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Opinioni e commenti
 

“La mossa del pinguino”: le Olimpiadi di Amendola
Pubblicato il 13-03-2014


La mossa del pinguinoFatti forza è la vita sai che ti sfida/ Ti invita a duellare con lei/ Forse vinci e mollerai/ Magari invece riderai/ E sbagli e affoghi ma poi riuscirai/ In questa grande olimpiade/ Di me, di te, dell’anima!”. È quasi su queste note, che compongono il ritornello di una canzone di Tiziano Ferro (“L’olimpiade” ndr), che sembra muoversi il divertente film d’esordio da regista di Claudio Amendola: “La mossa del pinguino”. In primis perché un gruppo di amici, in cerca di un successo che possa garantirgli il minimo necessario per sopravvivere e potersi mantenere, sogna di andare alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006.

E sceglierà di cimentarsi in un disciplina insolita, ancora poco nota: il curling, partendo da zero e non avendo alcuna nozione sportivo-atletica, né mezzi o strumenti. Riusciranno nell’impresa? Sicuramente, a giudicare dal successo ai botteghini e dalle risate del pubblico in sala, Amendola è riuscito nel nuovo ruolo in cui si è cimentato: la regia cinematografica non sarà il curling, ma il cinema e il pubblico non fanno di certo sconti. Ottima la colonna sonora moderna ricca e la sceneggiatura rapida, che diverte e appassiona, pur facendo mantenere i piedi per terra.

Infatti, pur conservando la dimensione del sogno, del rincorrere i propri desideri con passione, non ci si distacca mai dalla realtà della vita vera. Nella pellicola l’ambito sportivo rende più ancorati a quello che è uno desideri che ognuno di noi ha avuto, specialmente da adolescente: diventare un campione sportivo. E, se di necessità si fa virtù, da qui si parte per tentare la propria scalata sociale. Quanto mai attuale in un momento che fa seguito alle Olimpiadi di Sochi, inquinate dalla piaga del doping, in cui Diego Armando Maradona si è rivisto negli stadi, quasi un mito nonostante il suo passato losco di una carriera interrotta per le sue “cattive abitudini”; e, soprattutto, a pochi giorni dalla ricorrenza del suicidio di Marco Pantani, stroncato dal doping, e al tempo stesso vittima sacrificale e carnefice.

“La mossa del pinguino” ha il privilegio di insegnare la sportività pulita, la sana competitività, il puro agonismo fatto di spirito di sacrificio, gioco di squadra, di impegno massimo e tanto duro lavoro di preparazione. E, soprattutto, trasmette la forza di convinzione e il coraggio di credere nei propri sogni. Spesso quello che conta, spiega il protagonista Bruno – che ha il volto di Edoardo Leo – alla moglie, interpretata da Francesca Inaudi, non è ambire al successo, ma semplicemente sognarlo, poterlo sognare. È la storia di chi si commuove nel vedere le premiazioni alle Olimpiadi, pensando ai sacrifici che vi sono dietro. E in questo Bruno/Leo racchiude una parte del sentimento sportivo di Amendola. È la storia di chi deve guadagnarsi tutto, poiché la vita gli ha regalato poco; ma quel poco è tutto e di valore inestimabile: il dono più prezioso è quello della famiglia e degli amici che ti sostengono nei momenti difficili, con cui superare tutte le prove. E magari vincere alle Olimpiadi; anche se per queste persone comuni la vittoria è anche solamente segnare un solo punto per far sentire la propria voce: quella di chi vive ai margini.

E la vittoria è quella di chi sa vedere con occhi nuovi e con uno sguardo diverso alla vita, ai suoi problemi e a quelle che dovrebbero essere le vere priorità. È scoprire insieme che spesso bisogna saper “accostare” e non accelerare, sapersi accontentare e godersi quello che si ha, senza voler “strafare”. Perchè non si deve “cercare di essere diversi da quello che si è”: chi ci vuole bene ci sa accettare per quello che siamo. Per riscoprire, così, l’importanza dell’affetto di un figlio che, pur nella giovane età, sa dare insegnamenti e lezioni di vita fondamentali: è la mossa del pinguino che dà il titolo al film. Quando ci si trova in un terreno estraneo, dove siamo inesperti, per non sembrare impacciati, spaesati, inesperti, incapaci, bisogna fare come il pinguino; se quando cammina sembra buffo e goffo con le sue zampe che tendono ad andare verso l’esterno, e rallentano il suo andamento, per tuffarsi in mare si butta sulla pancia e si lascia scivolare lungo il ghiaccio, riuscendo così ad andare veloce.

È nel momento in cui non si hanno tutte le competenze tecniche che bisogna agire più d’ingegno, d’astuzia e d’intelligenza per riuscire a segnare quel punto. È così che le Olimpiadi invernali di Torino diventano metafora delle olimpiadi della vita, in cui bisogna sapersi destreggiare, con velocità e con onestà, nella giungla della vita sociale e civile: è qui che spesso coloro che sono più onesti restano vittima di “fregature”, anche economiche, da parte di persone senza scrupoli che spesso agiscono cos  solo per il gusto di primeggiare e trionfare. Ma il vero trionfo è vedere i sorrisi e gli applausi di chi ci ama, che ci sostiene dagli spalti, nonostante i nostri limiti e i nostri errori. E Amendola sa quanto la famiglia sia importante; non a caso nel cast ci sono anche la figlia Alessia e la madre, che interpretano una receptionist e la direttrice di un museo.

Barbara Conti

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