudirono la scelta di Occhetto nel 1989: Scalfari per primo. Ma se questi passi decisivi li aveva già compiuti Berlinguer tanti anni prima, dove stava la novità? Perché quella del 1989 fu chiamata svolta? Perché mai si doveva applaudire unanimemente come un gesto di coraggio e di rottura ciò che era già stato fatto?

Il semplice buon senso e la logica rimettono la storia con i piedi per terra. D’altronde, tanto è stata radicata nell’opinione pubblica italiana la convinzione che i comunisti, compresi quelli guidati da Berlinguer, fossero, con buona pace di Scalfari, improponibili come guida di un Paese occidentale, che persino cambiati il nome e l’ideologia, persino a decenni di distanza, mai nessun leader con un passato di dirigente comunista è riuscito a vincere le elezioni: una maledizione che adesso si pensa di esorcizzare con Renzi, buttando però purtroppo nel contempo alle ortiche, ciò che c’è di alto e nobile nella tradizione del popolo comunista.

La riscrittura della storia compiuta da Scalfari è così lontana dalla realtà che la sua contestazione è facile. Più difficile invece è rispondere a questa domanda: perché mai una parte dell’élite liberale, dell’imprenditoria e della borghesia moderna avallarono con tanti anni di anticipo rispetto alla svolta del 1989, già ai tempi di Berlinguer, la tesi che il PCI fosse ormai diventato un moderno partito socialdemocratico europeo? Il processo perenne a Craxi e ai socialisti, dispiace dirlo, qui diventa un processo allo “scalfarismo”. Le possibili risposte sono tante e non necessariamente si escludono l’una con l’altra.

C’era forse un “whishfull thinking”: il desiderio cioè di vedere come reali le proprie speranze.

C’era l’idea che la forza dell’establishment e la tradizione trasformista italiana, così come assorbirono e utilizzarono il fascismo nell’ambito del vecchio sistema economico di potere, avrebbero assorbito anche il comunismo. Le grandi famiglie imprenditoriali, in fondo, avevano prosperato tra i fascisti e potevano sperare di continuare a prosperare tra i comunisti (comunisti sì, ma pur sempre italiani e addolcibili con il potere).

Una intesa con il PCI dava vantaggi pratici, come dimostra la Torino della Fiat e de La Stampa. Il PCI infatti poteva garantire pace sociali e accordi lucrosi con l’URSS, come quello di Togliattigrad, che aprì agli Agnelli la straordinaria opportunità di “motorizzare” l’Europa dell’Est. La Stampa (e anche il Corriere della Sera) potevano ben trattare con i guanti Berlinguer, persino contribuendo con i loro opinionisti, alla costruzione dell’egemonia culturale comunista negli anni ’70.

Il PCI aveva la lunga coda di paglia costituita dalla sua storia. Aveva quindi continuo bisogno di una legittimazione democratica che poteva essere data esattamente dagli opinion leader come Scalfari, dagli imprenditori come De Benedetti e dai politici come La Malfa. Ciò conferiva a tutti loro, indipendentemente dalla inesistenza o pochezza del consenso elettorale, un ruolo politico e di guida enorme.

Nonostante Scalfari stesso fosse stato eletto consigliere comunale prima e deputato poi nelle liste socialiste a Milano con i voti della corrente autonomista e di Craxi, esisteva tra i due un’incomprensione personale profonda.

Ci sarà molto da riflettere su tutto ciò. Purché la riscrittura della storia non cancelli la realtà su cui discutere. Scalfari lo fa sino a rendere un cattivo servizio alla stessa memoria di ciò che fu il PCI. Nel suo articolo, ricorda che la “questione morale “ sollevata da Berlinguer era la denuncia della “occupazione delle istituzioni da parte dei partiti”. E che Berlinguer sognava partiti i quali non occupassero persino le istituzioni minori: dalle unità sanitarie alla televisione. Giusto. E giustissimo soprattutto alla luce della sensibilità oggi prevalente. Ma diciamo la verità: il PCI era il più “partito” di qualunque altro. La prevalenza del partito sulle Istituzioni, e la loro conseguente occupazione, era nel DNA dei comunisti ed era stata teorizzata con efficacia da Gramsci stesso.

Dalle Regioni rosse alla televisione, hanno occupato tutto ciò che hanno potuto, in modo pianificato e scientifico. Tuttavia, dalle Regioni rosse alla televisione, hanno occupato le Istituzioni con un personale politicamente militante sì, ma onesto, efficiente e di altissimo livello professionale. Veltroni stesso lo sa, almeno per quanto riguarda la televisione, e ne va dato merito anche a lui.

Infine, il tema decisivo. Che viene stranamente ignorato dal dibattito di questi giorni ed è già implicito nella citazione sopra ricordata del famoso discorso del segretario comunista a Genova. Si impiegano colonne per commentare la conflittualità tra Craxi e Berlinguer. Ci si spinge a spiegazioni tutte personali, psicologiche, sociologiche e persino antropologiche. Ma si dimentica l’essenziale, ovvero la politica o, più semplicemente, il potere. Entrambi volevano in prospettiva una sinistra unita, alternativa alla DC e alle destre, elettoralmente vincente. Ma Craxi la voleva a egemonia socialista e guidata pertanto da lui. Berlinguer, specularmente, la voleva a egemonia comunista e, altrettanto conseguentemente, guidata da lui. La conflittualità tra Craxi e Berlinguer aveva dunque una radice quasi ovvia e ineliminabile. Craxi immaginava lo schema francese di Mitterrand, sognava un’Italia europea e socialdemocratica. Berlinguer mai e poi mai si sarebbe definito socialdemocratico. Era un comunista diverso da quelli dei Paesi dell’Est, sì. Ma, proprio per non cadere nella tradizione socialdemocratica europea, si inventò il cosiddetto “eurocomunismo”: una araba fenice, un ircocervo del quale mai nessun osservatore imparziale ha capito la natura o individuato l’effettiva esistenza. Se su questo, ovvero sull’essenziale, avesse ragione Craxi oppure Berlinguer, lo ha detto la storia.

Ugo Intini

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Commenti all'articolo
  1. Ottimo, Ugo. Da aggiungere che oltre all’eurocomunismo Berlinguer inventò anche la terza via, tra socialdemocrazia e comunismo dell’est. Dove fosse nessuno lo sapeva. E poi una annotazione. Se i figli di Togliatti, su questo Cicchito ha ragione, sono diventati riformisti e amici dei socialisti, vedasi Maccaluso, Chiaromonte, Cervetti, Bufalini, lo stesso Napolitano, i figli di Berlinguer, a cominciare da Veltroni, hanno avuto in testa ben altro progetto. E cioè innanzitutto l’alleanza coi democristiani. Che poi hanno anche fatto costituendo il Pd…

  2. Ha straragione Ugo Intini. La figura morale di Enrico Berlinguer non si discute ed è la ragione principale per la quale fu amato dai suoi militanti e rispettato anche dagli avversari. Non si puo’ percio’ tacere sui grandi errori politici da Lui praticati e che ritardarono l’evoluzione in senso moderno ed europeo della sinistra nel nostro Paese e del nostro sistema politico di cui paghiamo ancora oggi gli alti costi. Scalfari ci dovrebbe spiegare perchè personaggi di statura non minore di Berlinguer come Lama, Napolitano, Macaluso, Bufalini, Chiaromonte, Cervetti ed altri ancora furono da Lui spietatamente emarginati perchè avevano indicato la strada della socialdemocratizzazione del PC I . Anche lo strappo da Mosca è stato relativo perchè si oppose all’installazione dei missili a Comiso quali deterrente per i missili sovietici installati in Ungheria a 200 km da Venezia !! Ma la colpa piu’ grave fu la demonizzazione del PSI, sezione italiana dell’Internazionale socialista e del PSE…… Con chi voleva fare l’alternativa di sinistra alla DC e ai conservatori, con l’irpino avvocato della “magna grecia” ?? E la “terza via” tanto fumosa quanto culturalmente imbroglionesca non era un modo per nascondere la propria insufficienza strategica quando in Europa le maggiori e piu’ avanzate democrazie avevano beneficiato sul piano economico e sociale della evoluzione dei partiti socialisti di governo che avevano da decenni mandato alle ortiche Marx e Lenin, opponendosi all’imperialismo sovietico nella stessa misura con cui avevano condannato l’imperialismo americano.

  3. ” La distruzione dei partiti, la ridicolizzazione e addirittura criminalizzazione, sono tra le cause del vuoto politico che, nello sciagurato ventennio seguito al crollo della prima Repubblica, ha risucchiato l’Italia sempre più lontano dalle democrazie europee, verso le sponde del populismo e del leaderismo di stampo sudamericano.” Scherza vero? La politica si è annichilita da sola quando ha preteso di controllare la politica con correnti legati a lobbies e interessi e non all’amore che ogni politico deve avere verso il proprio Paese ed i propri cittadini.
    La miopia con cui descrive Berlinguer è proprio tipica di chi abituato a vedere i partiti e la politica come liquame in cui sporcarsi senza denunciarne la sporcizia.
    Il Paese è alla fame per una classe dirigente e politica nazionale che si è autodefinita elite ed ha letteralmente tragucitato la ricchezza del Paese solo per egoismo e piacere nell’esercitare il potere senza mai incidere nella vita del Paese e dei cittadini se non sottraendo: denaro, servizi e senso collettivo e di tutela dello Stato da parte delle Istituzioni usate come martelli dalle varie correnti e partiti politici.

    Miopi è dir poco io parlerei proprio di cecità!

    Ma l’elite culturale Italiana si raggruma solo nel M5S ?
    Mi chiedo come ci si sente ad essere dei vari partiti e sentendosi intellettuale si accetti una compressione mentale tale da far impazzire chi si definisce libero da schemi e potere….

  4. E’ interessante,e credo utile, potere finalmente vedere quegli anni, per chi li ha vissuti, dalla prospettiva del poi.
    Berlinguer aveva prima di tutto pensato, e in parte realizzato, un progetto di “comunismo democratico”. Progetto in cui pochissimi, al d là delle dichiarazioni di prammatica, credevano veramente, anche tra i suoi. Craxi non era certo l’anti-Berlinguer, che dipingevano alcuni, né questo era il suo vero intento. Semmai, e funzionò, era deciso, e per un certo periodo gli riuscì, ad affiancare i democristiani, affrancandosi da un certo opponentismo di maniera, tipico dell’area socialista fino a lui.

  5. Leggendo l’articolo – ma soprattutto i commenti – sono tornato indietro di quarant’anni. Con poca utilità e poco entusiasmo.
    Ha ancora senso chiedersi chi aveva ragione? Serve una riflessione che si ferma sul piano delle ideologie ?
    Non ci sono dubbi che il comunismo è fallito e che la “socialdemocrazia” ha vinto e rappresenta il futuro. Quantomeno lo spero.
    Ma la battaglia tra PCI e PSI non può essere ragionata solo in questi termini.
    In quegli anni ho fatto parte del PCI ( anche se le mie origini e la mia formazione provengono dal cattolicesimo ) e vedevo chiaramente la contraddizione di un PCI che faticava a muoversi, a slegarsi dai vecchi alleati. Che sbagliava quindi.
    Ma vedevo anche un MONDO DI VALORI diversi nei due partiti, che non si può dimenticare se si vuole anche solo cercare di percorrere quella storia.
    Cito solo due questioni che Berlinguer ha posto con chiarezza e che ancora oggi attendono risposte: la “questione morale” e la poco ricordata questione della “austerità” che Berlinguer richiedeva con forza contro tutti e deriso da tutti, proprio negli anni in cui il debito pubblico schizzava alle stelle.
    Penso che Socialisti e Comunisti dovrebbero avere il coraggio e la forza di una seria e totale autocritica. Che non può essere solo quella sulle “ideologie”, proposta dal pur pregevole articolo di Intini.
    Per guardare AVANTI.
    Che ne pensa Intini ed altri amici/compagni ?
    Tarcisio

  6. Questo ottimo articolo di Ugo Intini impegna tutti i compagni a tenere viva la cultura e l’idea SOCIALISTA e DEMOCRATICA (non nel senso di partito democratico) e il Partito Socialista Italiano deve e dovrà essere il veicolo più importante.

  7. Ugo è il grande di sempre. Sarebbe giusto che Scalfari lo pubblicasse anche su Repubblica, magari con pari evidenza al suo. Fate in modo che l’articolo trovi il massimo di presenza sulla stampa. E’ troppo storicamente preciso e convincente.

  8. Giganti della cultura, come Norberto Bobbio e Lucio Colletti, decretarono l’assoluta inesistenza della “terza via” berlingueriana tra Socialdemocrazia e Comunismo! Tutto qui!
    Lo spessore analitico di Ugo Intini si rinnova costantemente.

    • Interessantissimo il dibattito di Bobbio su “terza via” e “terza forza” !
      Del resto i concreti esempi della terza via tra capitalismo e socialismo reale furono il New Deal di F.D. Roosevelt e, nel dopoguerra, la socialdemocrazia tedesca e scandinava
      Complimenti al compagno Intini per l’ottimo articolo

  9. Ugo, come sempre rigoroso e puntuale. E’ però necessario uno sforzo in più perché la vicenda politica di quegli anni sia fatta conoscere a chi è venuto dopo e rammentarla a tutti coloro, che non sono pochi, preferiscono dimenticare. L’estate del 1978 va ricordata per il saggio di Craxi su Proudhon e il rilancio dei principi della tradizione libertaria e antiautoritaria del socialismo, per la dura replica di Berlinguer da Genova che riaffermò l’adesione dei comunisti italiani alla tradizione leninista e che mai e poi mai sarebbero diventati socialdemocratici. E’ bene anche ricordare che in quella festa de L’Unità si poteva mangiare la “trippa alla Bettino”.

  10. Ottimo articolo. Condivido quello che scrive Ugo Intini. E’ necessario aggiungere, però, che se Berlinguer era, personalmente un uomo onesto, il suo partito veniva ancora finanziato dall’URSS e cioè dal nemico ideologico dell’Italia, come delle altre democrazie occidentali. E questo almeno fino ai primi atti ottanta, come ci ricorda il comunista Gianni Cervetti nel suo libro “L’oro di Mosca”.

  11. Craxi aveva stoppato la candidatura presidenziale di La Malfa (luglio ’78) dicendogli brutalmente “tu hai preferito eleggere Leone coi voti dei fascisti piuttosto che Nenni coi voti dei democratici”. Ciò che corrispondeva a verità. La Malfa aveva dunque delle ragioni soggettive per definire Craxi un miserabile. E’ opinabile assai che tra i due il miserabile fosse Craxi.

  12. Ottimo intervento, e soprattutto hai detto con questo intervento, al sig. SCALFARI che è ora di smettere di pontificare come se fosse l’unico conoscitore della verità, anche perché spesso prima ha detto una cosa dopo ha detto l’esatto contrario. Giusta anche la differenza del Partito con la P maiuscola non come questi. Ciao

  13. Articolo eccellente come il libro che hai scritto sulla storia dell’Avanti!. I vari commenti ti invitano a far pubblicare l’articolo sui quotidiani. Purtroppo credo che non ci riuscirai!

  14. Conosco e apprezzo non da ieri la lucidità e la profondità di analisi di Ugo Intini che rimane nel tempo un raggio di luce illuminante nel buio generale della politica odierna. Condivido appieno perciò l’analisi ineccepibile fatta da Ugo, come condivido i giudizi numerosi e concordi espressi su Scalfari. C’è un dato, secondo me importantissimo, che però non ho visto emergere in questo articolato dibattito, su una caratteristica peculiare degli italiani: il conformismo! Quell’atteggiamento che ha reso possibile l’ascesa del fascismo e che poi ha portato la Dc a raggiungere percentuali quasi bulgare e che infine ha portato il PCI a diventare il primo partito d’Italia. Quel conformismo che oggi ha visto il PD prima dare la vittoria a Bersani nelle primarie contro Renzi e poco dopo assegnare allo stesso Renzi la maggioranza nel partito, consentendo la defenestrazione irriguardosa di Letta dalla Presidenza del Consiglio. Del resto basta guardare lo stesso Renzi che è passato dal rottamatore che voleva mandare a casa personaggi come D’Alema a presentatore del libro di D’Alema. In tutto questo conformismo diventa sempre più difficile far pensare e ragionare la gente. Mi auguro che l’intervento di Ugo contribuisca a far riflettere qualcuno (al di là dei compagni socialisti) ed a farlo ragionare con la propria testa, così come fecero coraggiosamente i Giolitti (Antonio) e prima di lui i Silone, fino a Macaluso, al quale va tutto il nostro rispetto, oltre all’augurio per i suoi 90 anni. Giancarlo Colella.

  15. Ormai su Berlinguer siamo in piena agiografia! A me più che morale la figura di Berlinguer allora sembrava moralista! Ricordo quando, segretario della FGCI, additava alle giovani comuniste come fulgido esempio da seguire la Santa Maria Goretti. Era un catto-comunista, con tutti i difetti di ambedue le categorie, e spinse sempre il PCI al Compromesso Storico con la DC, boicottando invece aspramente tutti i partiti laici.

  16. La storia la scrivono i vincitori, disse Winston Churchill. Ne era tanto sicuro che, non fidandosi degli storici di professione, diede alle stampe una monumentale storia della Seconda guerra mondiale scritta di suo pugno.
    Così il suo ruolo politico centrale di primo ministro britannico nella guerra contro il nazismo e il fascismo e quello del suo paese, furono al meglio valorizzati.
    I socialisti hanno vinto moralmente ma perso politicamente lo scontro con i comunisti per l’egemonia sulla sinistra italiana. Di più. Il dramma di Tangentopoli ha distrutto il Psi e i partiti di centrosinistra della Prima repubblica. E’ stata addirittura criminalizzato una parte della storia politica nazionale, decisiva per la nascita e lo sviluppo della democrazia italiana e per l’emancipazione dei lavoratori e delle classi popolari.
    Grazie Ugo, con questo splendido articolo, acuto e argomentato, rimetti le cose a posto, smontando le mistificazioni dei supposti vincitori.
    Dico supposti perché la sinistra è stata cancellata. ILa tragedia non ha risparmiato nessuno. Assistiamo ad una scena drammatica e surreale: solo in Italia non esiste un grande partito socialista. Stanchi poteri tecnocratici e burocratici cercano di pilotare la politica mentre l’Italia, sempre più impoverita, è stata ad un passo dall’affondare. Vent’anni di Seconda repubblica, guidata da partiti leaderistici e spesso padronali, hanno portato povertà, crescita delle disuguaglianze sociale e la riduzione dei diritti di cittadinanza. Sarebbe ora di voltare pagina!

  17. da vecchio riformista nell’ex PCI considero importante l’articolo di Intini, utile per l’obiettivo di riunificare nella chiarezza la sinistra italiana.
    Senza santificare Berlinguer, io l’ho amato per il suo rigore morale ma non condivisi il compromesso storico poichè da allora resto convinto di riunificare tutte le forze che si richiamano all’umanesimo socialista. Tanto è vero che non ho mai aderito neppure al PD.
    Certo, aveva ragione il vecchio Turati (‘Tornerete da noi’ diceva a Gramsci) e anche sui fattori internazionali la storia ha dato il suo verdetto. Molti tra noi giovani comunisti erano ‘a-sovietici’ ma dovevamo fare di più ad es. sostenendo Craxi e il PSI quando candidò J.Pelikan alle europee.
    Però lasciami qualche chiosa, caro Intini, la memoria l’ho ancora buona e i libri li uso ancora.
    Sullo scontro con l’ultima URSS occorre ricordare che il PCI berlingueriano non faceva il tifo per i missili SS20 ma sperava nella smilitarizzazione reciproca.
    Il referendum sul punto di scala mobile aveva un fine politico (spezzare il potere di veto della CGIL comunista) e la vittoria del CAF non risolse il (persistente) problema della difesa dei redditi fissi di fronte all’inflazione (lo dico da uomo d’azienda). Ricordo molto bene la canea urlante contro chi nel PCI sosteneva la necessità di un accordo onorevole. Craxi non volle.
    Infine non dimentico il Parlamento ridotto a ‘parco buoi’ e il famoso ‘mariuolo’ ..
    Il dramma dei veri socialisti dopo il 1993 è anche il mio dolore perchè ho visto socialisti in gamba reggere convintamente il moccolo al berlusca per anni. Altri-più coraggiosi-sono restati a sinistra con dignità ma soffrendo per la fine del PSI.
    Ora abbiamo una grande occasione col PSE e M.Schultz (merito di Bersani e non certo del presuntuoso boy scout fiorentino) ma occorre che il PSI si presenti autonomamente il 25 maggio cercando i voti di quella vasta area rfiormista che va dai socialisti della diaspora alla sinistra PD e sino a SEL (e magari qualche grillino rinsavito). Il mio voto ci sarà. partiamo subito il 4% non ci fa paura.Carlo51

  18. Io vorrei rocordare che il PCI di Berlinguer non ne ha mai azzeccata una !!!!! Chi può dirmi quali delle grandi idee di Berlinguer hanno trovato successo? Il PCI è stato contro l’introduzione dello SME, contro le istituzioni delle Regioni(su questo visti i risultati forse avevano ragione), con l’Europa è sempre stato stato critico non proponendo niente di costruttivo.
    Quanto alla superiorità morale più che il libro di Cerqueti andate a leggere quello di Valerio Riva “Oro da Mosca”.
    Con il mondo delle Cooperative, in tutti i campi, sono diventati più avidi dei “capitalisti” veri.
    Con l’appellativo “democratico” hanno occupato tutti i settori della vita sociale: da magistratura democratica a scuola democratica a …….lavoratori democratici, banchieri democratici, etc. etc. Rivelandosi un partito di pura occupazione del potere.
    Quanto a Scalfari il suo odio nei confronti dei socialisti non lo fa più ragionare da tempo ed il PCI, PDS, DS, PD seguendo questa sua filosofia continua a mietere sconfitte politiche. Il PD dovrebbe smettere di seguire Repubblica che come il suo fondatore persegue solo l’odio contro il nemico, prima Craxi, poi Berlusconi e chissà chi sarà il prossimo, condannandolo a sconfitte sicure.

  19. leggere Ugo Intini è sempre un piacere, condivido tutti i lusinghieri commenti di chi mi ha preceduto: analisi lucida e razionale: E’ vero le idee di Craxi sono quelle vincenti, ma lui purtroppo non c’è più e il nostro partito si è fatto distruggere, mentre i suoi e nostri feroci avversari ci “hanno rubato abiti e documenti” e sono al potere, sostenuti da ipocriti pennivendoli

  20. Ugo Intini è stato è resta un grande comunicatore, rileggere i suoi libri,i suoi interventi da Direttore dell’Avanti,più in generale i suoi interventi consentirebbero un “tuffo” nel passato e dare alle nuove generazione una lettura più puntuale dell’azione dei Socialisti.

  21. Regola generale dei comunisti: mentire sempre.
    Berlinguer “moralista” non si distingue dagli altri ed usa a iosa la “doppiezza togliattiana”.
    Purtroppo la regola era: “parlatene bene”, perché in Italia essa doveva sopperire alla pochezza politica del PCI e dei suoi vertici, maestri nell’organizzare le “piazze”, ma incapaci di sporcarsi le mani nelle difficili scelte di governo.
    Ne è la riprova il fatto che al suo partito ed a lui non è ascrivibile nessuna riforma. Anzi!
    Non proseguo oltre perché dovrei riprendere anche le teorie dell’austerità da una parte e della “boutade” dall’altra chè una famiglia non poteva vivere dignitosamente con meno di 2 milioni di £. Demagogia pura!

    • E la cosa continua, visto che è un altro personaggio di cultura democristiana, ce si prende la responsabilità.
      Loro hanno solo tentato l’infelice esperienza D’Alema, che doveva mettersi la presidenza del consiglio nel pedee-gree personale!

  22. Ho scritto ,proprio oggi,su twitter che dopo l’adesione del Partito Democratico al PSE tutti i socialisti avrebbero fatto bene ad aderire al PD . Sono stato e sono socialista,ho preso la tessera del glorioso PSI dal 1962 al 1993 dopo di che ho aderito al PDS e successivamente al PD . Sono stato segretario Provinciale (Cosenza) del PSI dal 1981 al 1984 ,consigliere Provinciale e Sindaco della citta’ di Montalto Uffugo. Ho fatto questo escursus perche’ come tanti altri ho vissuto le gioie e i dolori del Partito Socialista. E’ veniamo all’articolo di Ugo Intini .Berlinguer e’ stato un leader di partito molto amato dai comunisti ,una persona seria e perbene che pero’ non si e’ voluta mai sporcare le mani con il governo delle cose ed ha preferito fare il compromesso storico con la DC SENZA ENTRARE NEL GOVERNO. Craxi e’ stato leader molto amato e molto avversato, anche all’interno del Partito, con una visione mondiale dei problemi ed una adesione convinta al socialismo democratico europeo.Ha ridato ai socialisti l’orgoglio di essere socialisti ,ha fatto bene il Presidente del Consiglio, ha combattuto grandi battaglie ( Sigonella e scala mobile) ma poi si e’ lasciato andare anche ad accordi al ribasso con la parte peggiore della DC . E’ stato adulato da molti approfittatori ed aspramente combattuto dall’interno del PSI .Nei processi alcuni dirigenti hanno testimoniato contro di lui .Anche i figli hanno plasticamente rappresentato l’eterno dilemma del PSI ,una e’ andata con il centro-destra , l’altro con il centro-sinistra.
    Detto questo, la DC-POPOLARI e’ confluita nel PD , il PCI -PDS e’ confluito nel PD . Non vedo perche’ il PSI non debba confluire nel PD dal momento che lo stesso PD marca connotati progressisti ed e’ confluito nel PARTITO SOCIALISTA EUROPEO.

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