martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Come mettere mano alla Carta
Pubblicato il 25-03-2014


Se la Riforma costituzionale non dovrà toccare la Prima Parte della Carta, cioè l’impianto valoriale della nostra Democrazia, e se questa dovrà dunque continuare a imperniare sull’art 49 la forma e il ruolo dei Partiti, non dovrebbe essere impossibile-date le posizioni in campo-individuare l’intreccio utile tra legge elettorale e forma di Governo.

Chi non rinuncia al fulcro del “metodo democratico” e del “concorso dei cittadini a determinare la politica”, dovrà per coerenza puntare ad una soluzione che valorizzi il Parlamento, liberandolo da Regolamenti che lo hanno ridotto a ratificare; e che tuteli il ruolo di garanzia del Capo dello Stato, ivi compreso il potere di scioglimento (art 88). Di conseguenza, assicurando la governabilità con l’elezione diretta del Premier.

I congegni per questa soluzione sono già nella esperienza fatta: l’indicazione del premier si trasformerebbe in elezione; e la legge elettorale pre – mattarellum (DPR 361 /57) recupererebbe l’impianto proporzionale coerente con lo spirito della Carta e con l’espressione della preferenza . A raccordare sia i congegni che le posizioni , interverrebbe l’elezione diretta del Premier al secondo turno nazionale con premio sino al 55%, sulla base delle due candidature avanzate dai Gruppi o dalle Aggregazioni maggiori elette al primo turno. I limiti addebitati al proporzionale plurinominale (il solo che rimarrebbe in campo) spaziano dalla frammentazione della rappresentanza alla corruzione insita nell’acquisto della preferenza.

Su questo secondo difetto, cui si associano spesso anche i brogli, la serie storica delle apposite Giunte parlamentari segnala l’inclinazione al fenomeno nelle grandi circoscrizioni (Mi-Na-Rm…), la dimensione ch’è anche colpevole del quorum ai partiti piccoli (a caso, a Rm , nel ‘ 92,la Rete con il 2,5 %) da cui l’accesso ai resti nazionali. Basterebbe dunque frazionare tali dimensioni per risolvere entrambi i difetti ; con la possibilità anche d’inserire un primo recupero dei resti a livello regionale –prima del collegio unico nazionale- a tutela delle formazioni regionali. In questo contesto, ben flessibile – (atto Camera n.4261 dell’11-10-89), le due preferenze darebbero possibilità effettiva di scelta all’elettore (a differenza dell’uninominale con cui il Partito-Casta impone il suo candidato).

Quali obiezioni potrebbero venire a questa soluzione “indigena”? Soltanto l’opzione per un Sistema diverso, da Formazioni ostili all’art. 49 CC , denunciato come un attentato alla libertà di associazione! Cioè quelle che vorrebbero, nell’occasione, chiudere il loro cerchio consolidando la transizione dal “metodo democratico” al padronale : dell’accaparramento del consenso attraverso metodi emozionali-populistici . Un fenomeno già molto avanzato (il Tatarellum confermato nelle Regioni) ,che si vorrebbe coronare con l’elezione diretta dell’uomo solo al com ando. E qui le responsabilità del Partito che ancora si ritiene tale sono non lievi per numerosi motivi. Non ha applicato autonomamente l’art. 49 e garantito il metodo democratico interno, scadendo nel pericolo di “caste” che scelgono i “propri” iscritti e tentando con le “primarie” un surrogato che sembra ad adiuvandum ; non ha applicato quell’art. negli Statuti delle “sue” Regioni per accreditare da sé le Liste, e non più con firme sempre più spesso false e preconfezionabili contro risultati non graditi; non l’ha difeso dall’accusa strumentale – con cui sembra essersi subito chiuso l’argomento -pur essendo facile ricordare che le libertà nascono da regole e ch’esse concedono sempre un tempo per attivare la vigenza!.

In ballo non c’è soltanto la forma di Governo, ma la nostra Democrazia con il connesso ruolo dei Partiti. È pacifico che la maggioranza del Parlamento attuale non consentirebbe una legge applicativa del 49 (A.C. 4260in attesa dall’11/10/89); ma è altrettanto chiaro che con l’elezione diretta del Capo dello Stato saremmo in un ben diverso regime da quello sancito nella Prima Parte della Carta. Intanto, con l’Unicameralismo si acuisce l’accennato problema dei Regolamenti, rimasti consociativi nonostante la corsa al bipolarismo. La <Redigente> (o emendamenti) in Aula sembra in contrasto con il primo comma dell’art 72, che prescrive l’approvazione “articolo per articolo e con votazione finale; e la <Legislativa> in Commissione, che per il terzo comma dello stesso articolo dovrebbe limitarsi a “casi”, resta sede privilegiata di trasversalismo mascherato . E però, se non si potrà più ricorrere –per correzioni -all’ altra Camera, in quella che resta diventano ancora più necessarie la trasparenza e la fluidità. Per quella efficienza che non giustifichi la decretazione e che ridia dignità e credibilità all’Istituzione!

Concludendo, a parte gli adeguamenti relativi al Premierato e salve alcune sostituzioni concettuali del tipo “la madre e il bambino” (1^ c. del 37) con “genitori e minori”, le Riforme non devono toccare molto, trattandosi di rispettare la lettera e lo spirito della Prima Parte. Nell’ambito di una visione organica che attui e non deturpi il Sistema. Una visione che occorre definire e presentare subito all’opinione pubblica, per la sua partecipazione ad un passaggio storico che implicherà probabilmente il Referendum. Siamo al <discrimine capitale> tra Democrazia della Partecipazione e compimento della degenerazione.

Tra Destra e Sinistra, se questa è chiarissimamente e fermissimamente all’opposto rispetto all’elezione diretta del Capo dello Stato, e testimonia coerenza a tutti i livelli con la Carta. A viso aperto per scelte consapevoli a tutti i livelli. Insomma, non un armistizio, ma una pace … finalmente costituzionale!

Nicola Savino 

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