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Opinioni e commenti
 

Casa, emergenza da affrontare subito
Pubblicato il 11-03-2014


Edilizia_caseSempre di più i casi di pignoramenti e sfratti nel nostro Paese. Una vera e propria emergenza sul piano nazionale e sociale. Infatti la perdita della casa per morosità, o inadempienze fiscali, registra dati record dal 1979. Il maggior numero di sentenze di sfratto si registrano nelle province di Milano, Parato, Lodi, Novara e Roma. Come arginare questa “piaga d’Italia”?

Da almeno vent’anni i governi succedutosi a Palazzo Chigi non hanno approvato piani di edilizia popolare, sia per rispondere alla crescita della popolazione sia per dare un concreto sostegno ai ceti meno abbienti. Per correttezza intellettuale è bene ricordare che il piano di edilizia popolare più riuscito fu approvato nel 1963, quando al governo del Paese sedevano esponenti della Democrazia Cristiana, e prese il nome di Gescal (Gestione per le case dei lavoratori). In seguito alla promozione, la costruzione e attuazione furono accompagnate anche dai socialisti. L’obiettivo del piano Gescal era quello di costruire abitazioni per i lavoratori i cui contributi allo Stato, nel corso degli anni precedenti, finanziarono in parte l’opera di edificazione.

In Italia sono circa 50 mila gli alloggi popolari sfitti; questo perché le agenzie che si occupano della gestione delle case popolari non investono per i lavori di ristrutturazione. Ma il bisogno di case a basso costo è in costante aumento e le richieste di assegnazione di un alloggio popolare, soprattutto a Roma e provincia, invadono gli uffici degli enti locali preposti a questa funzione. Gli ultimi dati ISTAT raccontano una situazione drammatica: 700mila cittadini fanno richiesta per una casa popolare.

Da qui un interrogativo: perché il settore pubblico ha smesso di investire nella casa? Un altro dato sui cui è necessario riflettere è quello delle persone che nel 2013 si sono viste recapitare per posta, a mezzo raccomandata, avvisi di sfratto: 70mila unità. Questi cittadini che vengono messi letteralmente sulla strada sono i disoccupati, i cassintegrati, le madri lavoratrici che mantengono figli e spesse volte anche parenti anziani. A loro chi ci pensa? Il costo medio di affitto per una casa popolare è di circa 400 euro: una vera e propria mazzata considerando che negli ultimi dieci anni gli stipendi sono cresciuti del 2,5% a fronte di un rincaro generale del costo della vita del 16%.

Inoltre i proprietari di immobili non se la passano poi tanto meglio: tra IMU, TASI e altre sigle impronunciabili, circa la metà della retribuzione annua di un dipendente, il cui reddito varia dai 18mila ai 25 mila euro, viene assorbita dalle spese condominiali o in tasse di proprietà. Bisogna anche mettere in evidenza che circa 500mila unità abitative in Italia sono rimaste invendute. Insomma, “per proprietà o per affitto il portafoglio è meno fitto”.

Nel biennio 2011-2012 la spesa pubblica per l’edilizia si è fermata al 6% del PIL nazionale, quando in Germania è del 21%, in Francia del 18% e in Spagna del 13%. Il nuovo governo Renzi, oltre alla grave crisi economica, ha davanti a sé un compito arduo e un dovere improrogabile: dare un tetto a chi l’ha perso e a chi effettivamente è in un grave stato di disagio.

Manuele Franzoso

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